Monti e lo spirito di club

//   13 febbraio 2012   // 0 Commenti

mario monti premier151111 300x180C’è qualcosa di nuovo, anzi d’antico nella politica italiana, si potrebbe dire plagiando il Pascoli.
Il nuovo aleggia nell’aria: non è solo il tono così misurato e austero, così lontano dalla scontrosità pirotecnica dei politici doc; non è nemmeno l’abbandono di certi rituali tipo “tavoli di concertazione” studiati apposta per accontentare tutti e non riformare nulla; oppure il garbo con cui, alle domande dei giornalisti Monti risponde girando intorno al cespuglio di rose, che è certamente meno drastico del britannico no-comment ma ugualmente finalizzato a nascondere ciò che si ha in testa.
Ma è soprattutto quel chiamarsi per nome, quel lasciare intendere che fra loro ministri c’è amicizia di vecchia data e reciproca stima. Uno spirito di club, insomma: fra persone che sanno di poter contare una sull’altra perché condividono la medesima visione delle cose del mondo, la medesima matrice, nonchè, quel sentirsi prestati al ruolo istituzionale, che consente loro di andare avanti, entro certi limiti, ignorando i mal di pancia dei partiti che li sostengono. Tutta gente, insomma, che se va male ha comunque qualcosa di importante e ben remunerato da andare a fare. Il che rappresenta una forza e non una debolezza.
Questo è lo spirito di club: un club esclusivo, abituato a gestire il potere che i più identificano con la Massoneria.
Personalmente sono restio a vederla ovunque. Preferisco parlare di club; oggettivamente esclusivo ma club; una di quelle realtà così tipiche del mondo anglosassone e così sconosciute da noi, in cui l’esservi ammesso certifica l’appartenenza alla classe dirigente.
Illuminante, a questo riguardo, quanto riporta Arrigo Petacco in uno dei suoi tanti libri dedicati agli sconfitti del secondo conflitto mondiale (Quelli che dissero no) . All’indomani dell’entrata in guerra dell’Italia nel 1940 e prima di scatenare l’offensiva in Africa contro il nostro traballante impero, Churchill immagina di costituire nell’Africa Italiana un esercito “Italia Libera” che, sul modello di “Francia Libera” di De Gaulle, si schieri a fianco degli alleati per la liberazione della madrepatria.
Ha bisogno, ovviamente, di un personaggio di grande carisma presso l’esercito e il popolo e lo individua, nel Duca D’Aosta, sulla base di alcune considerazioni: il suo aristocratico antifascismo; le sue tendenze filo britanniche; le note aspirazione degli Aosta al trono italiano. Il progetto fallirà per la malattia del Duca che lo conduce a morte. Ma sta di fatto che, per contattarlo e presentargli la proposta politica, raduna da ogni angolo dell’impero un nugolo di ufficiali dell’Intelligence Service che erano stati compagni di scuola al St. Andrew college e a Oxford dell’inconsapevole Amedeo.
Il fatto che la proposta gli venisse formulata da suoi old boys,come si chiamano fra loro gli oxfordiani, eliminava alla radice la possibilità che il Duca considerasse atto disonorevole quello che gli veniva proposto. Lo spirito di club, insomma.
Più o meno quello cui è ricorso Napolitano: con un artifizio costituzionalmente impeccabile ha nominato Monti senatore a vita e gli ha dato l’incarico di formare un governo, lasciandolo libero di cooptare tutti i suoi old boys. Certo Napolitano non è Sir Winston; se non altro perché a quello non passò mai per la testa di approvare l’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956. Ma rispetto allo spirito di club nessuna differenza.
E qui ritroviamo l’antico di cui si diceva.
La soluzione trovata, infatti, forse non è una sospensione della democrazia, come alcuni dicono; ma certamente rappresenta un bel salto indietro nella storia all’epoca della democrazia greca, quando il popolo lasciava il diritto di dirigere lo Stato a persone in possesso di particolari competenze e di determinati valori.
Il governo delle elite, insomma. Dopo decenni di retorica sulla democrazia partecipata, democrazia rappresentativa, democrazia dal basso e democrazia assembleare, siamo approdati al governo delle elite. C’è davvero da esserne orgogliosi.


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *