Renato Bruson: intervista-conversazione, dal palcoscenico della lirica al collezionismo di opere d’arte dell’Ottocento

//   21 gennaio 2015   // 1 Commento

Renato Bruson - copyright foto Masha Sirago

Giovanni Boldini Signora bionda in abito da sera pastello su carta cm 220 x 150 195x300

Giovanni Boldini, Signora bionda in abito da sera, pastello su carta, cm 220 x 150

E’ un celebre baritono Renato Bruson, classe 1936, padovano, tra gli artisti italiani più noti e apprezzati nel mondo della lirica, un artista che è stato accolto nei teatri più importanti del mondo grazie alla potenza della sua voce ricevendo consensi, applausi, premi e riconoscimenti a dismisura.

Guglielmo Ciardi Barche chioggiotte a Venezia olio su tela cm 47 x 57

Guglielmo Ciardi, Barche chioggiotte a Venezia, olio su tela, cm 47 x 57

Recentemente – con un atto notarile datato 28 maggio 2014 -  Renato Bruson e sua moglie Tita Tegano hanno accordato alla Fondazione Cariparma la donazione “Collezione Renato Bruson” che esprime la passione del Maestro per l’arte pittorica italiana a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

In esposizione dal 27 settembre 2014 al 25 gennaio 2015 presso Palazzo Bossi Bocchi a Parma, la “Collezione Renato Bruson” (a cura di Fernando Mazzocca e Carlo Sisi) comprende opere di artisti quali Giovanni Boldini (ben quattordici sono le opere del maestro ferrarese in collezione), Francesco Paolo Michetti, Giovanni Segantini, Pompeo Mariani; i grandi macchiaioli toscani (Giovanni Fattori è presente con quattro opere), poi Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Niccolò Cannicci e importanti vedutisti veneti: i fratelli Guglielmo e Beppe Ciardi, Pietro Galter e Pietro Fragiacomo, Leonardo Bazzaro, Italico Brass e Ettore Tito.

La “Collezione Renato Bruson”, che sarà definitivamente collocata nelle sale dei piani superiori della Fondazione al termine della mostra, è frutto della costante e appassionata ricerca che ha permesso di creare dal nulla un corpus che negli anni si è arricchito sempre più mediante acquisti mirati e selezionati secondo una precisa direzione di scelta nell’ambito dell’arte pittorica italiana a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

Giovanni Boldini Signora che cuce ritocchi al vestito da ballo olio su tavoletta cm 27 x 35

Giovanni Boldini, Signora che cuce (ritocchi al vestito da ballo), olio su tavoletta, cm 27 x 35

Quella di Renato Bruson è una personalità artistica considerata dalla critica musicale come una delle più importanti nella storia del melodramma: etichettato ora Verdiano, ora Donizettiano, l’artista ha espresso la sua anima attraverso la potenza della voce con il dono delle sue interpretazioni. Ho avuto modo di incontrarlo in due recenti occasioni: all’inaugurazione del Museo dedicato a Renata Tebaldi a Busseto (“Museo Renata Tebaldi  a Busseto: quando il mito trova casa”: http://www.mondoliberonline.it/museo-renata-tebaldi-a-busseto-quando-il-mito-trova-casa/41845/.) e alla conferenza stampa della “IV^ edizione degli International Opera Awards presentata a Milano” (http://www.mondoliberonline.it/iv-edizione-degli-international-opera-awards-presentata-a-milano/46032/). Che Renato Bruson fosse un grande cantante lirico, dominatore sul palcoscenico e profondo, poliedrico conoscitore della musica e degli animi umani, era per me fuori discussione non solo per la fama che lo precedeva ma anche perché la presenza in queste due occasioni mi aveva fatto percepire il magnetismo che emanava.

Ettore Tito Azzurri olio su tela cm 85 x 50 174x300

Guglielmo Ciardi, Barche chioggiotte a Venezia, olio su tela, cm 47 x 57

Ricordandomi all’improvviso di aver ricevuto un comunicato stampa e invito all’inaugurazione della mostra e con la mia sensibilità di scultrice, fotografa e scrittrice ho sentito che il Maestro Bruson non era soltanto uno dei più grandi cantanti lirici del mondo, ma che la sua voce si era profusa anche tra i colori e le personalità artistiche ovvero le opere da lui collezionate. Pensai che sarebbe stato interessante registrare i colori della verità della sua “voce”. Così ho proposto al Maestro di raccontare in una intervista della sua passione per l’arte e per la pittura e quindi della sua collezione da lui donata a Parma e agli Italiani.

Ero un po’ intimidita dal personaggio,  ma il giorno dell’incontro ho constatato durante l’intervista-conversazione il  suo desiderio e la semplicità di raccontare, i ricordi che si celavano ma sgorgavano a parole semplici come il vento che strappa le foglie dagli alberi e le trasporta dal passato al presente.

