Rimini, Sindaco Gnassi: “51 milioni per l’equità, la coesione sociale e i progetti”

//   27 gennaio 2012   // 0 Commenti

gnassi 300x167Crisi economica e tenuta della coesione sociale“: questo l’ordine del giorno al consiglio comunale di Rimini, dove è stato affrontare uno dei temi caldi del momento. Ecco l‘intervento del Sindaco Gnassi.

“L’organizzazione dei tempi dei lavori di questa sessione aperta del Consiglio mi costringerà ad una certa sintesi e magari non coprendo tutte le questioni che andrebbero affrontate. Ma lo scopo di questa Seduta, per me, per noi, per la giunta e credo di poter dire quello dell’intero Consiglio Comunale è quello di ascoltare.

Pertanto credo opportuno dichiarare immediatamente cosa NON sarà questo intervento: non sarà un consueto brodo condito da impegni generici e altrettanto indistinte enunciazioni di principio o un elenco delle cose avviate fatte o in cantiere. Se la matrice politica di questa Amministrazione comunale è quella di sgombrare il campo da facili illusioni e qualche ipocrisia, in linea e coerenza con quel robusto paletto etico piantato lo scorso agosto proprio a Rimini dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la necessità di ‘parlare un linguaggio di verità’ scaturisce urgente e inaggirabile allorché davanti si presenta l’argomento chiamato crisi economica. O, per meglio dire, nel nostro caso ‘crisi economica e tenuta della coesione sociale’. Affronterò tra poco il senso di quell’indicazione- non dovuta né formale- circa lo stretto rapporto che corre tra anossia finanziaria e solidità complessiva della comunità riminese.

Giudico il confronto odierno parte integrante delle linee guida di mandato presentate e approvate in questa sede non più tardi di sei mesi fa.

Allora eravamo stati facili profeti circa l’impatto sulle famiglie e sulle imprese riminesi della drammatica congiuntura nazionale.

Avevamo sintetizzato: una cisi finanziaria diventata crisi economica e quindi crisi di Stati e di Continenti.

Avevamo detto: una crisi a tutti gli effetti strutturale e non ciclica e che quindi interroga tutti sul modo in cui fino a qui si è generato valore, ovvero sul modello di sviluppo consumistico-quantitativo (brutalizzando legato al petrolio per chi ce l’ha e al mattone per tutti), che dal dopoguerra ad oggi ha garantito la generazione di ricchezza e benessere delle economie occidentali.

Avevamo concluso: è dentro questo scenario che l’Italia, l’Emilia Romagna, noi Rimini, territorio più dinamico di altri, siamo chiamati a confrontarci uno scenario che Qualche analista non esita a definire questo momento come il più duro e drammatico affrontato dal Paese e, aggiungo io, dagli Enti Locali nell’età repubblicana. Paghiamo, tutto in una volta, il conto salato per le pigrizie, le furbizie, il galleggiare aspettando sempre e comunque ‘lo stellone’. Invece dello Stellone c’è un debito Pubblico che fa sprofondare il Paese in una crisi inedita. Paghiamo soprattutto l’incapacità strutturale di riconoscere e far crescere a sistema produttivo e economico i nostri ineguagliabili talenti, paghiamo il non premiare merito e innovazioni ma rendita e corporazioni.

La crisi assale i cittadini e gli Enti locali. Ma la crisi che si sente al Tg , che si legge sul quotidiano nazionale, si tocca con mano dentro e dietro casa, nelle strade che ti portano al lavoro o a scuola. Qui dove di fatto poi abitiamo, è qui, nel perimetro del comune, che si scaricheranno gli effetti reali della crisi. I Comuni, e quindi il Comune di Rimini, diventano gli avamposti dei servizi, della coesione sociale e della tenuta di civiltà entro cui le famiglie, le imprese, i bambini, gli anziani cercheranno rifugio, sostegno, conforto.

Ma, di converso, sono proprio gli Enti pubblici territoriali vittime di un accanimento finanziario che raggiunge il suo apice proprio ora, dopo 10 anni di continui colpi e assalti da parte di un ottuso e irresponsabile centralismo. Esplodono i bisogni, aumentano le aspettative diminuiscono radicalmente le risorse. In questo scarto risiede il principale problema di chi fa amministrazione.

