Revamping Italcementi – Pavin: “Dal CdS una sentenza per la certezza del diritto e la crescita”

//   14 marzo 2012   // 0 Commenti

Massimo Pavin«La sentenza del Consiglio di Stato sul revamping dello stabilimento Italcementi di Monselice restituisce fiducia nella certezza del diritto e pone le basi per un clima di collaborazione indispensabile per uscire dalla recessione in atto e compiere le scelte indispensabili per lo sviluppo. La decisione chiarisce, in modo inequivocabile, la correttezza delle ragioni dell’azienda e la legittimità di un progetto industriale di crescita sostenibile, che implementa le migliori tecnologie ambientali disponibili. Un investimento di 160 milioni nel nostro territorio, che darà sicurezza di continuità aziendale e occupazionale ai lavoratori che in questi mesi hanno sfilato accanto agli imprenditori contro un paradosso del formalismo amministrativo». Il presidente di Confindustria Padova, Massimo Pavin interviene così sulla sentenza del Consiglio di Stato sul revamping Italcementi che, dopo un anno e mezzo, ha ribaltato la decisione del Tar del Veneto che aveva annullato il giudizio di compatibilità ambientale e paesaggistica in cui erano state coinvolte molteplici amministrazioni. La decisione sul ricorso presentato dall’azienda, con l’intervento “ad adiuvandum” di Confindustria Padova e Confindustria Veneto, ha per Pavin anche un valore simbolico.
«Attorno alla vicenda del revamping – precisa il leader degli industriali padovani – era ed è in gioco anche una visione generale di sviluppo per il futuro, con effetti non solo sulle prospettive locali, ma su quelle generali del Paese. Una visione di sviluppo sostenibile, rispetto a una deriva anti-industriale che avrebbe conseguenze incalcolabili, scoraggiando l’attività di impresa e gli investimenti per la crescita. La sentenza inoltre – sottolinea Pavin – riconosce la correttezza e coerenza del complesso iter autorizzativo su un progetto approvato dalla Commissione Via della Provincia. La sua paralisi era paradossale. Avremmo potuto più utilmente impiegare questi due anni nell’avvio dei radicali miglioramenti ambientali proposti dall’azienda. L’auspicio è che ora si possa procedere speditamente e che si apra una stagione di responsabilità reciproca tra attori pubblici e privati, con un sistema di regole virtuose che accompagni le necessarie trasformazioni del nostro tessuto produttivo».


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