Russia, tris di Putin tra le polemiche

//   5 marzo 2012   // 0 Commenti

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Mosca – Lacrime di coccodrillo che celano un dominio ormai assoluto: Vladimir Putin, novello Zar di Russia, rimane saldamente ancorato al suo trono. Nelle elezioni presidenziali di questo weekend, Putin ha vinto a mani basse, al primo turno, sfiorando il 64% delle preferenze, confermandosi per la terza volta al Cremlino. Staccatissimi i rivali:  il comunista Ghennadi Ziuganov si è fermato al 17%, il miliardario Mikhail Prokhorov all’8, Russia Giusta con Sergei Mironov ha raccolto un esiguo 3,8%. Ma dietro le migliaia di bandiere al Cremlino e alle lacrime di gioia dello Zar, spuntano immancabili le polemiche. Si grida – come sempre in questi casi – ai brogli: secondo l’organizzazione non governativa Golos, i dati forniti dalla commissione elettorale sarebbero gonfiati, nel caso di Putin, del 14%. Accusa che parte dal confronto con lo scrutinio parallelo messo in piedi dall’Ong, con sms inviati dagli osservatori ai seggi accreditati al progetto, secondo cui lo Zar avrebbe raccolto in realtà il 50,28% dei voti. Una sensazione confermata dai risultati riscontrati a Mosca. Nella Capitale, il presidente ha raccolto “soltanto” il 47% dei consensi, quota che non gli avrebbe consentito di vincere al primo turno, con alle spalle Prokhorov, che ha raggiunto un lusinghiero 20,21%.

Secondo la maggior parte della stampa russa, la vittoria alle elezioni non darà “maggiore legittimità” al potere di Putin dopo le proteste degli ultimi mesi. ”Elezioni vecchie in un Paese nuovo”, titola Nezavisimaia Gazeta, mentre per Novaia Gazeta, il giornale per cui lavorava Anna Politkovskaia, “si possono truccare le elezioni, ma non si può ingannare il popolo”, sottolineando che il futuro presidente dovrà confrontarsi con la minoranza che lo contesta. In questo contesto vanno lette, secondo gli analisti, le ultime mosse del presidente uscente Dmitry Medvedev. Che ha ordinato alla Procura la verifica della legittimità della sentenza di condanna per Mikhail Khodorkovsky, l’ex magnate del petrolio feroce critico del Cremlino. Il procuratore generale Yuri Chaika dovrà, entro il primo aprile, “analizzare la legittimità e la validità delle decisioni” relative a 32 persone, tra le quali il tycoon e il suo principale socio, Platon Lebedev, che stanno scontando una pena a 13 anni di carcere. Proprio la richiesta di liberare i prigionieri politici era una delle sollecitazioni più pressanti delle opposizioni che hanno organizzato una serie di grandi manifestazioni a Mosca dopo le contestate elezioni legislative del 4 dicembre.


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