Sana economia, sinonimo di buona politica?

//   28 luglio 2011   // 0 Commenti

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Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

Più volte ho ragionato sull’importanza strumentale della “rete” e la capacità di movimentare il suo “popolo”. Non a caso, Michael Vittori, in un articolo, al quanto perspicace ed interessante, ci ricorda l’iniziativa promossa da tre ragazzi di Perugia che attraverso Facebook hanno organizzato un evento battezzato “Un milione di firme per ridurre gli stipendi ai politici italiani”. Neanche a dirlo, pare che l’idea abbia raccolto già 700.000 aderenti che si sono dichiarati disponibili a sottoscrivere petizioni varie ed altri se ne stanno aggiungendo a mo di “catena di Sant’Antonio”. Certamente, chi non sarebbe disponibile e favorevole all’abbattimento dei costi dell’onerosa “casta”, quella per eccellenza?.

Il sondaggio preventivo, affinchè non rimanga un mero interscambio di opinioni e sede di confronto, dovrà trasformarsi in una raccolta firme vera e propria. E’ quanto prevede l’iter burocratico e giuridico relativa ad intraprendere l’i iniziativa popolare del referendum abrogativo, che pare sia l’obiettivo prefissato dagli organizzatori. A prescindere, quindi, dal consenso dell’iniziativa dei ragazzi di Perugia, ciò che, a mio parere, sembra interessante è la “sottile” provocazione sottolineata da Vittori che, a suo parere, i nostri politici dovrebbero cogliere .”…l’ovvietà espressa in un sentimento diffuso e procedere al taglio dei costi prima che venga proposto un referendum”. Vittori prosegue, “…passando ad una rivoluzione del sistema nel caso in cui si eliminasse il finanziamento pubblico dei partiti ed della politica, …sarebbe in grado, la politica italiana, di farsi foraggiare dai privati, secondo il modello americano delle lobby che foraggiano le campagne elettorali dei loro candidati a colpi di milioni di Euro?”.

Gli interrogativi ed i quesiti, li ritengo, altamente pertinenti, ancor di più “ovvi”, alla luce della grave crisi economico-monetaria nella quale è piombato il sistema finanziario mondiale, come accertato a ragion veduta. Un’ovvietà disarmante e del tutto giustificata, se diamo uno sguardo altrove, paragonando e confrontando, l’eccessivo divario e la netta differenza tra i costi della politica nostrana con quella Europea. In Germania, ad esempio, cinque anni di lavori parlamentari fruttano agli “onorevoli” un assegno di oltre 7.600 euro per cinque mesi ed una pensione, versata soltanto a 67 anni di età, di 961 euro mensili. In Francia il vitalizio viene corrisposto a 60 anni di età (62 dal 2018) ma non supera i 780 euro. Persino nel Regno Unito la pensione dei parlamentari è più bassa che in Italia, liquidata a 65 ani di età  d oscilla tra i 530 ed i 794 euro al mese. Per carità cristiane e senso della morale, mi astengo dal citare le cifre percepite dai parlamentari italiani!.

A questo punto, tagliare i costi della politica dovrebbe essere non solo “ovvio”, ma “prioritario”, persino, “necessario” e richiesto, in primis, dagli stessi fruitori.

La riforma della politica proposta nel IV secolo a.C. da Platone nella sua “Republica” fa sorridere a confronto. Secondo il filosofo greco la politica è una professione, anzi tra queste è la più difficile. Quindi l’arte del governo deve essere affidata ad esperti, come lo è nel suo ambito il medico, l’architetto, l’avvocato, legittimati e patentati. La professione della politica, invece, viene esercitata da chiunque e se svolta male, le conseguenze sono terrificanti perché danneggia l’intera polis. Occorre – dichiara il demiurgo- che i futuri aspiranti governanti non dispongano né di patrimoni, né di affetti familiari, giacchè il loro potere sia disinteressato.

Or bene, mi rendo conto che l’interiorizzazione e la radicalizzazione della democrazia proposta da Platone appare al quanto eccessiva in un mondo globalizzato ed alleato. L’industrializzazione dei mercati, garantiti da interscambi culturali e commerciali, promossa dai governi nazionali e comunitari, non offre alcuna possibilità alla revisione democratica e la riforma di Platone, non avrebbe alcuna possibilità di riuscita pratica, lo si può ammettere tranquillamente. Ciò che rimane inammissibile e del tutto discutibile è l’approccio al problema dei nostri politici, la loro ritrosia nell’affrontare una questione, come si diceva “necessaria”, “scontata”, rafforzata dalla spinta avviata al piano di tagli dai Presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani. I singoli Parlamentari non denotano la benché minima volontà di collaborare, limitando per primi i benefici e gli indennizzi legati alla carica (auto blu, rimborsi, viaggi e quant’altro).

Sul secondo interrogativo di Vittori, legato al finanziamento pubblico e la possibilità dei partiti di farsi “mantenere” da privati o da lobby di potere economico, avrei delle forti remore in proposito. Se dipendesse da me abolirei senz’altro il finanziamento pubblico, come pure eviterei contatti ed agganci con magnati o “famiglie” facoltose o gruppi di potere che dir si voglia. Le “cose” pubbliche con quelle private non vanno mai d’accordo quando in ballo c’è l’interesse dei cittadini. Ciò non vuol dire che un industriale non possa legittimamente “scendere in campo”, come si usa dire. Affermo solamente un principio basilare che l’autonomia ed il discernimento di giudizio potrebbe non essere neutrale e trasparente nell’ipotesi americana.

I partiti italiani, non sono più centri culturali ed ideologici di un tempo. Non muovono idee e sperimentano proposte come accadeva in passato. Oggi, si sono trasformati. A questo punto, sarebbe meglio ufficializzare il loro ruolo dandogli la possibilità di partecipare con trasparenza ed in modo diretto alla gestione delle imprese o aziende commerciali, facendo i dovuti correttivi statutari. Si pensi a ciò che avviene in America dove il sindacato è proprietario di una forte quota della Chrysler. Un’idea che potrebbe essere un volano per la nostra economia, oltre al fatto che ci farebbe risparmiare molti, ma molti soldi pubblici.


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