Romania: economia in chiaroscuro con segnali di ripresa

//   1 luglio 2011   // 3 Commenti

dacia duster

dacia duster 300x218

La Dacia Duster è il simbolo della ripresa economica romena

La Romania sembra aver imboccato la via della ripresa e sembra essersi lasciata alle spalle la più grave e profonda crisi economica dalla seconda guerra mondiale ad oggi.

Con la pubblicazione dei dati sul prodotto interno lordo del primo trimestre, che hanno visto una crescita dello 0,6% sul precedente, il paese è uscito “tecnicamente” dalla recessione, infatti dopo 9 trimestri negativi si ritrova il segno positivo.

Da un punto di vista analitico la crisi ha avuto dimensioni, ovvero profondità e durata, decisamente importanti per una economia performante come era stata quella romena fino al 2007 arrivando a perdere anche l’ 8,9% nel 2009, non va dimenticato, però, che stiamo parlando di un paese ancora in fase di sviluppo e quindi più esposto ai cicli macroeconomici globali.

Un elemento di forte traino dell’economia è stato il comparto dell’export che, grazie ad un andamento favorevole del corso valutario della moneta interna, si è fatto carico di guidare la ripresa grazie anche allo straordinario caso della Dacia Duster, il suv low cost, che nel Q1 ha fatto segnare un balzo del 500% delle vendite destinate ai mercati esteri.

Gli altri due comparti che sembrano mostrare segni di grande vitalità sono quelli delle energie rinnovabili e delle costruzioni. Complice la prossima approvazione da parte della Commissione Europea della legge sugli “incentivi verdi” che premia decisamente chi investe nel settore delle rinnovabili sono tornati ad affacciarsi sul mercato i più grandi player energetici mondiali portando, di conseguenza, ingenti investimenti che si possono stimare in oltre 7 miliardi di euro per il prossimo triennio.

Il comparto delle costruzioni ha vissuto un vero e proprio rally che sembrava destinato a terminare con l’esplosione della bolla immobiliare di fine 2007 quando di colpo il mercato si è bloccato ed i prezzi sono caduti anche fino al 50% rispetto al loro valore iniziale. Oggi il termometro sembra volgere al sereno anche alla luce dei primi dati sulle vendite delle materie prime destinate al settore  che vedono segni di forte ripresa inducendo i produttori a mettere in cantiere la costruzione di nuovi impianti per riuscire a soddisfare la sempre crescente domanda che sembra destinata a consolidarsi nel prossimo futuro come conseguenza della ripresa degli investimenti, soprattutto stranieri, per nuovi complessi residenziali specialmente nell’area di Bucarest che da sola viene valutata oltre il 45% dell’intero mercato immobiliare interno.

Un ulteriore impulso alla crescita potrebbe essere dato dalla legge del mercato del lavoro appena modificata in un’ottica di maggiore flessibilità e più adatta alle esigenze di una economia ancora fragile. È stato introdotto il sistema del contratto individuale di lavoro al posto del contratto collettivo nazionale, la contrattazione a livello aziendale, la figura del contratto a progetto,  ampliati i termini di apprendistato e facilitate le regole di assunzione e licenziamento.

Nonostante il “sentiment” percepito induca all’ottimismo essendo supportato anche dalle stime di crescita fornite sia dalla Banca Centrale che dal FMI e Commissione Europea che individuano un più 1,5% su base annua, rimangono ancora molte zone grigie che potrebbero rallentare la ripresa se non addirittura farne invertire la rotta.

Le zone grigie: inflazione, tasso di cambio e mancanza di liquidità

I principale problemi che affliggono l’economia romena sono l’eccessivo tasso di inflazione che ormai è stabilmente oltre l’otto per cento, l’alto grado di volatilità del tasso di cambio e la mancanza di liquidità sul mercato figlia soprattutto delle sbagliate politiche di credito al consumo attuate dalle banche negli anni scorsi.

L’inflazione resta uno dei più grandi problemi globali a livello macroeconomico da risolvere per cercare di dare una ”spinta” ai consumi interni. Nel marzo 2010 complice la richiesta perentoria del FMI, pena il congelamento dei prestiti concessi, il Governo ha innalzato l’aliquota IVA di 5 punti portandola al 24% gravando l’economia di una inflazione “politica” stimabile in un 2% con la conseguenza di ridurre il potere di acquisto dei salari. Il contemporaneo apprezzamento sui mercati internazionali di beni come il petrolio, il gas, i prodotti agricoli ed alimentari, che in alcuni casi sono più che raddoppiati, ha accresciuto il livello di inflazione di un ulteriore punto con il risultato che a settembre 2010 il tasso ufficiale si è attestato all’otto per cento rispetto al precedente 5%. Un balzo di oltre tre punti che ha di fatto “congelato” la domanda interna. Le previsioni fornite dalla BNR indicano un sostanziale mantenimento del livello attuale almeno per l’anno in corso ed un suo graduale riposizionamento intorno a quota 5% per il 2012.

