Allarme siccità in Romagna. A cosa serve un accordo sul clima entro il 2015?

//   12 dicembre 2011   // 0 Commenti

siccità romagna

Durban – Abbracci, volti commossi, strette di mano. A Durban, sede dell’annuale conferenza ONU sul clima, c’è soddisfazione per il raggiungimento di un accordo sul clima. Un’intesa faticosamente trovata dopo ore, giorni di estenuanti trattative tra i paesi più “ambientalisti” – UE, piccole isole e buona parte dei governi africani e dell’America latina – e il cartello dei maggiori inquinatori del pianeta - Cina, Stati Uniti, Brasile, India, Filippine. Un accordo vincolante e immediato, penserete voi. Macché.

In Sudafrica abbiamo assistito al solito desolante ‘spettacolo’. L’accordo per il quale tanto si è discusso è un piano che verrà definito soltanto entro il 2015 e diverrà operativo dal 2020. Dunque, nessuna misura immediata e tanti punti interrogativi. Ma come abbiamo ripetutamente ribadito e scritto, il clima non può aspettare. E per smentire quanti affermano che, sull’onda dell’eccessivo allarmismo, non ci sono prove scientifiche sul global warming, a quanti non sono bastati i recenti disastri ambientali in Italia e nel mondo, portiamo un esempio di casa nostra, che riguarda chi vi scrive in prima persona.

Fino al 31 maggio dalle 8 alle 21 di tutti i giorni è vietato il lavaggio di cortili, piazzali, veicoli, innaffiamento giardini, orti e prati. Senza limite di orario, non si potranno riempire piscine, fontane ornamentali, vasche da giardino e il funzionamento di fontanelle a getto continuo (il funzionamento di fontane pubbliche o private è consentito solo se dotate di apparecchiature per il ricircolo dell’acqua). E’ escluso dalle limitazioni il consumo di acqua oggetto di contratti di somministrazione per attività imprenditoriali. Per i trasgressori le sanzioni andranno da 25 a 500 euro“. Questa è l’ordinanza emanata, su indicazione della Protezione Civile, dalle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini del 26 novembre scorso. In Romagna è allarme siccità, la terra del Passatore rischia di rimanere senza acqua. Non stiamo parlando del deserto del Sahara, bensì di Italia, per altro del centro nord. In Romagna stiamo vivendo uno degli autunni più caldi della storia, e di pioggia manco l’ombra. E’ scattato così l’allarme alla diga di Ridracoli (il bacino d’acqua artificiale che si occupa dell’approvvigionamento idrico di tutta la Romagna), già sotto osservazione da tempo. Certo, ci sono da considerare fattori quali i fenomeni di subsidenza diffusi, lo sviluppo eccessivo del sistema del consumo rispetto alle risorse attuali, il caldo record dell’autunno. Ma la siccità si presenta non come fenomeno eccezionale una tantum, bensì come componente strutturale, organica al territorio, aggravata dalla mancanza di precipitazioni. Se si osserva la mappa delle portate idriche dei fiumi in E – R, disegnata dall’ ARPA (Agenzia Regionale per l’Ambiente), si vede come quasi dappertutto siano segnate in rosso, cioè sotto il livello di guardia, la portata media calcolata sulle serie storiche. Ma non è un fenomeno che affligge solo le regioni del centro Italia. La siccità sta toccando anche la Francia: il bilancio idrogeologico del 2011 è deficitario del 10% in media, con dei picchi oltre il 25% in alcune regioni come la Charente, o la Dordogna.
Nelle campagne romagnole le gemme spuntano a dicembre. Ma il futuro è tutto fuorché rose e fiori. Forse a Durban non se ne sono ancora accorti.


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