Prove tecniche di golpe istituzionale

//   17 ottobre 2011   // 0 Commenti

carabinieri1 300x200La doppia natura militare e di polizia dell’Arma dei Carabinieri continua a rappresentare per alcuni un’anomalia da sanare ed una contraddizione da risolvere. Infatti, da subito dopo la fondazione del Corpo dei Carabinieri Reali avvenuta nel 1814 nel piccolo ma bellicoso regno sardo-piemontese e sino ai nostri giorni, questa duplice essenza/valenza è stata più volte discussa e contestata, suscitando polemiche, invidie e rivalità, talvolta anche molto aspre tra i doversi corpi armati dello Stato con echi, contrapposizioni e ripercussioni in ambienti militari, politici e di governo.
In realtà, i Carabinieri, nati come forza militare e di polizia alle dirette dipendenze di Casa Savoia e quindi dello Stato Maggiore Reale (da ciò provengono i tradizionale alamari da allora portati orgogliosamente sui baveri delle loro uniformi ed ora copiati un po’ impunemente dagli altri corpi di polizia civile) sino dal loro inizio si sono guadagnati molto duramente, sia in pace che in guerra, il diritto di mantenere questa doppia peculiarità. Hanno infatti sempre espresso una maggiore efficienza operativa ed imparzialità rispetto alle altre Forze di Polizia e ricoperto un ruolo importante ed insostituibile nell’ambito delle Forze Armate. La validità della scelta iniziale ha quindi trovato conferma lungo tutto l’arco dei quasi due secoli della loro storia, che ha anticipato e compreso sino ad ora quella dell’Italia unita.
La proverbiale religione del dovere e del sacrificio, la fedeltà istituzionale, non disgiunte da una sorprendente capacità di adattamento e duttilità organizzativa, hanno contribuito nel tempo a creare e consolidare, in Italia ed anche all’estero, un’immagine altamente positiva dell’Arma. Ma la ragione intrinseca, il segreto della grande popolarità dei Carabinieri – peraltro riscontrabile in ogni sondaggio – sta nella loro straordinaria efficienza come nella loro connaturata vicinanza alla gente: sono infatti questi i veri motivi, non da tutti conosciuti e riconosciuti, della loro sopravvivenza nelle 4 più diverse situazioni storiche ed istituzionali, sotto la monarchia assoluta, poi statutaria e quindi liberale, la dittatura fascista ed infine la Repubblica democratica di oggi.

