Rinviata al Consiglio d’Europa la decisione sull’ingresso nello spazio Schengen

//   26 settembre 2011   // 0 Commenti

noschengen

schengen

Spazio Schengen con Romania e Bulgaria

La soluzione trovata nella riunione dei ministri dell’interno dell’Unione Europea tenutasi la settimana scorsa è stata quella di un compromesso per evitare che si arrivasse ad un voto che avrebbe visto l’Olanda e la Finlandia esercitare il diritto di veto innescando una crisi a livello politico. La Romania e la Bulgaria dovranno attendere ancora qualche settimana per l’adesione al trattato di Schengen quando il Consiglio dei capi di stato e di governo previsto per metà ottobre affronterà il tema e prenderà, probabilmente, una decisione in merito. Se così non fosse e continuassero le resistenze olandesi e finniche allora la sola strada percorribile sarebbe quella di portare la questione o nella commissione affari europei o direttamente nel plenum del parlamento europeo, dove dovrebbe esserci una schiacciante maggioranza favorevole all’adesione dei due paesi balcanici.

Nell’ultimo anno la Romania ha fatto notevoli sforzi riuscendo a soddisfare a pieno tutte le condizioni  necessarie all’adesione al trattato sulla libera circolazione di merci e persone all’interno dello spazio comune europeo, rafforzando i controlli su criminalità, corruzione e soprattutto sulle dogane ritenute il vero punto debole del paese considerando poi che sia la Romania che la Bulgaria sono l’ultimo bastione dell’Europa orientale. Non avere il totale controllo delle frontiere verso i paesi extra Ue comporterebbe molti rischi sia per i possibili traffici illeciti  quanto per l’immigrazione clandestina che avrebbero gioco facile nello sfruttare questa lacuna.

A questo punto la soluzione della crisi deve essere politica perché a seguito delle manifestazioni di appoggio e dichiarazioni circa il voto a favore da parte della maggioranza dei leader europei non si può più rimandare una decisione che avrebbe molti più benefici che svantaggi.

Una ipotesi che potrebbe essere proposta dalla presidenza di turno polacca è quella di un’adesione in due fasi: da subito aperture delle frontiere marine ed aeree ed in un secondo momento di quelle terrestri. Questa soluzione potrebbe far venire meno i veti ipotizzati perché limiterebbe, di fatto,  la mobilità della forza lavoro diluendo nel tempo la pressione circa l’ingresso nel mercato comune di migliaia di lavoratori che andrebbero a competere, con condizioni di vantaggio, nei diversi mercati interni agli stati membri.

Da registrare le prime ripercussioni sulle relazioni bilaterali principalmente con l’Olanda che non appena ha dichiarato, per voce del suo ministro degli interni, la propria contrarietà all’apertura delle frontiere per la Romania e per la Bulgaria si è vista bloccare nelle dogane romene tutti i carichi entranti di fiori con la “motivazione” di dover eseguire controlli circa la presenza di un batterio dannoso. Le smentite, circa la correlazione dei due fatti, arrivate puntuali non sembrano però aver convinto gli osservatori.

Il Presidente Basescu nel corso di un’intervista televisiva ha dichiarato che, come capo dello stato, si assume le colpe del mancato ingresso del paese nello spazio Schengen sottolineando come  la diplomazia abbia i propri limiti e come i due governi di Olanda e Finlandia abbiano tenuto un comportamento anti-europeo. Sostegno importante alle posizioni della Romania e della Bulgaria, invece, è arrivato dal ministro degli interni della Polonia Jerzy Miller che, in qualità di presidente di turno, ha ribadito come già da aprile scorso tutte le condizioni erano state adempiute con successo e che è venuta meno la promessa fatta ai due pasi nel momento dell’adesione all’Unione circa il loro ingresso nello spazio Schengen una volta rispettate le condizioni imposte.

L’Europa ha senso solo se vi è una piena condivisione dei programmi e delle politiche che non possono essere piegate agli interessi di alcuni partiti che sono attualmente al governo di alcuni paesi. Opinione comune di molti osservatori è che debba essere rivisto il  principio della unanimità perchè con l’Unione a 27 risulterà sempre più difficile far coincidere gli interessi nazionali con gli interessi comuni.


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *