Riccardo Chailly per “Prima delle prime” alla Scala: “Giovanna d’Arco” di Giuseppe Verdi

//   30 novembre 2015   // 0 Commenti

foto principale Chailly Prima delle prime

Teatro alla Scala2 300x209Si è tenuto lunedì 30 novembre 2015 alle ore 18 presso il Ridotto dei palchi “A. Toscanini”  del Teatro alla Scala il primo appuntamento del ciclo “Prima delle prime” della Stagine 2015/2016 degli “Amici della Scala”  dedicato alla “Giovanna D’Arco di Giuseppe Verdi, libretto di Temistocle Solera, con la partecipazione del Maestro Riccardo Chailly. Incontro “Voci mistiche lontane” al pianoforte e con ascolti, ha parlato Alberto Rizzuti che insegna Storia della civiltà musicale nell’Università di Torino.

Riccardo Chailly racconta della Giovanna d’Arco (video 4’19 © copyright Masha Sirago) di Giuseppe Verdi. Clicca su Riccardo Chailly racconta della Giovanna d’Arco di Giuseppe Verdi (video 4’19 © copyright Masha Sirago). Abstract discorso

In occasione del Carnevale 1844-1845 Giuseppe Verdi venne a Milano al Teatro alla Scala per presentare due opere: I Lombardi alla prima crociata opera corale e spettacolare, già baciata dal successo e un’opera nuova (composta in brevissimo tempo), Giovanna d’Arco. Per le due opere unica era la compagnia di canto: tutti bravissimi ma forse i lombardi furono più convincenti dei crociati, tanto che Giovanna non ebbe l’esito che Verdi si attendeva. Le ragioni di una non calorosa accoglienza in realtà furono varie e di diversa natura, fatto sta che il compositore insoddisfatto dichiarò “Basta Scala”, un “basta” che durò fino al 1869 (24 anni) quando Verdi ritornò nel “suo” teatro con la versione definitiva di La forza del destino. Il “basta per Giovanna d’Arco fu invece relativo perché l’opera vi comparve ancora due volte, nel febbraio del 1858 e nel settembre 1865.2 prima delle prime 300x225

Giovanna d’Arco è la settima opera di Verdi e si basa sul libretto di Temistocle Solera, tratto parzialmente dal dramma di Friedrich Schiller, Die Jungfrau von Orleans. Giovanna d’Arco è infatti l’opera meno schilleriana di Verdi che a Schiller si ispirò soprattutto per I Masnadieri, Luisa Miller, Don Carlo e per il terzo atto della Forza del destino. Diciamo parzialmente nonostante le dichiarazioni di Solera, che a Ricordi scriveva: “…ti affermo rigorosamente che la mia Giovanna d’Arco è dramma affatto originale italiano, solamente ho voluto come Schiller introdurre il padre di Giovanna”. Si ritiene che Solera avrebbe dovuto almeno ammettere di aver tratto da Schiller la trasfigurazione di Giovanna, che nell’ultima scena, contro tutta una tradizione storica, conosciuta certamente da Schiller, non muore sul rogo, ma in mezzo ai suoi soldati, accanto alla sua bandiera. La vicenda di Giovanna nel XIX secolo era assurta a un significato mitico e la musica era stata una potente mediatrice per una rilettura di trasfigurazione di un episodio del XIV secolo. Tra poco Giovanna d’Arco riapparirà alla Scala con la direzione di Riccardo Chailly che in quest’opera crede fermamente: in un lungo periodo di rarissime rappresentazioni il direttore l’aveva proposta venticinque anni fa a Bologna con la regia di Werner Herzog. Ora la regia è di Moshe Leiser e Patrice Caurier. “Giovanna contiene i germi del Verdi maggiore, dalla Marcia trionfale di Aida al Dies Irae della Messa da Requiem” dice il fortemente verdiano Chailly. Del resto Verdi subito dopo la prima rappresentazione scriveva a Piave: “… è la migliore delle mie opere senza eccezione e senza dubbio, non amerà che venga ripresa, se non ad opera di interpreti eccezionali”. Di opere grandi certamente ne vennero altre. È certo però che quest’opera tanto amata da Verdi ritornerà dopo 150 alla Scala sotto il segno di una fiammeggiante novità. (Nota – Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno)

Foto e video © copyright Masha Sirago/ReportersAssociati&Archivi, mashasirago@gmail.com


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