Premio Made in Padova: alta moda, denim, gioielleria. Ecco i campioni del Fashion & Design

//   30 maggio 2017   // 0 Commenti

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Il trolley superleggero, il jeans personalizzato da abbinare alla borsa total black. O l’atelier sartoriale, dove l’idea dello stilista diventa prêt-à-porter. In tutti i casi, Padova è protagonista. Dai terzisti che creano capi o borse per le griffe del lusso o le infinite sfumature blu del denim, ai nuovi marchi che con materiali innovativi reinventano la borsa da donna, alle scarpe da lavoro stile sneakers, sino agli accessori personalizzati con gusto ed inventiva, come i bottoni o l’etichetta del jeans. È il “bello e ben fatto” padovano della moda, una filiera che ha saputo adattarsi ai cambi repentini del mercato, investire in ricerca e innovazione e vincere la sfida nel segmento alto del Made in Italy.

Innovazione coniugata a sapienza artigiana, ricerca, estetica, creatività. È il filo rosso che lega le storie di 12 eccellenze padovane del fashion e di una designer di gioielli, vincitrici della sesta edizione del Premio Made in Padova, dedicato quest’anno al Fashion & Design, promosso da Confindustria Padova con il contributo di Banca Patavina.

Sono le aziende: Bertha (Montegrotto Terme), Berto (Bovolenta), Ciack Roncato (Campodarsego), Euromark (Vigonza), Fashion Art (Limena), Full Spot (Campodarsego), Jeans Washing (Arzergrande), Officine della Borsa (Vigonza), Panther (Bovolenta), Riri (Padova), Sette Gioielli (Cadoneghe), Spring ʼ85 (Maserà di Padova) e la designer Lisa Grassivaro. Punte di diamante della filiera del sistema moda che, con occhialeria, cosmesi e gioielleria, ha sfiorato in Italia nel 2016 un fatturato di 84 miliardi di euro, di cui 62 miliardi di export, e che a Padova conta oltre 2.200  imprese, il 24% del totale veneto, con circa 14 mila addetti.

La consegna del Premio Made in Padova è avvenuta oggi a Villa Ottoboni di Padova nel corso dell’evento “Stelle d’Impresa 2017”, alla presenza di Sandro Vecchiato delegato Confindustria Padova alla Comunicazione ed eventi, Andrea Rambaldi presidente Sezione Moda di Confindustria Padova, Leonardo Toson presidente di Banca Patavina.

«Il Premio Made in Padova – dichiara Sandro Vecchiato, delegato Confindustria Padova alla Comunicazione ed Eventi – quest’anno accende i riflettori sui campioni del fashion e design, un sistema che a Padova conta oltre 2.200 imprese, il 24% del settore in Veneto, e un’espressione di punta del “bello e ben fatto”. Storie avvincenti di imprese che con sapienza artigianale, innovazione e coraggio affrontano il mercato con brand propri, inventano prodotti, affinano processi, creano il dettaglio che fa la differenza. Di fronte ai primi timidi segnali di ripresa, emulare l’esempio delle aziende leader è fondamentale. Una missione che anche quest’anno il Premio assolve pienamente».

«Le tre effe, Food, Furniture e Fashion – sottolinea Andrea Rambaldi, presidente della Sezione Moda di Confindustria Padova – sono quanto di più rappresentativo l’Italia possa vantare nella competizione globale. E la moda è il sistema per antonomasia, anche a Padova. Per filiera e varietà di prodotti, tutto deve rispondere a gusto e unicità. Le nostre imprese soddisfano gli alti standard del lusso internazionale e ne rappresentano il valore aggiunto, affrontano il mercato con marchi accattivanti il cui successo è decretato a livello globale. Ci sono, però, nuove sfide. L’attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale, la creazione di reti d’impresa per sfruttare appieno il vantaggio competitivo delle aziende driver che fanno da volano per l’intera filiera».

LE 12 AZIENDE PREMIATE E LA DESIGNER, CAMPIONI PADOVANI DEL FASHION & DESIGN*

BERTHA, LA MAGLIERIA SCOPRE L’E-COMMERCE. Il “Maglificio Bertha” nasce nel 1955 a Montegrotto Terme nel cuore dei Colli Euganei, dove ancora oggi sono realizzate tessitura e confezione dei capi. Radici nel territorio, attenta scelta delle materie prime e contatto diretto con la clientela internazionale delle Terme si consolidano in 60 anni di storia, che oggi si evolve nel tour esperienziale della creazione dei capi e nell’e-commerce. La dimensione familiare si è nel tempo allargata a collaborazioni con stilisti o giovani talenti degli istituti professionali. La sostenibilità ambientale, dalla lavorazione al risparmio energetico, è la nuova frontiera di Bertha.

