Premio Nobel al Popolo Italiano

//   19 gennaio 2012   // 0 Commenti

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Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNA VITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

Sulla nave da crociera Costa Concordia ci ho vissuto un’intera settimana e ne conservo un ricordo indimenticabile. Era d’estate quando, per la prima volta, mi imbarcai a Civitavecchia su quella nave dalle proporzioni enormi e di una bellezza mozzafiato. Sfarzo, comodità, goduria erano le parole d’ordine.

Il benessere smodato era palpabile in ogni istante della giornata, troppo breve per gustare, godere e conoscere gli enormi spazi e le numerose offerte che proponeva l’organizzazione durante tutto il viaggio.

Costa Concordia era il gioiello fra le navi della flotta, orgoglio della cantieristica italiana. Una nave passeggeri ammirata ed invidiata. Quando approdava nei porti di mezzo mondo tutte le attività si fermavano lasciando il passo e la precedenza, a quella che poteva paragonarsi ad una signora dalla classe e dall’avvenenza  indiscussa.

Io, come tutti, affacciato dal parapetto del nono ponte (ne contava addirittura tredici) ammiravo le operazioni di avvicinamento e di appostamento alla banchina, salutando e mostrando soddisfazione per essere dov’ero e non a terra o su altre navi passeggeri che sembravano al confronto dei piccoli natanti.

La sera maledetta, quella del 13 gennaio 2012la Concordia, in viaggio nel Mediterraneo verso Savona per poi dirigersi a Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca, Cagliari, Palermo, ha urtato tra le 21.20.e le 21.40 gli scogli antistanti il porto dell’Isola del Giglio. Uno squarcio di almeno70 metrinello scafo ha prodotto una falla, impossibile da tamponare, dalla quale è stata imbarcata un’enorme quantità d’acqua.

L’evacuazione delle 4229 persone a bordo, tra equipaggio e passeggeri, è stata difficile ed elaborata, perché la nave in breve si è adagiata su un fianco, rendendo ancor più complicata la messa a mare delle scialuppe di salvataggio. Ancora oggi, nonostante siano trascorsi alcuni giorni, un numero imprecisato di persone risultano disperse e tragico è il numero dei morti accertati.

Fatalità o errore umano? Non è dato saperlo al momento, anche sela Procura della Repubblica di Grosseto ha chiaramente lasciato intendere di propendere per la seconda ipotesi, suffragata anche dal comportamento scorretto ed equivoco dell’ormai noto Francesco Schettino.

Non potevo risalire sopra!” – ha dichiarato, difendendosi dall’accusa di aver abbandonato la nave prima che le operazioni di salvataggio dei passeggeri fossero concluse. “Provate voi se vi riesce a risalire su una imbarcazione in quelle condizioni. Ci vuole un elicottero…ci vuole” – ha ripetuto il suo legale Bruno Leporatti.

Le dichiarazioni rilasciate dallo Schettino che non chiamerò Comandante, perché non ne ha la caratura, né la levatura morale e disciplinare. La sua è una posizione indifendibile, pregiudicata dal fatto che non si trovava là dove doveva essere, ma su una scialuppa di salvataggio, mentre a bordo regnava il caos e la disperazione. Si era messo in salvo lontano dai suoi uomini, sfuggendo ai suoi doveri, ai suoi compiti, alle sue responsabilità che indicano nel comandante la persona che non abbandona la sua nave, anche al costo della propria vita.

Egli non è, né potrà mai essere un vero Comandante, comunque vada a finire l’inchiesta. Ha disonorato il codice navale e soprattutto il codice etico e cavalleresco, del quale vanno fieri e si fregiano gli uomini di mare.

Neppure le dichiarazioni rilasciate nella conferenza stampa dall’Amministratore delegato della flotta, Foschi, mi convincono. Sono apparse generiche e dirette a scaricare responsabilità ad altri, che al momento assumono un amaro sapore e non fanno onore ad una gloriosa compagnia quale è Costa Crociere.

Comunque, il danno c’è stato, i morti pure e l’immagine negativa dell’Italia è finita per l’ennesima volta sui giornali e nelle case di mezzo mondo. Il comportamento tenuto dallo Schettino non rappresenta in alcun modo l’indole degli Italiani protesa a soccorrere chiunque si trovi in difficoltà, la sua figura è ingenerosa ed ingiusta. La stessa immagine triste della nave Concordia distesa su un fianco agonizzante, non dimostra l’efficienza e la preparazione della marineria nostrana, le cui qualità professionali ed umane sono state ampiamente dimostrate dal Comandante (lui si!) De Falco della Capitaneria di Porto di Livorno, apparse evidenti nella drammatica telefonata intercorsa la sera dell’incidente proprio con lo Schettino.

Abbiamo appreso che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano intende assegnare al Comune dell’Isola del Giglio la Medaglia d’oro al Valor Civile per lo straordinario aiuto prestato ai passeggeri dopo lo sbarco. E’ giusto e mi sento di condividerne le motivazioni.

Lo stesso spirito ed orgoglio con il quale accolsi la decisione di consegnare la medesima medaglia d’oro al Comune dell’Isola di Lampedusa che di emergenze umanitarie ne ha vissuto molte ed ancora oggi ne patisce le conseguenze.

Modalità e momenti differenti di aiutare il prossimo, entrambi appartenenti ad un’unica nazione che nel momento del bisogno si unisce nella solidarietà e non fa distinzione tra buoni o cattivi, ricchi o poveri, belli o brutti, bianchi o di colore.

Suggerirei ai componenti dell’Accademia di Stoccolma di assegnare il Premio Nobel per la solidarietà e la sopportazione al popolo italiano, se ciò fosse possibile.


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