Riferimenti normativi e rapporti istituzionali

La nuova legge sul riordino dell’Arma dei Carabinieri (n.78/2000 successivo dl. 5 ottobre 2000 n.297) ne conferma la nature ed il ruolo militare. Ne fissa quindi e ne aggiorna gli specifici compiti istituzionali e militari elencando questi ultimi dall’art. 4 all’art. 11 dello stesso decreto.
L’intendimento del legislatore in questo caso è apparso coerente e conseguente a due leggi già operanti: la 121 del 1981 che prevede in Italia la presenza di due forze di polizia a competenza generale, una civile ed una militare, tra loro coordinate (nel cui testo, tra l’altro, l’Arma già da allora veniva definita Forza Armata in servizio permanente di pubblica sicurezza vds. art. 16) e, quindi la legge del 1997 sulla modifica degli alti vertici delle Forze Armate, che, affidando il loro comando unificato al Capo di Stato Maggiore della Difesa e prevedendone un bilancio unico, aveva di fatto già posto le premesse (anche amministrative) perché l’Arma dei Carabinieri (il cui bilancio, pur autonomo, era prima parte di quello dell’Esercito) assumesse il rango di Forza Armata.
Il conseguente distacco dallo stesso Esercito, a sua volta ridimensionato e ridotto nel numero con la graduale ed ormai totale abolizione della leva e la trasformazione dello strumento militare in una compagine volontaria e professionale, ha quindi fatto sorgere problematiche funzionali, logistiche e istituzionali, in parte risolte, altre auspicabilmente in via di soluzione, originate anche da reazioni e resistenze nell’ambito militare, come pure di alcuni ambienti del Ministero dell’Interno e della Polizia di Stato. In particolare questi ultimi, con la nuova legge dei CC, ha visto frustrate le loro mai sopite speranze di assorbire o inglobare l’Arma, non attraverso una sua improbabile smilitarizzazione (peraltro improponibile senza un suo radicale snaturamento), ma, piuttosto, ponendola alle dirette dipendenze del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, per ricoprire il ruolo che apparteneva al disciolto Corpo delle Guardie di P.S.. Un corpo armato militarizzato che, facendo capo allora all’Ufficio F.A.P. (Forze Armate di Polizia) della Direzione Generale della P.S. (con l’unica eccezione della specialità della Polizia Stradale che godeva di una propria autonomia operativa) svolgeva funzioni meramente sussidiarie, subalterne e di supporto, e veniva impiegato come massa di manovra per l’ordine pubblico, alle dipendenze dei funzionari civili di PS, cui spettava in via esclusiva l’effettiva gestione e responsabilità di tutti i servizi di polizia. L’organizzazione interna della pubblica sicurezza, prima della riforma del 1981, si basava infatti su tre principali componenti che reggevano l’intera struttura come le gambe di un tavolino: quella amministrativa/prefettizia, quella dei funzionari di polizia ed infine quella militarizzata, costituita dal Corpo delle Guardie di PS. Eliminata quest’ultima sulla spinta di un processo di accentuata e talvolta esasperata sindacalizzazione, il “tavolino”, rimasto effettivamente su due sole gambe, sembra stia tuttora cercando proprio nell’Arma dei Carabinieri il sostegno “militare” venutogli a mancare.
In ogni caso un eventuale assorbimento della Benemerita nell’ambito del Ministero dell’Interno potrebbe essere pretestuosamente proposto solo nel quadro di una presunta razionalizzazione di tutto l’apparato di sicurezza nazionale sul modello anglosassone, che porterebbe inevitabilmente ad un’unificazione dei diversi Corpi di polizia, in aperta contraddizione sia con i criteri di garanzia democratica (un solo corpo di polizia infatti non li offre e questa è una caratteristica peculiare dei regimi totalitari), sia con il dettato della 121/81 e la sua precisa scelta di disporre di due forze di polizia a competenza generale, una civile ed una militare, coordinate dall’Autorità di PS.
A tutto ciò si dovrebbe aggiungere l’intrinseca incongruenza di un provvedimento che comporterebbe l’assorbimento e/o l’asservimento dell’organismo di polizia più efficiente in un altro sicuramente meno efficiente e quindi incapace di gestire una struttura più grande e complessa.
Le percentuali di rendimento operativo dei Carabinieri risultano infatti nettamente superiori e preponderanti rispetto a quelle di tutte le altre agenzie di sicurezza nazionali: secondo le statistiche ed i trend più aggiornati del Ministero dell’Interno, l’Arma con i suoi 110.000 effettivi rappresenta, ormai da tempo, oltre il 70% dei servizi e dei risultati operativi in materia di sicurezza in Italia. Questa percentuale risulta ancora più significativa se viene rapportata al numero complessivo degli operatori delle altre forze di polizia oltre 380.000 unità, tra Polizia di Stato (110.000 u.) Guardia di Finanza (65.000 u.), Corpo Forestale dello Stato, Polizia Penitenziaria e polizie locali ed urbane (200.000 u.),che, quindi, tutti insieme producono appena il restante 30%.
Un Comandante Generale dell’Arma, in una audizione innanzi alla Commissione Difesa del Senato, tempo addietro, ha ricordato e ribadito che la militarità dell’Istituzione “costituisce un plurisecolare valore aggiunto del “sistema sicurezza” del Paese che, oltre ad essere uno dei motivi principali della sua efficienza, risulta funzionale alla gestione della stessa struttura diffusa capillarmente su tutto il territorio nazionale.
Ed ancora, ma questo, per pudore, non è stato detto, se non ci fossero stati i Carabinieri, cioè soldati + poliziotti, li avrebbero dovuti inventare, quantomeno per una banale legge di “super” mercato: paghi, poco, uno ma prendi due, con un risparmio del 50%. Cosa che nello scenario politico-strategico attuale segnato dalla sempre maggiore necessità di ridurre i costi, non mi sembra cosa da poco.

In questo scenario, tutto l’Occidente ed alcune aree come il Medio Oriente – su cui insistono vitali interessi strategici per le risorse energetiche – risultano tuttora seriamente minacciati, infiltrati e contagiati dal terrorismo suicida, alimentato dal fanatismo religioso islamico ed antioccidentale, sostenuto e sovvenzionato anche da gruppi criminali e dai servizi segreti dei cosiddetti stati “canaglia”, molto spesso con proventi di attività e traffici illeciti (droga, armi, immigrazione clandestina etc.), come si è riscontrato nei Balcani, in Afghanistan ed ora in Iraq.
Nelle diverse missioni svolte dalle Forze Armate occidentali ed alleate per stabilire o mantenere la pace, sono quindi emerse esigenze non solo militari, ma anche di sicurezza e di polizia per individuare ed identificare gli elementi di spicco delle reti terroristiche e delle organizzazioni criminali e quindi neutralizzare e disarticolarne le pericolose connivenze e complicità. Nella diffusa instabilità creata dal disordine, dall’illegalità, dalla guerriglia, dagli atti terroristici, e quindi nell’insicurezza generale, i gruppi dell’eversione e del crimine organizzato, coalizzandosi o addirittura mescolandosi trovano le maggiori opportunità per conseguire i loro obiettivi, gli uni di natura politico-militare e gli altri economica. In una situazione instabile infatti i traffici illeciti prosperano ed i relativi guadagni aumentano, consentendo ad entrambi di finanziarsi, sostenersi e crescere.

L’Arma dei Carabinieri nell’ambito delle Forze Armate.
Nelle missioni di supporto alla pace all’estero, definite spesso di polizia internazionale, come pure nelle operazioni più recenti di contro-terrorismo e di contro-insurrezione (possibili queste ultime solo nel caso si tratti di fronteggiare frange o fazioni comunque molto minoritarie), le Forze Armate dei Paesi occidentali sono state quindi chiamate sempre più spesso ad esprimere non solo capacità militari, ma anche capacità tipiche delle forze di sicurezza e di polizia.
Il concetto di Difesa si è quindi evoluto ed allargato nel concetto di Difesa e Sicurezza, dando maggiore importanza e visibilità a forze militari specializzate nell’attività di polizia (MSU Multinational Specialized Unit) e ritagliando uno specifico e quasi unico ruolo per i Carabinieri nell’ambito delle Forze Armate nazionali ed alleate.
L’Arma infatti, grazie alla sua doppia natura di forza militare e di polizia, è stata in grado d’integrarsi perfettamente nei contingenti militari interforze ed internazionali.
Oltre ad una indiscussa competenza in tutti i settori di polizia, i Carabinieri hanno dimostrato infatti una buona capacità militare ed una discreta autonomia logistica e di proiezione con alcuni assetti dedicati, sottolineando e valorizzando la propria militarità e specializzazione all’estero nei confronti sia di altre forze armate, sia delle formazioni di polizia internazionali.