Una lunga e folgorante carriera di una personalità affascinante è quella di Renato Bruson che attualmente è docente presso l’Accademia di perfezionamento per cantanti lirici del Teatro alla Scala,fondata da Riccardo Muti nel 1997.

Masha Sirago e Renato Bruson copyright Masha Sirago 300x224

Masha Sirago intervista Renato Bruson -copyright Masha Sirago

Ecco cosa racconta il  Maestro Renato Bruson nell’intervista-conversazione: (video 11’30 by Masha Sirago,2014) https://www.youtube.com/watch?v=-Mz2oz812NE

1.Maestro Bruson, Lei ha donato insieme a Sua moglie Tita Tegano, una collezione di opere d’arte della seconda metà dell’Ottocento e primo Novecento. Come è nata la sua passione e il rapporto con la pittura?

R.Bruson: “Il rapporto con la pittura è nato per caso, perché mi sono piaciute sempre le belle cose. Quando ero ancora ragazzo e non avevo ancora i soldi per comprare queste pitture e opere d’arte; ma ogni volta che vedevo nei giornali, nei settimanali, nei mensili delle foto di queste opere, anche di altro periodo, ecc. però della pittura, conservavo i ritagli di giornali, conservavo tutto. Difatti a casa mia ho ancora ritagli di giornali dove si parla di queste mostre d’arte e della pittura, ecc.  e così piano piano è nata la cosa. Poi appena ho potuto guadagnare qualche cosa, prendere qualche soldo,  e li ho investiti tutti i miei soldi  in opere d’arte, la maggior parte dei soldi li ho adoperati perché mi piaceva tornare a casa e mettermi a guardare questa pittura. Così è nata la passione, e piano piano prima a rate poi quando ho potuto ho pagato intero….ho fatto una collezione che neanche io sapevo di avere così tanta roba, perché la maggior parte di questi quadri erano nei caveaux. E non avevo il tempo di dedicarmi ad aprire i caveaux e guardarli. Avevo solo quelli che non entravano nei caveaux, e gli altri li avevo quasi dimenticato e difatti adesso so che sono tanti. La decisione di darli alla Fondazione di Parma – avevo chiesto anche ad altri fondazioni ma mi avevano fatto dei problemi – e Parma è stata l’unica che ha deciso di prenderli tutti, sono addirittura venuti a visionarli ecc. poi anche il trasporto è stato fatto tutto a spese loro. Allora li ho dati a Parma, così ogni volta che finisco di lavorare a Milano che per tornare a Roma quando sono in macchina mi fermo a Parma e vado a vedermi un poco i quadri  e li vedo tutti assieme, finalmente li vedo tutti assieme, perché prima ne vedevo qualcuno fuori e basta.

2. Chi Le ha trasmesso la passione per il canto e la sensibilità per la pittura?

R.Bruson: Ma niente…la passione per il canto è venuta da sola, perché ho sempre  cantato anche da bambino,  facevo il solista in chiesa. Poi,  un po’ il parroco del paese, un po’ il sacrestano che sapeva le musiche mi hanno dato queste prime  nozioni di musica  e si può dire che nella mia vita ho sempre cantato, da bambino fino ad adesso,  perciò non è che me l’ha trasmessa qualcuno questa passione, ce l’ho sempre avuta.

Solamente che non avrei mai pensato che  sarei diventato cantante. Mi piaceva la musica, mai pensato di diventare cantante, perché io vengo da una famiglia molto modesta e in quei tempi era appena finita la guerra, avevamo neanche da mangiare e non per pagare i soldi per la cosa.

Difatti ho fatto l’audizione al Conservatorio,  ma avevo fatto l’audizione soprattutto per curiosità, e quando mi avevano chiesto che intenzioni avevo ho risposto che non avevo nessuna intenzione perché non avevo la possibilità finanziaria per studiare. Poi piano piano, invece, è venuta fuori questa cosa, molto piano piano. Eh….eh…(ride)

3. Quando è stato il momento che ha compreso che aveva una voce straordinaria e che cantare sarebbe stato il Suo futuro?

R.Bruson: Non è che mi sono mai illuso, da buon contadino, diciamo, non mi sono mai illuso di poter fare carriera, di poter essere… Eh…si! Perché sono sempre andato coi piedi di piombo, si può dire, perché  non mi sono mai montato la testa neanche quando ero arrivato, se sono arrivato.

4.Ha un ricordo particolare della sua carriera artistica che vuole raccontare?

R.Bruson: Di ricordi particolari ce n’è tanti, ma il più importante e più bello è quando ho fatto i debutti nei grani teatri, compreso New York, Metropolitan. E quelli sono stati dei momenti importantissimi, belli, ecc. ma il più bello di tutti è stato il debutto generale nel 61 quando debuttai a Spoleto e lì fu una cosa molto emozionante, però come le dico non mi sono mai montato la testa, anche perchè quell’anno –  avevo perso la mamma che ero bambino ma poi avevo mio padre che si era risposato – ma quell’anno del mio debutto è morto anche mio padre perciò mi sono  ritrovato a Spoleto da solo, per dire. E siccome davano anche una borsa di studio, sono andato avanti con una borsa di studio, poi piano piano…cinquantamila lire da una parte, cinquantamila lire da un’altra, insomma si andava avanti.

5.Quali opere da Lei interpretate Le hanno dato maggiori soddisfazioni e perché?

R.Bruson: Ma un po’ tutte, diciamo, perché ho sempre cercato di fare quello che l’autore ha scritto e ha voluto e desiderava di fare. Ho sempre cercato di rispettare, appunto, quello che ha fatto l’autore.

Sì, qualcuna forse sì mi ha dato più soddisfazioni dell’altra, però direi che son tutte quasi alla pari. Perché nel momento che stavo facendo un’opera mi piaceva quell’opera, ma quando ne facevo un’altra mi piaceva quell’altra. Perciò non mi sono mai affezionato a una precisamente, ci sono quelle che ho eseguito di più ma insomma…perché me lo chiedevano.

8. Renata Tebaldi e Maria Callas, cosa le dicono questi due nomi?

R.Bruson: Renata Tebaldi….sono tutte colleghe, ex colleghe con le quali non ho lavorato assieme. Le ho sempre sentite, per esempio, Maria Callas…..dopo tre anni che ho cominciato a lavorare è morta.

La Tebaldi è morta tardi, ma non l’ho mai conosciuta personalmente. Aveva una voce che è quella che si sente nei dischi e quello che si sente anche nelle testimonianze. Una voce stupenda, specialmente la Tebaldi, che la chiamavano “l’angelo della lirica” mentre l’altra era un mostro della lirica, veramente un mostro di palcoscenico, la Callas.

Mi dispiace solamente di non aver potuto lavorare specialmente con la Callas,  perché sarebbe stato una grande esperienza, ma sarei morto anche io, allora….eh…eh…perché sarei molto molto più vecchio di adesso.

5. Quando ha deciso di iniziare una vera e propria collezione d’arte? E’ stato coadiuvato da esperti d’arte durante la sua ricerca?

R.Bruson:La mia fortuna è stata che quando ho cominciato a girare gallerie, girare per vedere se trovavo qualcosa che mi interessava e mi poteva piacere, ho trovato questa galleria di Bologna. Poi siamo diventati amici e mi consigliavano cosa dovevo prendere e cosa non dovevo prendere. Sono stato fortunato in questo, perché queste persone di Bologna mi consigliavano bene. Ci sentiamo sempre continuamente, come ieri sera, e loro mi hanno sempre consigliato delle cose belle.

6. La collezione Bruson è composta da settanta….

R.Bruson:….uno*.

Settantuno opere.

R.Bruson: questa che è qui. Poi ce ne sono altre ma non sono qui….(eh…eh…)

7. Quali ritiene siano la qualità imprescindibili per un giovane cantante per affermarsi come Lei?

R.Bruson: Le posso dire una cosa: che sono cambiati molto i tempi, da quando ho cominciato io. Perché quando ho cominciato io  i maestri erano molto severi. Oggi sono severi solamente per finire insieme. Ma sono severi per  curare l’interpretazione, il personaggio ecc. Come non solo i direttori ma anche i registi: basta finire insieme che venga fuori un bello spettacolo e si chiude il sipario, ma il resto…Una volta, invece, quando si lavorava con i Serafin, coi Viotto, con questa gente del passato, con Gavazzeni, con Giulini era veramente un’altra cosa.

Grazie, Maestro Bruson, per la bella intervista.

P.s.:* Preciso che nel preparare l’intervista mi sono attenuta alle informazioni del comunicato stampa (http://www.studioesseci.net/mostra.php?IDmostra=1055) dove è scritto della donazione di “settanta opere”. Il Maestro Renato Bruson dichiara “settanta”.

(Riproduzione riservata. Video, testo e foto  ©copyright Masha Sirago, mashasirago@gmail.com)

 

 

 

 

 


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1 COMMENT

  1. By Giovanni Anni, 18 marzo 2019

    Grazie per le interessanti notizie su questa affascinante iniziativa del grande Renato Bruson . Perchè non organizzare una visita a Parma per le pitture offerte da Bruson e poi un ascolto di sue interpretazioni con la sua presenza ? A Lei pensare agli aspetti organizzativi.
    Arrivederci
    Giovanni Anni

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