Riforma codice penale: ecco cosa è cambiato

//   9 ottobre 2017   // 0 Commenti

Judge gavel in court Judge gavel and scale in court. Library with lot of books in background

modifiche codice penale jpg 300x204A partire dallo scorso 3 agosto è entrata in vigore la legge n. 103 del 23 giugno del 2017, che include le modifiche all’ordinamento penitenziario, al codice di procedura penale e al codice penale che sono state rese ufficiali dalla pubblicazione nella G.U. del 4 luglio del 2017: semplificando, quella che i mezzi di comunicazione hanno ribattezzato come riforma Orlando, dal cognome del Ministro della Giustizia. Attraverso questo provvedimento sono state introdotte delle modifiche di notevole importanza nell’ordinamento penale, non solo dal punto di vista del diritto processuale, ma anche dal punto di vista del diritto sostanziale.

Cosa cambia per il diritto penale sostanziale

Consultando il sito www.avvocato-penalista-bologna.it è possibile entrare in contatto con un professionista del settore in grado di fornire tutti i chiarimenti necessari a proposito delle modifiche che sono state introdotte con la riforma. Una panoramica generale può, comunque, essere utile a chiunque, nella speranza di non essere mai interessati direttamente da un processo. Sul piano del diritto penale sostanziale, è stata introdotta dalla riforma del codice penale una causa estintiva dei reati nuova a seguito di condotte riparatorie: in particolare per ciò che concerne i reati che sono perseguibili a querela è facoltà del giudice dichiarare estinto il reato dopo che il danno è stato interamente riparato dal soggetto imputato, con il risarcimento o con le restituzioni del caso. Affinché venga concessa l’estinzione del reato, il giudice, dopo aver sentito la persona offesa e le altre parti in causa, è tenuto ad accertare che l’imputato abbia eliminato le conseguenze pericolose o gli effetti dannosi del suo reato, per quanto possibile.

Un’altra novità derivante dalla riforma Orlando riguarda l’inasprimento del trattamento sanzionatorio per alcuni reati contro il patrimonio, e in particolare per il reato di rapina, per il reato di scambio elettorale politico mafioso e per il reato di furto. Sono stati aumentati sia i minimi edittali delle pene detentive che le pene pecuniarie sia per la rapina, disciplinata dall’articolo 628 del Codice Penale, che per il furto in abitazione e lo scippo. Per quanto attiene allo scambio elettorale politico mafioso, il reato d’ora in poi sarà punito con un periodo di reclusione compreso tra i 6 e i 12 anni.

Cosa cambia per il diritto processuale

La riforma codice penale è intervenuta anche sulla definizione del procedimento per incapacità dell’imputato, con l’entrata in vigore della distinzione tra incapacità irreversibile e incapacità reversibile. Nel dettaglio, nel caso in cui si verifichi, dopo gli accertamenti del caso, che lo stato mentale dell’imputato non consente la sua partecipazione cosciente al procedimento in maniera irreversibile, il giudice dopo avere revocato l’ordinanza di sospensione del procedimento è tenuto a pronunciare la sentenza di non doversi procedere.

Per quel che riguarda le indagini preliminari, dopo la riforma la persona offesa dal reato ha il diritto di chiedere e ottenere informazioni a proposito dello stato del procedimento penale in cui ha presentato la querela o la denuncia dopo che sono passati sei mesi dalla presentazione stessa. Naturalmente, la disponibilità di tali informazioni è vincolata alla necessità di non pregiudicare il segreto investigativo.

Cosa cambia per i riti speciali

Non vanno dimenticate le novità per il giudizio abbreviato. La riforma del codice penale prevede, nel caso in cui la richiesta dell’imputato venga presentata immediatamente dopo che sono stati depositati gli esiti delle indagini difensive, che il giudice provveda dopo i sessanta giorni di termine chiesti dal pubblico ministero per le indagini suppletive in relazione ai temi che sono stati introdotti dalla difesa: in una circostanza del genere è diritto dell’imputato revocare la domanda di giudizio abbreviato.

Per i patteggiamenti, se in una sentenza è necessario correggere unicamente la quantità o la specie della pena a causa di un errore nel computo o nella denominazione, tale correzione può essere effettuata direttamente dal giudice da cui la sentenza è stata emessa. Il ricorso per Cassazione da parte dell’imputato o del pubblico ministero contro la sentenza di accoglimento del patteggiamento, invece, in seguito all’entrata in vigore della riforma può essere avanzato unicamente per vizi della volontà, vale a dire ragioni che riguardano l’espressione della volontà dello stesso imputato, oppure per una qualificazione non corretta del fatto, per un difetto di correlazione tra la richiesta e la sentenza, per l’illegalità delle misure di sicurezza da applicare o per l’illegalità della pena.


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