Romania: si accende il dibattito sul nuovo modello amministrativo

//   7 luglio 2011   // 0 Commenti

nuove regioni romene

 

nuove regioni romene

la carta con le nuove macro-regioni

La politica romena sembra aver intrapreso la strada della riforma dell’assetto amministravo. L’attuale impianto di governo locale prevede l’esistenza di 41 contee, ed il governo centrale senza nessun altro livello intermedio. Le forze politiche stanno discutendo di un nuovo possibile schema che prevede l’introduzione delle regioni o macro regioni, accorpando in quest’ultime le diverse contee. Sul tavolo della discussione esistono almeno tre differenti progetti di riforma, che dovrebbe essere di rango costituzionale non prevedendo la Carta l’esistenza di questo livello amministrativo.

Il partito di maggioranza relativa e a capo della coalizione di governo, il Partito Democratico Liberale, vorrebbe introdurre sette regioni con una “capoluogo” ciascuna e riservare alla area metropolitana di Bucarest uno statuto speciale assimilabile a queste. Il progetto prevede che ci sia una vera “sostituzione” delle attuali contee con le future regioni alle quali verrebbero trasferiti tutti i poteri oggi previsti per i sindaci, per i consigli provinciali e per le prefetture con l’obiettivo di razionalizzare la spesa pubblica e di accentrare in un unico “polo regionale”  tutte le decisioni sugli investimenti pubblici compresi gli eventuali fondi strutturali europei, che ammonteranno a quasi 10 miliardi di euro, quando tali fondi saranno messi a disposizione dalla Commissione Europea per le regioni in via di sviluppo nel triennio 2013/2015. Come ha ricordato il premier Emil Boc “ il fatto che le nostre contee sono piccole, impedisce di attrarre direttamente i soldi messi a disposizione dall’Unione Europea. Per richiedere i fondi europei devono avere una popolazione media di 2,8 – 3 milioni di abitanti ”, Boc ha poi proseguito aggiungendo che: “La politica attuale non consente di aiutare maggiormente coloro che sono in difficoltà. In una politica regionale più ampia, è possibile allocare un investimento in una zona più ampia dell’attuale contea creando, cosi, molti posti di lavoro “. Un problema che potrebbe nascere con questo modello è che ci si troverebbe ad avere regione in cui insistono aree troppo diverse tra loro sia per grado di sviluppo ché per problematiche locali che mal si integrerebbero con il risultato di rendere più difficile adottare una equa politica di investimenti e di sviluppo sostenibile comune.

La proposta dell’altro partito di maggioranza, l’UDMR, che rappresenta la minoranza magiara che è molto forte soprattutto nella zona del nord ovest del Paese, invece mira ad una riorganizzazione meno radicale che possa prevedere anche la nascita della “regione magiara”, richiesta considerata irrinunciabile per mettere in cantiere la riforma come ha dichiarato il presidente del partito magiaro UDMR, Kelemen Hunor quando intervistato sull’argomento ha risposto: “su questa ipotesi non possono aspettarsi aperture di sostegno. Questo modulo non può essere sostenuto da noi. Le sole otto regioni non possono essere accettate dal nostro partito”. L’idea consta nella creazione di 16 microregioni senza che vi sia, però, un vero trasferimento di potere decisionale in capo alle nuove entità perche rimarrebbero molte delle competenze attuali nelle disponibilità degli attuali consigli cittadini e provinciali.

La terza ipotesi in materia che è stata presentata dall’USL, la nuova formazione nata dall’alleanza tra il partito socialdemocratico PSD e quello liberale PNL, prevede sempre le otto regioni come proposto dai liberaldemocratici ma come livello intermedio tra le attuali contee ed il governo centrale con il trasferimento delle sole competenze di indirizzo della politica di sviluppo economico delle aree in oggetto. In questo progetto di riforma si inserisce anche l’idea di trasformare il senato della Repubblica in senato delle regioni. Quest’ultima proposta però va in contraddizione  con quanto espresso dai cittadini con il referendum del dicembre 2009 quando su proposta del Presidente della Repubblica, Traian Basescu, si espressero a favore di un parlamento monocamerale e per la riduzione dei parlamentari di oltre il 50 per cento rispetto agli attuali. I leader della coalizione di centrosinistra hanno indetto tra i dirigenti e militanti dei rispettivi partiti una consultazione per verificare l’opportunità di iniziare un dialogo con i partiti di maggioranza. Crin Antonescu, leader della formazione liberale PNL, ha dichiarato che: ”se conquisteremo, in prospettiva, la maggioranza penso che dovremmo rispondere positivamente a una proposta di dialogo. Se la prospettiva, invece, è quella di restare all’opposizione anche dopo le elezioni del prossimo anno, allora vorrà dire che non siamo interessati al futuro del paese ne pronti ad assumerci la responsabilità di governare e quindi dovremmo rigettare la proposta di dialogo”. Nelle prossime settimane ci saranno molteplici occasioni di discussione sul tema così da arrivare alla sessione parlamentare del prossimo autunno con proposte concrete che possano davvero rispondere alle esigenze della collettività e non solo agli interessi dei partiti politici. La sfida delle riforme è una di quelle partite in cui si valuta la capacità di attuare i programmi e la credibilità di un governo in carica e  sulla quale si misura la forza propositiva della opposizione. Solo con il coraggio di decidere si può continuare ad essere classe dirigente di un Paese.


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