Il corso valutario negli ultimi dodici mesi è stato esposto a grandi fluttuazioni che hanno, a seconda delle fasi, influenzato particolarmente la bilancia commerciale con l’estero. Il range di oscillazione si è mantenuto tra i 4 ed i 4,5 lei per ogni euro attestandosi oggi sul cambio dei 4,15. Esistono due correnti di pensiero circa il reale valore della parità di cambio rispetto all’euro che sinteticamente può essere raffigurata nelle analisi fornite dall’associazione delle banche straniere che indica in 4 – 4,1 lei/euro tale valore e quella fornita dalla associazione degli industriali romeni che individua in 4,6 – 4,7 un corso ottimale per dare un ulteriore impulso all’export ed agli investimenti stranieri ma che, però, avrebbe ripercussione su tutti i prodotti esteri destinati alla piazza interna.  La Banca Centrale sembra mantenere una posizione neutra circa il tasso di cambio, dopo che nel 2010 aveva contrastato l’eccessivo apprezzamento intervendo direttamente sul mercato, mentre ha assunto un maggiore controllo sulla volatilità che potrebbe influenzare negativamente le aspettative ribadendo che non rientra nelle sue intenzioni attuali fare interventi sul mercato per modificare artificialmente il tasso di cambio ma che eserciterà solo un controllo sulla sua eccessiva volatilità.

Il capitolo del credito al consumo è stato un fattore di forte criticità del sistema che ha influito negativamente sulle prospettive di crescita della economia reale “drogandone” nei fatti i reali valori fondamentali. La politica adottata dalla maggiori banche è stata quella di aprire eccessivamente alle richieste di micro credito che arrivavano dal mercato offrendo ai clienti tassi variabili in euro che con l’ingresso nella recessione e con l’acuirsi delle tensioni sui tassi di interesse e di cambio hanno reso di fatto impossibile il pay back delle rate. Su indicazione della BNR e del FMI si è innalzata al 40% la quota obbligatoria di riserva bancaria togliendo  ulteriore liquidità dal mercato, che solo recentemente è stata riposizionata al venti per cento. Il mondo bancario, secondo le primi analisi disponibili e forse memore dei passati errori, sta destinando questa nuova massa monetaria disponibile principalmente al credito corporate con l’intento di supportare la attuale fase espansiva della economia. Il tasso ufficiale di riferimento si attesta oggi al 6,25 che si proietta in un 8 per cento per i “prime rate” e intorno al 9,5% per gli altri finanziamenti.  La sfida alla quale sono chiamate le banche è quella di agevolare gli investimenti delle aziende da un lato ma anche di supportare la domanda interna favorendo un normale processo di spesa secondo le reali possibilità del singolo limitando, possibilmente, l’utilizzo delle carte di credito magari favorendo le “revolver” e verificando rigorosamente i criteri per concedere affidamenti e finanziamenti. Nel passato bastava presentare la carta d’identità e un semplice statino dello stipendio o della pensione e magicamente venivano concessi migliaia di euro pronti per essere spesi per vacanze, autoveicoli e beni superflui senza valutarne concretamente i rischi  pur di raggiungere gli obiettivi di crescita e di clientela richiesti dalle sedi centrali.

Le prospettive e le condizioni per tornare ad essere una “tigre” esistono nei fatti ma si deve saper coniugare la capacità e soprattutto la volontà politica di indirizzo con i sempre più stringenti criteri di valutazione internazionali per non prestare la sponda alla speculazione che dopo i recenti casi di Irlanda, Portogallo e Grecia rimane sempre in agguato per colpire le fragili economie europee.  Il secondo trimestre di quest’anno saprà fornire indicazioni più concrete circa la ritrovata salute dell’economia romena chiarendo se si è trattato solo di un flebile fuoco di paglia o se diversamente si sono poste le basi per una crescita duratura e sostenibile per il futuro.


Articoli simili:

3 COMMENTS

  1. By costel, 9 agosto 2017

    vorrei far parte in modo gratuito del vostro sito web datemi un account dell vostro admin perche possa postare liberamente le news fresche

    Rispondi
    • By Michael Vittori, 9 agosto 2017

      Salve

      proprio perché la politica del nostro quotidiano si basa sul giornalismo partecipativo e la collaborazione di tutti, le abbiamo inviato via mail i dati e le specifiche per scrivere nel nostro sito.

      Attendiamo a breve il suo prezioso contributo
      un saluto
      La Redazione

      Rispondi
  2. By dorina elena suciu, 9 agosto 2017

    Si possiamo sperare

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *