Romiti: era un’ illusione poetica

//   29 novembre 2011   // 0 Commenti

cesare romiti

«Mi sembrava illusorio, quasi poetico il presupposto dal quale nacque l’ euro: facciamo prima la moneta unica e vedrete che la sua forza trascinerà tutto, sia l’ economia che l’ unione politica… Purtroppo, e sottolineo purtroppo, ho avuto ragione». Cesare Romiti, presidente onorario di Rcs Mediagroup, ai tempi degli accordi di Maastricht, manifestò tutte le sue perplessità. E furono in molti a ironizzare su una posizione che, per lungo tempo, apparve molto isolata. Lei dice, presidente Romiti, che quell’ euro come base di partenza per il progetto di un’ Europa Unita le sembrò qualcosa di poetico e di illusorio. Come può esserlo una moneta? «Può esserlo proprio perché i fautori di quell’ operazione erano sicuri che, idealmente, la moneta-simbolo avrebbe comportato tutto il resto. Ma nella storia dell’ umanità non è mai accaduto nulla di simile. Sempre il contrario. Cioè le monete uniche sono state le conseguenze di un’ unità politica» Cosa mancava, in quella costruzione monetaria, dal suo punto di vista? «Partivo da una banale considerazione. Non può esistere una moneta unica se alle spalle non ha uno Stato forte che la difenda. Solo così la moneta potrà difendere quello Stato. Sono due realtà inscindibili: non c’ è Stato forte senza moneta forte e viceversa…In poche e semplici parole: occorreva avviare un meccanismo diametralmente opposto. Prima consolidare l’ Europa, “farla” materialmente. Essere insomma sicuri che ci fosse una vera Unione. E poi, alla fine, come obiettivo conclusivo, l’ approdo alla moneta unica» Qual è il limite dell’ attuale Europa? «Molto semplice. l’ Europa di oggi è un’ aggregazione di singoli Stati. Sopra di loro ci sono solo alcune commissioni, prive di un potere reale ed efficace» E allora come se ne esce»? «Se ne esce con la realizzazione di un’ Europa politicamente unita. Con un governo centrale dotato di strumenti adeguati ed indicato da vere elezioni politiche a suffragio universale. Ma questo progetto richiede un sacrificio da parte di tutti gli Stati. Ovvero la cessione di quote di autonomia. Di sovranità nazionale. Solo così lo squilibrio potrebbe essere corretto. In fondo, in Italia c’ è uno Stato centrale, esistono le regioni, i comuni, gli altri enti locali. Ciascuno ha il proprio ambito. Lo stesso dovrebbe avvenire tra l’ Europa e i singoli Stati nazionali membri. Naturalmente c’ è da chiedersi se, per esempio, un colosso come la Germania sarà disposto a rinunciare a una fetta della sua autonomia. E lo stesso mi chiedo della Francia….Forse qualcuno è stato più lungimirante di tutti gli altri» A chi si riferisce? «Per esempio alla Gran Bretagna, che ha mantenuto la propria moneta. Il Regno Unito fa parte dell’ Europa ma non ha adottato la sua moneta. Noi, tutti gli altri, ci siamo infilati in una gabbia dalla quale non è più possibile uscire» Quali fette di sovranità nazionale dovrebbero cedere gli Stati all’ Europa? «Penso alla politica estera. Alla politica fiscale. A leggi e norme uguali per tutti. Un po’ come avviene negli Usa» Lei ha citato la scelta della Gran Bretagna con il suo mantenimento della sterlina. Le sembra verosimile la fine dell’ euro e il ritorno alle monete nazionali? «Io che ho avuto tante perplessità, dico che la fine dell’ euro sarebbe una tragedia, una iattura continentale e mondiale. Molto più logico affrontare i sacrifici che ho detto. C’ è chi pensa a un doppio euro. Ma anche quella mi sembra una soluzione complicatissima. Molto meglio, più realistico e anche più logico costruire questa benedetta Europa…».

Paolo Conti


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