Peggio la toppa del buco

//   20 luglio 2011   // 0 Commenti

Questa voglia di licenziare l’attuale premier nasce dalla volontà persistente di porre fine ad un governo che ha sì dilazionato le riforme, ma perché condizionato – com’è sempre stato- dalla carenza di risorse finanziarie. L’unica cosa che preoccupa è il dopo: l’opposizione, composta di agglomerati partitici sempre in lite tra di loro, non presuppone alcunché di risolutivo e soprattutto di costruttivo. La voglia di mandare a casa il premier dovrebbe essere confortata da una prevedibile soluzione del problema con un governo in grado di governare un Paese difficilmente governabile in condizioni normali, e non con un’armata Brancaleone che dovrebbe essere formata dal diavolo e dalla croce. Non c’è nell’opposizione un solo partito d’accordo con l’altro, o che sia disposto a formulare un programma comune da presentare ad un Paese già in bilico per situazioni finanziarie drammatiche e con un debito pubblico spaventoso, salito oggi alla cifra incredibile di 1.987 miliardi di euro, circa due milioni di miliardi di vecchie dirette. Il che, in parole povere ci costringe a pagare oltre 80 miliardi l’anno di interessi. Abbiamo visto che cosa siamo costretti a fare per trovare 48 miliardi per sistemare la nostra posizione nei confronti dell’Europa, e lo facciamo condannando i redditi popolari a decurtazioni pazzesche, poiché i provvedimenti del governo aumentano di circa mille euro l’anno la spesa delle famiglie, anche quelle degli otto milioni di poveri dichiarati dall’Istat. Lo vogliono cacciare, anche con ignominia, ma quando si vuole licenziare un dipendente che non ci soddisfa o ha poca voglia di lavorare, occorre trovarne uno che ne abbia, ma soprattutto che sappia quel che deve fare e come lo deve fare. E qui siamo invece nella posizione che il raggruppamento delle forze politiche d’opposizione che dovrebbe formare un governo, non si trova d’accordo neppure nel proporre una coalizione di politici con idee affini. Quindi meglio, molto meglio restare come siamo che avere un conglomerato di partitini l’un contro l’altro, armati ed in conflitto permanente tra di loro. Tutto sommato dobbiamo pregare il cielo che questa maggioranza continui a governare sino a fine legislatura sperando nel frattempo che le forze politiche autenticamente liberali ritrovino il filo conduttore per una campagna elettorale in grado di proporci uomini preparati per affrontare le mille difficoltà che ci attendono, e che siano in grado di risolverle a beneficio dell’intero Paese. Altrimenti sarà come dicono in veneto, “pexo el tacon del buso”.

silvio berlusconi

Silvio Berlusconi


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