BERTO, GLOBAL DENIM AWARD. Inizia 130 anni fa, nel 1887 a Limena, la storia di Berto Industria Tessile, con i tessuti per le vele destinate a Venezia. Si aggiungono poi i tessuti da lavoro, per la casa, la camiceria e infine il denim. L’artigianalità rimane un valore a cui le moderne tecniche industriali di produzione devono ispirarsi. Missione a cui, risponde, per esempio, il marchio “Blue Selvedge” per il denim lavorato con telai meccanici a navetta “Picanol”. Oggi Berto si propone come laboratorio di sperimentazione sia per i tessuti sia per i giovani talenti, grazie alla collaborazione con Studiopretzel. Sforzi premiati con il Global Denim Awards e il premio Best Fabric, entrambi nel 2015.

CIACK RONCATO, QUALITà TUTTA ITALIANA. Da 60 anni le valigie Ciack Roncato non smettono di viaggiare, cambiare materiali e dimensioni per essere sempre più versatili a bordo di aerei, treni e auto. Anche la produzione si era messa in viaggio, per trovare l’equilibrio tra costi di produzione, mutamenti del mercato e prezzo in vetrina. Poi, il ritorno a Campodarsego e il posizionamento nella fascia alta di mercato, più premiante. Quel che ci si aspetta, insomma, dal Made in Italy, a cui Ciack Roncato risponde con due nuovi marchi: “Baulificio Italiano” che ripropone il baule armadio da viaggio, e “Anima Libera” che punta su materiali innovativi come policarbonato e alluminio: leggerezza e resistenza Made in Padova.

EUROMARK, L’ETICHETTA è FASHION. I primi jeans prodotti in Italia non avevano l’etichetta, ci pensò all’inizio degli anni 80 Ottorino Stecca, un ragioniere con la passione della serigrafia che aveva acquistato i primi macchinari con il guadagno di due moto vendute. Le magliette serigrafate fruttano più di un anno di stipendio, tanto basta per iniziare l’avventura imprenditoriale a Vigonza, lungo la Riviera del Brenta. Dopo 40 anni, Euromark è leader nelle etichette per il settore moda (jeans e calzaturiero), ha in portafoglio i marchi più prestigiosi del fashion internazionale, premiata da creatività e innovazione, personalizzazione del prodotto, nuovi materiali come l’ecopelle e lavorazioni sostenibili (inchiostri e coloranti a “base acqua”).

FASHION ART, DOVE NASCONO I MODELLI D’ALTA MODA. Chi trasforma l’idea dello stilista, il modello in un capo da indossare? Negli atelier di alta moda, la risposta è: «Fashionart di Limena». Conoscenza dei processi industriali, caratteristiche dei tessuti e della chimica dei colori, unite alla sapienza artigiana di famiglia, sono gli ingredienti della scommessa imprenditoriale di Andrea Rambaldi. Nel 2008 nasce Fashionart, dopo una importante commissione per Chanel: esperienza tecnica, creatività e valorizzazione di tutta la filiera, dalla produzione cotoniera alla modelleria sino alla stireria, conquistano negli anni marchi come Valentino, Burberry, Chloé, Tom Ford, Luis Vuitton.

FULL SPOT, CON “O BAG” IL DESIGN TORNA POP. Storia recente, già di successo internazionale. La creazione più nota della Full Spot di Campodarsego, è “O Bag”, la borsa di gomma dalle linee semplici e morbide. Materiale pop che diventa icona di design, eleganza e praticità e che riassume le tre letture della lettera “O” del suo nome: One (unica), Own (personalizzata), Original (originale). La prima vetrina internazionale è al Salone del Mobile di Milano nel 2010, il successo è immediato e il brand approda a Parigi, Berlino, Tokyo, Las Vegas, Sidney. Dove c’è un appuntamento con il design che detta la tendenza, ecco i riflettori puntati sulla borsa di gomma italiana dalla linea inconfondibile, oggi in vendita in più di 50 nazioni del globo.

JEANS WASHING, TUTTE LE SFUMATURE DEL JEANS. Da lavanderia ad azienda delle infinite sfumature del Denim. Il marchio “Trebor” nato nel 1970 è un caso di innovazione che ha seguito i trend dell’abbigliamento. Il capo stropicciato sdoganato dalla moda casual negli anni Ottanta quando stirare con la piega non piace più, è l’occasione per reinventare l’azienda. In Trebor entra la conoscenza per governare il cambiamento: viene creato un laboratorio chimico per il trattamento dei tessuti, e oggi nello stabilimento di Arzergrande vengono prodotti più di 30mila capi al giorno con l’effetto del capo “vissuto” per marchi come Jacob Cohën, Zegna, Meeting, Marzotto (Valentino), Belstaff, Hugo Boss.

