Un aiuto economico imprevisto: le “case chiuse”

//   23 agosto 2011   // 0 Commenti

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

case chiuse 300x223LE “CASE CHIUSE” UNA RISORSA DA NON SOTTOVALUTARE

Secondo l’ultima indagine operata dalla commissione Affari Sociali della Camera, le prostitute sarebbero in Italia dalle 50mila alle 70mila. Almeno 25mila sarebbero immigrate, 2mila minorenni e più di 2mila le donne e le ragazze ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi.

Il 65% delle prostitute lavora in strada, il 29,1% in albergo, il resto in case private. Il 94,2% delle prostitute sarebbero donne, il 5% transessuali e lo 0,8% travestiti. L’indagine non calcola il numero dei maschi o le escort. I sondaggi dimostrano anche che la maggiore concentrazione di prostitute è nel milanese con il 40% e di seguito Torino con il 21%; ciò può essere causato dal maggiore potere economico delle due città e dal maggiore giro d’affari che ne può scaturire.

Per quanto riguarda i clienti, uno studio commissionato nel 2007 dal Dipartimento Pari Opportunità ha rilevato che sono circa nove milioni gli italiani che, con motivazioni e cadenze diverse, frequentano prostitute.

Il contributo di solidarietà, gli aumenti delle addizionali, i tagli agli enti locali, provvedimenti cervellotici e complicati ai quali si fa ricorso per “provare” a rimettere a posto i conti dello Stato, potrebbero essere sostituiti dalla tassa proprio alle “lucciole”.

In tempo di crisi, tutti devono stringere la cinghia, è vero, e chi incassa “lavorando” regolarmente sotto questo cielo con il bene placido e la sopportazione generale, deve partecipare maggiormente.

Un’evasione ed un sommerso anche quello, con “entrate”,  evidenti e conclamate, che vanno nelle tasche di singoli e che se stimate ammontano a centinaia di milioni di euro.

Le passeggiatrici notturne, i viados o gli “squillo”, non sono delle benefattrici o benefattori della comunità. Hanno scelto di praticare quello che è viene definito “il lavoro più antico del mondo” e lo fanno chi per convinzione, altri per costrizione, ma esiste ed è vivo e vegeto.

Uno Stato laico e serio dovrebbe, a mio parere, accantonare l’ipocrisia ed operare anche in questo settore particolare delle scelte: o la prostituzione diventa reato, oppure che si legalizzi, affidando in tal modo la gestione alle amministrazioni comunale che possano decidere ed operare al meglio.

“Se le tasse delle sole prostitute di Altopascio (LU), per esempio, andassero al Comune, ne ricaverebbe una somma pari ad un milione all’anno. Con i tagli che ci hanno imposto nel sociale, destinerei quei soldi a contributi per le famiglie che hanno bisogno” – ha dichiarato il suo sindaco Maurizio Marchetti (PDL).

Non sarebbe un’idea peregrina, a pensarci bene. Si stima che in Italia  esistano fra le 70 e le 100 mila persone che si prostituiscono. Un giro d’affari di miliardi tutto al nero, che giova  alla criminalità organizzata ed negli altri casi a rimpinguare il bilancio di singole persone.

Un negoziante che non rilascia lo scontrino rischia la chiusura dell’esercizio, giusto. Una “donnina” che riesce a “gabbare” lo Stato perde poco o nulla.

Sperare di debellare la prostituzione è del tutto illusorio, sarei più propenso a sottoscrivere una dichiarazione del tipo “si riuscirà o meno sconfiggere la droga”, ebbene, penso di sì, si potrebbe, ma la prostituzione no, non lo credo possibile.

E quindi? È una questione di morale? C’è il Vaticano ed i rapporti bilaterali con la Santa Sede in ballo? E’ più che una certezza!

Non c’entrano nè la destra nè la sinistra. I pro e i contro sono trasversali. Ironia della sorte il  Papa  è tedesco ed in Germania la prostituzione è legalizzata.

Marchetti governa un territorio con 15 mila abitanti, che con le passeggiatrici ha a che fare da tempo immemorabile.

“Fra chi esercita nei locali e chi a casa – spiega – ci saranno più di un centinaio di situazionì. Poi ci sono quelle sulla via Bientinese, che non è nel mio comune ma, insomma, è qua a fianco. Storicamente la nostra posizione geografica aiuta il fenomeno: vicino sia alle grandi città sia alla campagna. E poi c’è l’uscita dell’autostrada. C’è di tutto: donne, uomini, trans. Non danno noia. I cittadini non si lamentano tanto”.

Il nostro Paese offre ospitalità a centinaia di migliaia di ragazze provenienti dall’Est europeo, dall’Africa, dal sud America, dai paesi più disparati, molte di queste vengono tenute in segregazione e schiavitù e gestite da “papponi” anch’essi extracomunitari. Di pari passo, una flotta enorme di prostitute libere ed indipendenti “vendono” il proprio corpo a casa o per strada senza alcun problema. E’ sufficiente leggere gli annunci sui quotidiani, le fantomatiche “massaggiatrici”, per rendersene conto. Sono lì non bisogna nemmeno andarle a “scovare”.

Un balzello giusto, sul quale nessuno avrebbe nulla da ridire se si avesse il coraggio di ufficializzare e  regolarizzare le benedette o maledette che dir si voglia, “case chiuse”. Le case di tolleranza non possono essere più un problema religioso o legato al dovere morale di garantire una velata e falsa etica sottoscritta nelle norme “concordatarie”. Oltretutto  superate, come dicevo, dall’inconsistenza dei mezzi a contrasto e, non ultimo, dal rischio igienico sanitario incombente e perdurante in tali condizioni.

La Chiesaè cambiata, i Preti sono cambiati, lo Stato è cambiato, il mondo intero è cambiato, ognuno di noi subisce un’evoluzione ed una trasformazione, fisica, mentale e culturale. E’ fuori senno e del tutto irreale non adattare ai cambiamenti esterni e fregarsene di a quelli interni dell’essere umano, per un puro calcolo oltranzista e di rifiuto mentale. Il welfare non può ridursi ad un mero scambio di merci e di regole pedisseque, dovrebbe avere un profondo e preciso significato culturale e sociale che guardi la realtà e la contenga entro i limiti del buon senso. Nascondere la testa per non vedere non è quello che mi aspetto dalla politica.

Saresti favorevole alla riapertura delle case chiuse?

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