Politica in fibrillazione: ritrovare la speranza

//   19 gennaio 2012   // 0 Commenti

corte dei conti giudici

Dopo il voto di maggioranza sul decreto salva Italia è passato ieri alla Camera quello sulla riforma della giustizia, mentre si sta preparando il prossimo sull’Europa.
Continuare a parlare di “governo tecnico” più che un eufemismo rischia di diventare un insulto alla realtà dei fatti.
L’impotenza dei partiti che sta alla base della formazione del governo Monti sta causando una situazione foriera di sviluppi imprevedibili negli assetti politici del Paese.
Non a caso, da tempo, scriviamo della necessità di una forte discontinuità costituzionale per ricostruite un nuovo patto all’altezza della situazione attuale creatasi in Italia e in Europa nell’età della globalizzazione e all’interno di una crisi sistemica economica finanziaria tra le più gravi con quella del 1929.
Sono in atto fibrillazioni fortissime in tutti i partiti, al Nord come al centro e al Sud dell’Italia. Se il Pdl piange, il PD non ride e la Lega sta attraversando uno dei periodi più turbolenti della sua ormai lunga storia, alla ricerca di una nuova leadership, più dolorosa di un parto distocico.
E, intanto, la credibilità dei partiti è in caduta libera, con un’incertezza negli orientamenti di voto che sfiora il 50 % e mentre stanno scoppiando qua e là focolai di ribellismo sociale di estrema pericolosità, in un’Italia che appare sempre più sfiduciata e senza speranza.
Gli assetti risultanti dal mattarellum e dal porcellum della seconda repubblica sono saltati e la gravità della situazione finanziaria dell’Italia e dell’Europa impone, responsabilmente, di pensare al rafforzamento di una vasta coalizione riformatrice, senza la quale l’Italia non avrà futuro.
In questo senso” il governo tecnico” del prof. Monti costituisce il necessario veicolo traghettatore verso nuove soluzioni politico partitiche che la scelta della legge elettorale finirà inevitabilmente con il favorire.
A questo processo, non privo del doloroso travaglio, noi intendiamo concorrere, forti dei nostri valori di riferimento democratico cristiani, per la costruzione di un grande movimento di centro di ispirazione popolare, aperto alla collaborazione con altri movimenti riformatori collegati alle tradizioni più nobili della storia nazionale.
E’ aperto, almeno a livello giuridico, un capitolo della storia democratico cristiana italiana, che nei prossimi giorni e settimane intendiamo completare, dopo aver svolto un certosino lavoro di ricerca del consenso tra gli unici eredi aventi titolo per por fine giuridica alla storia democratico cristiana, già sancita sul piano politico parlamentare.
Alla luce della sentenza della Cassazione 25999 del 23 dicembre 2010, infatti, saranno i consiglieri nazionali tuttora in carica della DC a dover compiere gli atti che statuto e codice civile richiedono per rimediare ai troppi errori commessi dalla fretta, leggerezza, negligenza e , in taluni casi, anche da pesanti illegittimità, dai presunti eredi della diaspora democristiana.
Nessuna velleità di nostalgiche resurrezioni, anche se il de cuius su cui si sono accaniti molti , troppi illegittimi eredi della DC, con accanto smaliziati corvi e corvacci senza scrupoli, non era e non è ancora giuridicamente defunto.
Toccherà a noi legittimi consiglieri nazionali superstiti della DC compiere uno degli atti indispensabili per rimettere al giusto posto le questioni rimaste insolute.
E lo faremo senza spirito di rivalsa o peggio di vendetta contro alcuno, ma solo con la volontà di dire finalmente una parola di verità dopo la damnatio memoriae che ha caratterizzato la vulgata prevalente massmediatica e politica della seconda repubblica contro la DC.
Ridare dignità storica e politica alla vicenda dei democratici cristiani italiani, riconfermare la validità dei motivi ispiratori e degli ideali su cui è nata e si è sviluppata la testimonianza politica di diverse generazioni di popolari e democratici cristiani italiani, per consegnare alle nuove generazioni dei “millennians” il testimone della dottrina sociale cristiana cui ispirare l’impegno politica nella terza repubblica che si annuncia. Sono questi gli obiettivi che ci proponiamo con la nostra azione.
Noi con questi giovani intendiamo rialzare con orgoglio il simbolo dello scudo crociato per partecipare, con altri portatori di valori riformisti democratici, popolari e liberali, alla costruzione di una maggioranza politica e di governo in grado di affrontare le grandi sfide che la nuova difficile situazione interna e internazionale impone all’Italia.
E’ nata per questo obiettivo ALEF, la nostra Associazione dei Liberi e Forti e con essa abbiamo deciso di partecipare al grande movimento che dal prossimo legittimo Consiglio nazionale della DC si avvierà, con la più fraterna disponibilità e apertura verso tutti gli amici che vorranno vivere insieme a noi la nuova fase della storia politica dei cattolici italiani.
Un congresso convocato dal Consiglio nazionale e gestito dai vecchi e nuovi iscritti disponibili dovrà confermare la volontà dei democratici cristiani di concorrere alla nuova fase costituente, assolutamente necessaria per rimettere in aggiornata carreggiata istituzionale l’Italia in un’Europa che non è più quella dei padri fondatori.

Ettore Bonalberti
Presidente ALEF ( Associazione dei Liberi e Forti)


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *