Quando la Politica è assente il debito cresce

//   12 agosto 2011   // 1 Commento

Il dato più interessante del debito pubblico italiano che dovrebbe far riflettere è contenuto nella lettura dei grafici dai quali si possono trarre alcune importanti analisi.

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la curva del debito pubblico italiano

Lo Stato Unitario del 1861 nasce con un debito di soli 3,5 milioni di lire, che attualizzato ai valori di oggi varrebbe circa  14 mld di euro, dovuti sostanzialmente ai passivi apportati dai singoli stati pre-unità con il Piemonte e il Granducato di Toscana fra i più indebitati ed il Regno delle due Sicilie che invece risultava il più rigoroso nella gestione delle finanze pubbliche.

Nei primi cento anni della storia nazionale si assiste solo a due grossi shock del debito entrambi in corrispondenza delle due guerre mondiali quando a causa delle spese belliche il paese viene costretto a ricorrere al mercato dei capitali per poter finanziare le operazioni militari.

Forse come a voler festeggiare i suoi primi cento anni di vita nel 1961 si ha un dato sorprendente perchè il debito pubblico per la prima volta non aumenta nè in valore assoluto nè in relazione all’anno precedente salvo poi riprendere la sua regolare corsa dall’anno successivo fino alla seconda metà del primo decennio degli anni duemila  quando attraverso adeguate politiche monetarie di rigore abbiamo assistito ad un suo regolare calo.

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gli incrementi temporali del debito italiano

Analizzando invece l’andamento per quinquenni si può facilmente collocare l’origine del debito monstre anche lungo la linea temporale dei governi che si sono succeduti alla guida del paese.

Il dato principale che se ne può ricavare, a prescindere dal colore politico degli esecutivi in carica, è che i più grossi aumenti sia assoluti che percentuali sul periodo precedente si sono avuti quando la politica ha rinunciato al suo ruolo di guida del paese ed ha abdicato lasciando a terzi il compito di farlo oppure quando per giochi ed alchimie di palazzo si sono costruite maggioranze eterogenee e senza programmi condivisi andando più volte anche in contrasto con quanto era stato deciso dal corpo elettorale con il voto delle elezioni politiche.

In uno dei momenti più bui della vita repubblicana che ha segnato la fine di un’epoca storica basata sulla alleanza imperniata su DC e PSI, nei primi anni ‘90 e con la classe politica incapace di gestire sia il malcostume quanto la domanda di rinnovamento che arrivava dalla gente, la magistratura ha tentato quello che alcuni hanno definito un colpo di stato non violento mettendo sotto attacco quotidiano la politica quasi a volersene appropriare dei diritti e degli strumenti. Dal 1990 al 1994 il debito è esploso di ben 448 miliardi di euro una cifra che da sola vale oltre il 30% di tutto il nostro debito nazionale accumulato dal 1861 ad oggi. Un altro periodo di grande aumento del debito lo si è registrato tra il 1995 ed il 1999 quando a causa della fragilità della coalizione che sosteneva i diversi esecutivi che si sono avvicendati a Palazzo Chigi ( ben 4) quando si è aggiunto un debito complessivo di altri 287 miliardi di euro.

Nel 2007 quando si è verificata la prima grande tempesta finanziaria sui mercati internazionali che ha portato al fallimento di Lemhan Brother anche negli Stati Uniti vi era in carica un governo debole con gli indici di popolarità quasi azzerati ed avviato a terminare di li a tre mesi il suo mandato dopo quasi 8 anni.

Sembra singolare ma anche nel lontano, poi non troppo, 1992 quando il miliardario filantropo (pro domo sua) George Soros mise in ginocchio la nostra lira con il Quantum Fund costringendo l’allora ticket Amato e Ciampi ad una inutile difesa della moneta sui mercati con il risultato di aver bruciato una montagna di liquidità senza ottenere alcun risultato salvo poi chiedere agli italiani sacrifici durissimi.

Anche quando venne presa di mira la Gran Bretagna nel 92/93 si stava assistendo alle sfaldamento delle politiche di rigore e crescita che aveva attuato la signora Thatcher fino al 1990 e che i suoi successori non sono stati in grado di proseguire.

Quando vi è  un aumento di debito è  sempre per incapacità ma soprattutto per la estrema debolezza della Politica e della sua classe dirigente e sono proprio queste fasi di semi-assenza di una guida forte che portano alle crisi sui mercati finanziari globali e che fanno bruciare migliaia di miliardi nelle borse.


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1 COMMENT

  1. By roberto, 21 settembre 2017

    Complimenti per l’analisi lucida ed esaustiva, concordo pienamente sulle conclusioni.

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