Quello che sei mesi fa non potevamo immaginare, o meglio per timore non volevamo immaginare, era che il nostro pessimismo fosse in realtà venato da un inguaribile ottimismo. Il secondo semestre del 2011, metaforicamente, è stata la bufera che si è abbattuta sul Paese con un’intensità mai registrata a queste latitudini. Due manovre Tremonti, dimissioni del Governo Berlusconi, incarico al Governo tecnico presieduto da Mario Monti, e ancora manovre e provvedimenti economici e finanziari che planeranno con la forza di un jet nella porta di casa, nella vita di milioni di famiglie italiane e che ancora non sono finiti stando allo spostamento previsto a giugno per l’approvazione dei bilanci comunali previsto dal decreto milleproroghe.

E su questo che, a Rimini, siamo chiamati adesso a confrontarci. Ed il confronto, prima di tutto, si fa sui numeri: secondo il Cerved, dal 2009 ad oggi in Italia si sono persi 300 mila posti di lavoro e, nel solo 2011, sono stati oltre 12 mila i fallimenti delle piccole e medie imprese. E’ Prometeia quindi che, riguardo all’economia dell’Emilia Romagna, avverte: stando così le cose, se non si adotteranno politiche forti e condivise di sostegno e di accompagnamento, solo il 65% delle imprese presenti sul mercato sopravvivrà mentre il restante 35% sarà a fortissimo rischio di scomparsa dalla scena economica e con esse la scomparsa dei posti di lavoro che fin qui hanno garantito.

Cominciamo da qui, da questo luogo fisico- il Consiglio comunale- il confronto non tanto e non solo tra le forze politiche della città ma dell’intera classe dirigente diffusa della comunità riminese. Come accadeva un tempo, allorché il rintocco della campana civica chiamava a raccolta la cittadinanza nell’imminenza di un grave accadimento, oggi questa può diventare la sala nella quale si condividono le idee e le responsabilità. In un processo aperto con la società riminese chiamata ad esserci, a proporre idee e a svilupparle. Proprio perché da questa sala esce anche la consapevolezza che il tema della rappresentanza di chi rappresenta chi è un tema di tutti e anche di noi che siamo qui.

La prima proposta: facciamo diventare un appuntamento fisso quello di oggi. Una sorta di stati generali Riminesi.

Del resto la storia recente e passata del nostro Paese è contrassegnata da fasi in cui alla crisi del sistema Paese la tenuta è stata garantita dalle dinamiche espresse dalle comunità locali.

Certo quella di oggi è una fase di crisi eccezionale e, per le sue caratteristiche, nuova. A differenza del passato siamo chiamati a contrastare “nemici” di cui non conosciamo il volto e che i mezzi di comunicazione definiscono “mercati”. Siamo stati costretti ad imparare velocemente termini come spread e speculazione sui debiti sovrani, ma ancora la maggior parte dei cittadini coinvolta dalla crisi non ne identifica le ragioni e soprattutto sembra non percepire vie d’uscita. Il vero rischio è quello di restare annichiliti da questa situazione e non reagire.

Se non vogliamo essere travolti occorre invece che rinserriamo i ranghi della nostra Comunità a partire appunto dalla classe dirigente diffusa.

Questo spiega il perché della scelta di affiancare al tema della crisi economica quello della coesione sociale. La prima non si supera se non si rinsalda la seconda. E se fino all’altro ieri parlare di coesione sociale era quasi una consuetudine un po’ formale visto che la carne delle vacche grasse riempiva comunque la pancia, ora essa diventa un obiettivo non scontato e di non facile raggiungimento: senza le risorse per tenere unito il tessuto socioeconomico di un territorio, occorre ritrovare nel profondo di noi stessi le ragioni per riconoscerci in quella cosa chiamata bene comune. Che poi è riconoscere in chi ti sta vicino il compagno di viaggio di cui hai bisogno, dovendo affrontare una strada zeppa di ostacoli e tormentata dalle intemperie. Perché è chiaro che è quanto mai necessario affermare un principio: non ci sono più eroi o capri espiatori, c’è una situazione di pericolo che richiama ognuno di noi, nelle rispettive sensibilità e ambiti di lavoro, ad assumere in quota la parte la sua risoluzione. Cosa serve? Credo la più semplice delle formule: che ognuno faccia la propria parte.

La propria parte amministrativa, economica, politica, sociale, culturale, fiscale. Dunque per il Comune, per le associazioni di categoria, per partiti, per le organizzazioni sindacali, per la rete associazionistica.

Questa amministrazione comunale, alla luce del mandato consegnatole dai cittadini, sa che è proprio ruolo e prerogativa concertare, definire, realizzare con la città progetti e programmi che abbiano l’obiettivo di innalzare la qualità complessiva della vita, salvaguardando l’interesse collettivo. Ma il collante di tutto ciò non può che essere un principio: l’equità. L’amministrazione comunale di Rimini riconosce nel principio dell’equità una linea politica, un metodo di governo, un caposaldo organizzativo.

Equità che deve essere coniugata sia sul fronte dell’impiego delle risorse che sul fronte del reperimento delle stesse.

L’altra parola è CORAGGIO. Il coraggio che serve per essere protagonisti di un nuovo modello di sviluppo a rimini. Il coraggio di tenerci le radici, della città romana, rinascimentale, della guerra, della ricostruzione della città, dell’internazionalizzazione, dei grandi volani del Palas, della Fiera, dell’aeroporto, dell’Università e dell’Ospedale.

Ma anche il coraggio di scommetere su l’avvio di nuovi efficaci solidi progetti e interventi urbani di riqualificazione dentro un’idea di città e una visione strategica. Senza nostalgia di un modello che consuma territorio e pensa che la rendita immobiliare possa dare fiato ad economia e lavoro. Anche se ci credessimo, NON E’ PIU’ COSI’.

Partiamo dunque dall’Amministrazione Comunale e a come intende tenere fede a questo impegno. LA PRIMA PAROLA: EQUITA’.

Equità con il bilancio. Siamo nella fase di redazione del bilancio che è il documento con cui si pongono le basi perché le idee, ma prima ancora i valori diventino fatti.

Come Amministrazione Comunale vogliamo allora in questo Consiglio proporre quelle che riteniamo siano le cose che il Comune deve fare, nell’ottica del ‘fare la propria parte’. A partire da questo primo, difficile, bilancio 2012.

Dove siamo, dov’è Rimini oggi?

Rimini oggi è una città di 144.554 residenti, (quasi 13.000 in più dal 2000 +9,76%)

Gli immigrati stranieri sono 16.429 (l’11,36% del totale rispetto ai 5128 del 2001 pari al 4% del totale).

La popolazione da 0 a 13 anni è di 18.143 ovvero il 12,55% del totale. Nel 2000 erano 15.094 si sono quindi incrementati del 20,20%

I giovani compresi tra i 14 e i 24 anni sono 13.836 pari a 9,57% sul totale. Nel 2000 era 13.871 con una diminuzione del 0,25%

Gli anziani oltre gli 80 anni sono 9.945 pari al 6,88% del totale. Nel 2000 erano 6.377 con un aumento del 56%.

Le famiglie sono complessivamente 62.941 (nel 2000 erano 52.727 + 19,37%).

· Sempre nel 2011 le famiglie monopersonali sono 22.000 (34,95% sul totale). Nel 2000 le mono personali erano 14.600 (incremento 2000>2011 +50,68%).

· Nel 2011 le famiglie monoparentali composte da un unico anziano sono 8.527 (13,55%). Nel 2000 erano 7.072 (incremento 2000>2011 +20,57%).

· Nel 2011 le famiglie monoparentali composte da donne sono 6.431. Nel 2.000 erano 5.664 (incremento 2000>2011 +13,54)

Le imprese a Rimini attive nel 2011 sono 15.465 contro le 15.334 del 2010 e quindi con una crescita di 131 unità e pari all’8,4 %

al primo posto sono quelle commerciali 3.300, seguono le imprese di alloggio e ristorazione 2.164 (1052 gli alberghi) poi le costruzioni con 2.093.

Tra queste quelle definite in difficoltà, ovvero con procedure concorsuali o in scioglimento e liquidazione, nel 2011 sono 863, il 13,04% in meno di quelle del 2010 dove le aziende in difficoltà erano 920.

Ma Rimini è, anche per ragioni storico sociali sulle quali non vale la pena dilungarsi in questa sede, il territorio dove 10 cittadini su 100 in età da lavoro sono disoccupati, la media più alta di tutta la regione. Sotto i 24 anni quasi un giovane su 4 non ha lavoro. Una condizione che ha forti riflessi anche sulle formule contrattuali di chi invece il lavoro ce l’ha.

Il rapporto della Caritas Diocesana ci dice che nel 2010 sono state 400 in più rispetto a 2009 le persone che si sono rivolte a centri di ascolto nell’intera provincia.

E’ del 20% il tasso dei nuclei famigliari degli utenti totali della caritas. Il 73%,4 è costituito da stranieri il 26,2 da italiani in costante aumento + 150 persone nell’ultimo anno.

E’ il vitto il primo tipo di intervento erogato con quasi 4.900 persone assistite.

Rimini e anche la città di una fitta rete di volontariato che arriva dove non si vede e forse non ha il peso che si merita nella governance e nella considerazione di tutta la città.

Purtroppo occorre segnalare che la dinamicità di Rimini ha finito per richiamare anche l’attenzione da parte del crimine organizzato. Anche su questo versante dobbiamo guardare la realtà per quello che è: il problema esiste. Ben venga l’istituzione di una struttura regionale della DIA ma affianchiamo questa iniziativa attrezzandoci con anticorpi autoctoni. Vi sono alcune funzioni, anche amministrative, professioni, categorie, che più di altre, se addestrate a leggere il fenomeno possono suonare l’allerta prima che il fenomeno si espanda.

Numeri che dicono molto ma non dicono tutto. Rappresentano un quadro complesso per un’area che ha caratteristiche anomale rispetto al resto della Regione e dell’Italia.

In questo quadro si definisce e si esplica l’azione dell’Amministrazione comunale.

L’idea del Comune che abbiamo è quella di un Comune presente che deve avere una adeguata capacità di intervento sostenuta da una adeguata capacità di spesa. Certo bisogna essere progressivamente più efficienti efficaci economici, ma sotto un determinato livello non si può andare.

E’ accettando il continuo ribasso che si arriva ad avere le volanti della Polizia senza la benzina. E’ vero si spende di meno, ma quel meno che si spende produce ZERO.

Occorre quindi avere capacità di esercitare il proprio ruolo e funzione soprattutto quando, come adesso, gli effetti della crisi atterrano nel giardino di casa e i cittadini che si rivolgono al Comune sono destinati ad aumentare. (+14% contributi economici +16% i bonus energia elettrica e gas +16% assegni maternità non lavoratrici, +129% contributi a nucleo con 3figli minori +10% agevolazioni Tassa Igiene Ambientale)

Pare una affermazione scontata ma abbiamo alle spalle anni di filosofia per il quale ogni presidio dello Stato è stato continuamente bersagliato quale causa di tutte le arretratezze del nostro Paese. La verità è un’altra, per quanto riguarda il Comune, o i servizi che una comunità può dare essi accompagnano i Cittadini in tutte le fasi della vita, sia quotidiana che dell’intero arco dell’esistenza. E il Comune facendo tutta la parte che deve può essere fattore di coesione sociale. Sia chiaro però che non pensiamo ad un Comune che fa tutto o che quello che fa lo fa direttamente, ma di questo parlerò dopo.

Un altro punto. Il Comune di Rimini, tutti i Comuni Italiani, soffrono ovviamente della crisi di contesto. Anzi essendo assodato che il cuore del problema sono i conti dello Stato e, dovendo in tempi rapidi dare segnali di inversione di tendenza nella finanza pubblica, i Comuni sono stati oggetto di particolare attenzioni nelle varie manovre. Tutto può essere sintetizzato in un unico numero: sono 13,5 i milioni di Euro in meno sul 2012 rispetto al 2010; 10 milioni solo tra il 2011 e il 2012.

Per riuscire a coniugare la volontà di intervenire con le difficoltà economiche, come ho detto in apertura, è indispensabile assumere il criterio dell’equità. Equo vuol dire giusto in relazione al contesto, alla gerarchia dei bisogni a come si reperiscono le risorse a dove si spendono

Ecco allora che equo diventa, per quanto riguarda l’intervento del Comune, in relazione a quelli che sono per noi i valori guida, impiegare le proprie risorse per il welfare che a Rimini vuol dire intervenire:

• sulla non autosufficienza, fragilità e emergenza abitativa di anziani e disabili;

• con progetti verso l’area minorile e le responsabilità familiari

• con progetti per i giovani

• in contrasto alle dipendenze

• nelle condizioni di estrema povertà

• sulle problematiche dell’immigrazione e dell’integrazione

• sulla tenuta e il rilancio della sanità dell’ospedale Infermi e della rete di servizi territoriale dell’AUSL

E ancora impegnare risorse verso i servizi educativi

• con gli asili nido

• con le scuole d’infanzia

• con il sostegno diritto allo studio

E ancora sulla Sicurezza impegnando risorse per nuove azioni di lotta all’evasione, all’abusivismo, al racket della prostituzione e progetti di presidio civico del territorio.

interventi e settori che fino ad oggi hanno rappresentato il 40 % della spesa del comune con quasi 51 MLN Euro.un valore di un terzo degli interventi del Comune e dal quale non riteniamo dover arretrare in termini quantitativi di servizio erogato, anche attraverso una riorganizzazione della spesa.

Il Comune di Rimini assume come priorità per il suo bilancio 2012 il mantenimento degli stessi livelli di welfare, garantiti in questi ultimi anni. E’ un impegno che intendiamo mantenere, facendo leva appunto sul principio dell’equità.

E’ un impegno che ci assumiamo decidendo di investire su un Welfare di Comunità che non si spaventa ma anzi investe sui valori e le parole di cooperazione, reciprocità, sussidiarietà.

Non una deregulation un FAR Welfare, un sistema che fissa alta la qualità e i parametri dei servizi per l’infanzia ad esempio. Ma investe su soluzioni e proposte che possono dare nuovo lavoro a giovani preparati e con talento.

Coniugare l’equità con il reperimento delle risorse è dal punto di vista teorico più semplice. Basterebbe poter seguire il principio costituzionale in cui si prescrive che ognuno concorra proporzionalmente alle proprie possibilità.

Ma lo sappiamo che quando dal dire si passa al fare la questione si fa più complessa.

Concorre a questa difficoltà una molteplicità di fattori, primo tra tutti l’inadeguatezza del sistema fiscale. Penso di non dire un’eresia se individuo una parte della responsabilità di questa attuale difficoltà della finanza pubblica, oltre che ai meccanismi di spesa, anche alla permeabilità del sistema di prelievo fiscale. Che permette evasione ed elusione.

Oggi di questo vi è piena consapevolezza tanto che pare che gli evasori stiano diventando invisi ai cittadini tanto quanto la generica categoria dei politici. Fino a qualche tempo fa venivano pubblicamente giustificati.

E’ auspicabile che nel breve tempo arrivi una serie riforma fiscale che sia capace di essere strumento promotore di equità.

Occorre superare un modello di creazione di ricchezza basato sulla competitività garantita dall’evasione fiscale o e/o quella contributiva. Si tratta di un modello imprenditoriale forse tollerabile agli albori dello sviluppo, nella fase che potremmo definire pionieristica. Oggi non è con questi stratagemmi che si passa la crisi.

Tornando al comune di Rimini appare evidente che se vogliamo essere equi dobbiamo continuare sul binario di serietà che abbiamo fin qui praticato nel lavoro di costruzione del bilancio. Un lavoro che ha tentato, pur nelle difficoltà, di capire innanzitutto non tanto quanto ogni imposta sviluppi a favore del bilancio comunale ma piuttosto quanto pesi nei confronti dei cittadini. Analizzando ogni possibile combinazione che distribuisse il più possibile l’onere di finanziare quegli interventi senza i quali non ha nemmeno senso mantenere il Comune.

Uno studio ed un approfondimento che non ha escluso e non esclude nessuna delle leve disponibili proprio in funzione della divisione del carico in maniera equa senza che nessuno possa ritenersi chiamato fuori a prescindere, senza che nessuno possa ritenersi vessato dalla comunità al quale appartiene.

Riteniamo che questo sia l’approccio giusto perché pensiamo che cittadini, certo con preoccupazione, abbiano inteso la fase in cui siamo e siano disponibili anche a stringere i denti ma la cosa che difficilmente passerebbe sarebbe quella appunto di una non considerazione aprioristica di questo o quello strumento.

Per questo sono un po’ stupito del dibattito che, per lo meno sui giornali, si è avviato con un totoTax, dove in premio c’è la tassa che non metteremo. No, non è questo il metodo. Il metodo che riteniamo giusto e più efficace, è quello che abbiamo impostato: esaminare fino in fondo tutte le ipotesi, mettersi nei panni di chi le imposte le deve pagare e capire quanto sono sostenibili siano esse riferite al patrimonio di un cittadino o all’attività di un’impresa.

Va detto che l’equità sul fronte del reperimento delle risorse si ottiene anche sapendo creare le opportunità affinché alcune risposte ai bisogni di rilievo pubblico possano essere fornite dall’associazionismo, dal no profit, dal privato sociale, dal privato. Esplorando tutte le formule, dal volontariato (CI VI VO) alla convenzione, al rapporto diretto con il cittadino successivamente all’accreditamento da parte della pubblica amministrazione. Questa forse è la parte più sfidante anche se più lunga e laboriosa che passa attraverso la messa in essere di processi complessi che riguardano la tutela della qualità dei servizi, i meccanismi di accesso e sostegno, le relazioni sindacali e la qualità dell’occupazione. Ma credo si tratti di una strada inevitabile da una parte per ragioni economiche dall’altra per lo sviluppo di nuove occasioni di impiego.

Non partiamo da zero in questo campo già oggi una fetta consistente del nostro welfare e della gestione dei servizi a rete avviene con il determinate contributo di soggetti diversi dal pubblico.

Se equità è la prima parola, la seconda parola che proponiamo alla riflessione di oggi è coraggio. Il coraggio di una buona terra che nei momenti più duri è stata in grado di interpretare i cambiamenti e investire sui nuovi cicli di sviluppo.

Il vento dell’estrema difficoltà ha già fortemente spirato a queste latitudini. Ne siamo usciti non difendendo ciò che non andava più ma aprendo nuovi scenari e innovando. Vogliamo mettere a disposizione la sburocratizzazione della macchina comunale, efficienza e rigore, approccio integrato dei vari settori del Comune a disposizione e al servizio di una rigenerazione urbana della città, una rigenerazione con cui far ripartire economia e lavoro. Visione strategica, l’idea di città circolare proposta nelle linee di mandato. Progetti come il grande anello verde, che dal Palacongressi, passando per l’Arco, Piazzale Kennedy, il lungomare, risale fino al Ponte di Tiberio, per arrivare all’INA casa, i Padulli, la Grotta Rossa, il Quinto PEEP.

L’individuazione di assi d’intervento veri e propri, comparti dove far ripartire economia green economy, riqualificazione e riuso ed edilizia. Interventi dentro un’idea di città. Non piani e interventi fuori dall’idea stessa di città e da una visione strategica, che non danno né prospettive alle imprese, né prospettive alla speranza di riqualificazione urbana e turistica. Se costruisci per costruire, consumi territorio e l’economia muore quando stipuli il contratto di vendita. Ammesso che la vendita ci sia ancora. E se consumi territorio penalizzi qualità sociale, urbana e turismo. Se penalizzi tutto ciò colpisci l’impresa famiglia favorendo la rendita per pochi.

Ci vogliamo incamminare su nuove strade verso la qualità di una nuova Rimini. Certo, tutta da conquistare, ma verso la quale tenderemo, con il giusto passo e una forte determinazione. Senza ingessare, senza bloccare, senza il dirigismo. Ma con la semplicità da un lato di un’abitudine personale che cambia, ad esempio nel muoversi dentro la città, e dall’altro con l’autorevolezza nell’indirizzare verso un nuovo processo. L’Equità per tenere. Il Coraggio per andare”.


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