OFFICINE DELLA BORSA, IL LUSSO ALL BLACK. Borse, pochette, bracciali e accessori femminili in nero. Colore dell’eleganza per antonomasia, è il tratto distintivo delle creazioni di Officine della borsa. L’azienda nata a Vigonza alla fine del 2010 come piccola realtà artigiana, conta oggi una trentina di collaboratori ed è terzista per conto dei più noti marchi internazionali di pelletteria. Il design dalle linee essenziali, la cura del dettaglio e la personalizzazione per la cliente, l’attenzione a una produzione etica, la manodopera altamente qualificata sono ingredienti per trasportare il know-how in un proprio marchio: “Michael Soho”, che arriva oggi in boutique italiane selezionate.

PANTHER, “SNEAKERS” DA LAVORO. Scarpe da lavoro con il look accattivante delle scarpe sportive, perché dalle scarpe sportive inizia la storia di Panther. Nata all’inizio degli anni Ottanta a Bovolenta, Panther è la storia di un’azienda che evolve dal ruolo di terzista per marchi storici come Adidas, Diadora e Puma e reagisce all’esodo della produzione nel Far East reinventandosi come produttore di calzature da lavoro. Comfort e stile rivestono con  materiali leggeri scarpe e stivali per la sicurezza da indossare per lunghe ore di lavoro. Oggi Panther è presente in 33 paesi: dal Canada a Singapore, alla Nuova Zelanda e si sta attrezzando per le certificazioni USA.

RIRI, IL BOTTONE CHE MANCAVA. Riri è un’azienda svizzera specializzata nella produzione di cerniere lampo. Al business mancava un elemento: il bottone di alta fattura, specialità della padovana Cobra. L’integrazione è vantaggiosa, la fusione naturale. Riri trova a Padova, nel know how di Cobra, non solo prodotti di alta qualità ma oggetti belli, preziosi, che creano valore per il cliente business. L’inventiva, la capacità di anticipare le mode e dare forma ai desideri, sono il Dna di Cobra, che diventa asset del catalogo Riri. L’azienda svizzera, d’altra parte, ha alzato la managerialità della sede padovana e ottimizzato la produzione, permettendo il salto di qualità globale.

SETTE GIOIELLI, LA SCUOLA ORAFA SI RINNOVA. Mauro Sette apre il primo laboratorio orafo nel 1981 a Cadoneghe, dopo aver completato gli studi all’Istituto “Pietro Selvatico”. Dopo trent’anni di attività, si può considerare l’erede e il continuatore della scuola orafa padovana di artisti del gioiello, come Pavan, Sandi, Babetto, Piazza, Zanella, Marchetti, Visintin, Franzin e Zorzi. Curioso innovatore e sperimentatore di tecniche nuove per modellare i metalli preziosi e offrire sempre nuove soluzioni per una clientela che resiste alla crisi, Sette introduce elementi digitali nel suo laboratorio: dalla modellazione 3D alla vetrina sul web.

SPRING ʼ85, IL BOTTONE COME VERO ACCESSORIO. Il bottone metallico e i rivetti servono nei jeans e sono gli accessori anche di altri capi d’abbigliamento. Nel sali e scendi della moda, però, a fine anni Novanta spariscono dall’orizzonte. Gli si preferiscono altri materiali, arriva il velcro che minaccia il business dell’azienda di Maserà di Padova nata nel 1985. Quando torna il momento del bottone, Spring ’85 non si fa cogliere impreparata: il bottone si trasforma in vero accessorio, cambiano i materiali e il design. I clienti ora trovano un’azienda che anticipa e suggerisce, non solo risponde a una richiesta, e gioca la sua seconda giovinezza industriale nel mercato di nicchia della personalizzazione e dell’alta qualità.

DESIGNER LISA GRASSIVARO. Il nonno panettiere le ha trasmesso l’arte di lavorare con le mani. Lui impastava farina e acqua con il sale e il lievito, lei modella metalli preziosi. Architetto che decide di rimettersi in gioco e di seguire l’inclinazione per la creazione di gioielli, Lisa Grassivaro torna sui banchi di scuola dell’Istituto d’arte “Pietro Selvatico” per imparare a lavorare i metalli. L’approccio è artigiano: gli attrezzi di lavoro sono spesso recuperati nei mercatini dell’antiquariato, gli oggetti che ne vengono modellati sono invece totalmente contemporanei. Ispirati, però, alla regola doverosa dell’indossabilità. Gioielli come opere da indossare.

Arturo Elena2


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