A pensar male, dice Andreotti che di politica se ne intende, si fa peccato ma molto spesso ci si indovina.
Quanto sopra esposto è la semplice, “disarmante” ma inesorabile verità.Non c’è italiano che non sappia che il suo popolo, collettivamente parlando, si fida più dei Carabinieri che dei preti, magistrati, delle altre forze di polizia,di avvocati, medici e politici tutti insieme.
La notizia che però mi ha lasciato attonito e che, ovviamente ritengo falsa, è che il progetto di cancellare, di fatto, una Istituzione come l’Arma dei Carabinieri, progetto vecchio e più volte tentato da altri, più illustri politici, abbia avuto una brusca accelerazione proprio da questo Governo. Non ritengo possibile che un esecutivo votato ed eletto proprio sull’onda della preoccupazione dei cittadini per la loro sicurezza in generale possa, per il tramite del proprio Ministro dell’Interno, coltivare un disegno così terribilmente deleterio, tanto da inviare altissimi funzionari in Francia per studiare e mutuare eventualmente il metodo con cui quello Stato ha “incatenato” al comparto sicurezza ( senza giri di parole, il Ministero della Polizia) la Gendarmeria; essendo diverse le situazioni sociali, tradizionali e politiche, ciò che va bene per la Francia non è detto che possa andar bene anche per noi.
Ma il vero nodo, il punto centrale di questa storia, è che quanto non riuscì alla Sinistra dagli anni ’50 agli ’80, e cioè di scalfire il monolite Arma ottenendo però di infilare propri uomini all’interno della Pubblica Sicurezza, sindacalizzandola, sta riuscendo proprio a coloro che sembravano combattere l’estremizzazione delle Forze dell’Ordine.
Se è vero, ma continuo a non crederci, o almeno a sperare che non lo sia, non riesco a intravedere, a meno di non ricorrere a distorte fantasie, una motivazione logica, razionale.
La politica spesso, nelle sue forme deteriori, è la scienza per cui un burattinaio, un grande vecchio (chiamatelo come vi pare), riesce a perseguire un suo scopo, non sempre lineare e confessabile, per di più talora inutile e dannoso, attraverso il “dispendioso”.
Ovviamente, se per costruire una montagna di tradizioni, affetto della gente, riconoscimenti non solo caserecci ma da ogni parte del mondo, ci son voluti quasi 200 anni e soprattutto il sangue di chi ha offerto la sua vita per gli altri, per rovinare tutto quanto, assumendo responsabilità storiche di cui forse nemmeno si percepisce la portata, basta “poco”.
Spero che quel “poco” non faccia parte del Governo e non voglia punire i Carabinieri perché sono stati e sono fedeli allo Stato, chiunque lo abbia incarnato; fedeli allo Stato unitario si intende.
Non per caso quando ci furono in Italia prove tecniche molto dolorose di divisioni Nord-Sud, e mi riferisco alla Repubblica di Salò ed al resto del Paese, gli Alleati accettarono, mantennero ed esaltarono i Carabinieri in ogni più sperduto paese. I tedeschi, invece, ordinarono di deportare in primis tutti i Carabinieri, tutti e senza eccezioni, magari, per buon peso, fucilando gli ufficiali.
Non per caso l’assalto al Campanile di Venezia non finì in un bagno di sangue “padano”.
Avrei voluto vedere se invece di umili e tenacemente umani carabinieri ci fossero stati altri cosa sarebbe accaduto! Andatelo poi a spiegare che i mitra erano finti e che il cingolato era più un carro carnevalesco che armato.
E poi, non è forse vero che 110.000 persone formano un bacino elettorale di circa 2-3 milioni di voti? Meditate politici, meditate!

P.S. : tutte queste considerazioni, forse note ai vertici dell’Arma e della Rappresentanza militare (lo pseudo-sindacato interno) propongono altre due valutazioni.
O è tutto noto, chiaro, approvato, non ostacolato e quindi le alte gerarchie fanno la parte di quei megadirigenti che uccidono le aziende in salute per poter poi farle comprare ad amici degli amici a prezzi di saldo, dopo essersi prenotati sicuri posti alternativi, quando la nave dovesse affondare, lasciando coraggiosamente l’equipaggio al suo triste destino, oppure non si sono accorti di nulla o, peggio, hanno paura di esporsi per indicibili ma sospettabili motivi.
Giudichi, il lettore di Libero, se siamo in condizione di accettare che l’unica Istituzione Repubblicana nata circa 200 anni fa e passata indenne alle traversie prima brevemente elencate, possa essere cancellata da un “golpe” amministrativo, con la connivenza di tante scimmiette, talune in uniforme altre in gessato blu, che non vedono, non sentono e non parlano.


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