Righetto

//   23 gennaio 2012   // 0 Commenti

villa doria pamphili 300x225Sto cercando un’idea per un soggetto teatrale, qualcosa di delicato, intimista, che dia voce a quella parte di noi spesso muta. Arrivo al laghetto di Villa Doria Pamphili, insolitamente poco popolato.
Mi siedo; d’improvviso un sassolino mi colpisce la testa.
“Ahó, ahó! Sto qua; ‘ndo guardi? Arzala sta capoccia, tontoló!”
Su un ramo c’è un ragazzino con le braghe corte e il petto nudo.
“Si prendono a sassate le persone? Che fai aggrappato a quel ramo?”
“Volevo èsse sicuro!”
“Sicuro di che?”
“Ce lo so io de che ciò da èsse sicuro; mo però scenno. Piacere, sò Righetto de Trestevere, tu d’ando’ venghi, come te chiami?”
“Sei giovane per abbordare ragazze in villa.”
“Nu’ scherzà? Pe me sei vecchia, ‘n avé sti timori.”
“Enrichetto!”
“Ma ch’Enrichetto? Righetto! Righetto de…”
“De Trastevere! Ho capito! Io sono Simona, Simona de Monteverde, e starei lavorando.”
“E che staressi a fà?”
“Cerco l’ispirazione per un racconto, sono una scrittrice.”
“Mo scrive è ‘n lavoro? Dì puro che nun te va de fà li mestieri veri.”
“E quali sarebbero?”
“Er mio! Lavoro ar forno, m’arzo a le cinque de la matina e tutta Trestevere se sveja cor profumo der pane mio.”
“E la scuola? I tuoi genitori?”
“Sò orfano, la scola mia è la strada ‘ndo impari a campà, a lottà pe le cause bone, pe la patria mia bella!”
“Per la Patria?”
“Che te dice er Giugno der 1849?”
“Giugno 1849: all’unità d’Italia mancano 12 anni, Giuseppe Garibaldi! Sì! Ma tu che c’entri?”
“Che c’entro io?!
Righetto gonfia il petto e con padronanza di lingua esclama: “La tensione è sul filo di un equilibrio fragile. Garibaldi dirama soldati, universitari e reduci da Porta Portese a San Pancrazio. Il 12 Giugno gli attacchi si fanno incessanti, tutti noi combattiamo per la difesa della gloriosa Repubblica Romana.”
“Ma tu che…”
“Zitta, ch’ariva er pezzo forte! Dov’ero arivato? Ah sì, tutti noi combattiamo per la difesa della gloriosa Repubblica Romana. Straordinari i bambini di Roma che quando arriva una palla di cannone si lanciano su di essa con una pezza bagnata in mano al grido di <>. Molti di loro, tra cui il leggendario Righetto, perdono la vita in modo eroico e straziante.”
Righetto dentro a un singhiozzo torna ai suoi fragili dodici anni. Giusto il tempo di riprender fiato.
“È pe merito nostro si sta Roma è rimasta così bella. Noi che montavamo co le selle a l’americana, ch’eravamo attivi, avventati e infaticabili.”
“Ah Righé! Pure tu montavi con selle all’americana?”
“A cavallo nun ciannavo ma le bombe quelle sì che le disinnescavo, nu’ me credi?”
“Non è che non ti credo ma sono le due, il sole è cocente, avrò preso un’insolazione, al mio tre mi giro e tu non ci sei più; uno, due eee… tre! Sei ancora qua. Ti credo! Andiamo al chiosco a bere qualcosa.”
“Nun pozzo, sai che giorn’è oggi?”
“Il 12 Giugno.”
“Er giorno de la dipartita mia.”
“E allora?”
“Ciò ‘n appuntamento co Annarella.”
“Annarella? È la tua fidanzata?”
“Nun proprio. Annarella veniva ar forno, como sentivo la voce sua me pijava ‘n groppo ‘n gola, pareva ‘na bambola, occhi der colore de le castagne e lentiggini buffe sur naso.”
Righetto ora sembra proprio un bambino, singhiozza continuando a chiamare la sua Annarella.
“Ciavevamo ‘n appuntamento er 12 de Giugno a le tre; j’avrebbe fatto conosce Sgrullarella, er cane mio.”
“Righetto caro, credo che entrambi siano passati a miglior vita.”
“Sì, ma quanno se more da eroe come sò morto io, lassopra cianno ‘n occhio de riguardo; ce s’à diritto a ‘n desiderio; er mio è stato quello de tornà ogni 12 de Giugno ar laghetto de Villa Doria Pamphilj ‘ndo ciavevo appuntamento co Annarella; te svelo ‘n segreto, noi nun semo solo corpo, semo anima e l’anima nu’ more mai! Trova abitazione dentro d’artri corpi. Un Giugno o l’artro lei verrà e io la riconoscerò.”
Il sole è alto, i raggi volgono su alcuni rami generando sull’acqua un luccichio così abbagliante da farmi socchiudere gli occhi.
Righetto è vicinissimo al mio viso, mi dà un bacio, un bacio leggerissimo sulle labbra.
“Quanto sei bella…, scrivi la nostra storia Annarè.”

di Massimo Farina


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