Protezione idrogeologica del territorio, tutela e valorizzazione dei beni culturali e questione istituzionale e amministrativa: tre questioni irrisolte nel nostro Paese

//   5 novembre 2014   // 0 Commenti

La difesa delle città d’arte dai disastri idrogeologici tra successi e insuccessi italiani


Alluvioni terremoti, frane, valanghe: le catastrofi naturali sono prevedibili. La difesa del suolo è una materia studiata e approfondita: esistono libri, inchieste e relazioni per sostenere la necessità della difesa e della garanzia dell’equilibrio idrogeologico del territorio. L’attuale patrimonio di conoscenze sulla “difesa del suolo” è il risultato di progressi scientifici e tecnici, incentivati dal verificarsi di catastrofi e dalla maggiore attenzione politiche di riduzione dei rischi ambientali.
Esiste un corposo complesso di leggi che regola la materia ma, nonostante la Carta costituzionale della Repubblica Italiana parli di «tutela del paesaggio» all’art. 9, manca un dettato specifico nell’ambito del patrimonio storico e artistico e nel contesto di promozione della ricerca scientifica e tecnica.
La conoscenza della problematica e degli strumenti per arginare il fenomeno avrebbero dovuto determinare una svolta decisiva in materia di governo del territorio e invece molto è rimasto solo a livello delle intenzioni, senza essere tradotto in azione. Nel corso degli anni il frequente ripetersi di episodi di dissesto idrogeologico è stato puntualmente commentato ponendo l’attenzione sulla “mancanza di cultura della prevenzione”.
Resta impellente un problema di inefficace prevenzione generale, in un territorio molto antropizzato, in cui spesso sono assenti interventi per la mitigazione dei rischi.
In Italia è concentrato il patrimonio artistico più esteso e importante del pianeta: la sua conservazione e valorizzazione pone enormi problemi, in particolare quello di rafforzarne la difesa rispetto alle catastrofi naturali. Le alluvioni di Firenze e di Venezia del 1966 ed il terremoto aquilano hanno dimostrato come la forza della Natura travolga la vita e l’opera dell’uomo.
A tale proposito l’Accademia dei Lincei per la difesa del nostro patrimonio artistico e culturale ha organizzato in questi giorni una serie di incontri per focalizzare l’attenzione su disastri dovuti ad eventi alluvionali.
“Alcune delle attività sviluppate in seguito a questi eventi, come la grandiosa opera di restauro delle opere danneggiate dall’alluvione di Firenze, hanno avuto grande successo e hanno richiesto significativi sviluppi scientifici e tecnologici, tali esperienze vanno comunicate e condivise con l’intera comunità scientifica internazionale, così come anche gli insuccessi” sottolinea il Prof. Giovanni Seminara, Accademico dei Lincei, e coordinatore del convegno.
Nella presentazione dell’incontro scientifico è stata illustrata la complessità del tema, “in cui confluiscono tre delle grandi questioni irrisolte del nostro Paese: il problema della protezione idrogeologica del territorio (e, in particolare, delle città d’arte), il problema della tutela e valorizzazione dei beni culturali e la questione istituzionale e amministrativa”.
E’ necessario, sottolinea Seminara, “il concorso di culture diverse e non abituate al dialogo: quella tecnico-scientifica a cui si chiede di offrire soluzioni strutturali o non strutturali al problema della difesa dal rischio alluvionale; quella giuridica, a cui si chiede di offrire strumenti per il buon funzionamento del complessivo sistema istituzionale da cui dipende lo sviluppo delle città e, inoltre, di individuare soluzioni alle svariate difficoltà che si incontrano nella fase di realizzazione delle opere di difesa (dai tempi della giustizia al contrasto della corruzione); quella della conservazione dei beni culturali, chiamata a curarne le ferite conseguenti ai disastri; infine, quella economica, che ci aiuta a collocare i temi della tutela nel contesto della questione dello sviluppo”.
Presieduto da Lamberto Maffei (Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei), il convegno “Resilienza delle città d’arte alle catastrofi idrogeologiche: successi e insuccessi dell’esperienza italiana” analizza il problema di come difendere le città d’arte, partendo dal “caso Venezia” e dal rischio di alluvioni dell’Arno nella città di Firenze. Dario Franceschini (Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo) parlerà della questione della difesa e valorizzazione dei beni culturali nel nostro Paese. Il convegno si inquadra nell’ambito dell’attività che il Segretariato delle Nazioni Unite denominato ISDR (International Strategy for Disaster Reduction) sta coordinando al fine di formulare un aggiornamento del cosiddetto Hyogo Framework for Action (HFA) 2005-2015: Building the Resilience of Nations and Communities to Disasters, un programma che promuoveva alcune azioni prioritarie per la riduzione del rischio.

Loredana Bontempi


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