Pubblico o Privato, una vecchia questione

//   3 ottobre 2018   // 0 Commenti

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Foto Monti 150x150In questi ultimi 20 anni la sanità pubblica ha fatto passi da gigante nella direzione di un ammodernamento e razionalizzazione delle strutture ospedaliere.
Sono stati fatti notevoli investimenti, anche se ricordiamo che l’Italia è sotto la media OCSE per spesa procapite, soprattutto nell’acquisizione di nuove tecnologie e nel miglioramento degli edifici.
Si è tentata una razionalizzazione dei presidi sul territorio chiudendo, o cercando di chiudere (non sempre questa operazione ha avuto successo a causa di resistenze locali) quelli con un numero limitato di posti letto.
Tutto bene? Purtroppo no.
L’efficienza e la razionalizzazione non possono non tenere conto di un elemento fondamentale: il paziente.
Chi ha bisogno di cure chiede sempre di potersi sentire al centro dell’attenzione del medico, pena il rischio di sentirsi trascurato e ritenere insoddisfacente la visita.

Chiaramente parliamo di patologie lievi, quelle che gli ospedali classificano come codici verdi e che, dopo lunghe ore di attesa, quasi sempre vengono disbrigate in pochi minuti.                                                                                Purtroppo questo accade per l’eccessivo ricorso ai presidi di Pronto Soccorso e per l’endemica carenza di personale delle strutture pubbliche.

Pazienti che poi cercano una risposta più soddisfacente presso quelle strutture ove svolgono il proprio lavoro medici che operano privatamente. Realtà dove il medico specialista è in condizione di poter dedicare tutto il tempo necessario per effettuare visite approfondite spesso accompagnate dalla possibilità di avvalersi contestualmente dei supporti diagnostici necessari.

E’ evidente che non si può cadere nell’annosa e sterile polemica sintetizzata dal quesito: meglio il pubblico o il privato?

Il mai definito rapporto tra sanità pubblica e sanità privata nasce esclusivamente dal fatto che non si è mai voluto riconoscere alla sanità privata il ruolo che essa potrebbe avere cioè quello di decongestionare le struttura pubbliche da una pletora di richieste che possono essere smaltite in centri più piccoli e a maggior capillarizzazione sul territorio, favorendo l’opera di prevenzione che è fondamentale per evitare lo sviluppo di patologie che nel lungo termine andrebbero ad incidere su una maggiore spesa per lo stato.

Integrare pubblico e privato attraverso una chiara definizione dei compiti di ciascuno?

Sarebbe l’optimum ma la risposta la deve fornire la politica

La salute è un patrimonio non solo dell’individuo ma della società tutta.

 

Vito Monti

Direttore dello Studio Diagnosico Pantheon


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