Potere, affari, denaro e interessi. E’ la politica dell’estremismo islamico

//   21 agosto 2011   // 0 Commenti

kamikaze

L’attentatore era di un ragazzo di 16/17 anni. Con una carica esplosiva potentissima ha seminato morte e distruzione nella moschea di Ghundi in Pakistan, nel mese più santo dell’anno, il ramadan, il venerdì durante la preghiera nella moschea affollata di fedeli.

Il bilancio è drammatico, 50 morti e 119 feriti, molti dei quali in gravi condizioni. La tv ci ha mostrato le pareti insanguinate ed i muri crivellati da centinaia di proiettili e di biglie metalliche che componevano la miscela esplosiva che i nostri artificieri conoscono bene, ormai.

Questo ragazzo mandato al macello, non potrà sapere quanto sia stato inutile il suo sacrificio e nessuno mai potrà restituirgli il dono della vita da altri distrutta e manovrata.

Commetteremmo un grave, gravissimo errore sottovalutare questi episodi classificandoli come estranei al nostro mondo. Sarebbe altrettanto pretestuoso ed illogico bollare la questione limitandola a fattori esclusivamente religiosi o di lotte interne. Non è così per tutta una serie di ragioni, tutte scientificamente provate.

L’intelligence occidentale ha tracciato uno studio abbastanza chiaro e completo su come si muovono e dinamiche islamiche legate ai gruppi estremisti e fondamentalisti di natura terroristica. Costoro si muovono all’interno di un circuito capzioso ed estremo dettato da regole rigide e gerarchicamente militaristiche sotto la bandiera dell’islam, del quale si servono ed interpretano in forma distorta e strumentale per scopi tutt’altro che religiosi.

Sapienti menti e sopraffini calcolatori utilizzano i Kamikaze per conquistare con il terrore spazi di potere che altrimenti non avrebbero. Le bombe fanno paura, detenerle e utilizzarle sono un valido strumento per accentrare l’attenzione e tenere sulla corda ogni forma di governo, costretto  a collaborare e dialogare con chi commercia morte.

Peraltro, la storia terroristica medio-orientale, come quella cecena o slava, tutte, ci hanno insegnato che non si può combattere un nemico che non si conosce. Una delle regole essenziali è fare dei patti, degli accordi più o meno legali con chi nel territorio combatte lo stesso avversario, non ha importanza se questi siano ricercati o terroristi. Lo stesso Bin Laden, prima di diventare nemico giurato,  ai tempi in cui l’Afganistan era stato occupato dai Russi, collaborò lungamente con i servizi segreti americani ed a fianco a questi combattè per la liberazione del territorio.

Il potere, gli affari, il denaro, il fondamentalismo religioso, il dominio e la dittatura sui popoli, sono gli elementi solitamente presenti sul tavolo delle trattative sottobanco ed ufficiose. Argomenti sconosciuti totalmente a quel povero ragazzo pronto ad immolarsi in virtù di un disegno divino. Non può e non deve sapere quali siano le vere motivazioni che sono alla base del suo sacrificio, convinto com’è che da lì a poco si troverà annoverato tra i giusti e gli eroi.

E’ fin troppo facile manovrare adolescenti e ragazzi con la chimera della salvezza eterna, una volta al cospetto di Hallah. Non è un caso se la totalità degli attentatori hanno un’età media che varia dai 15 ai 20 anni.

Questi ragazzi possono essere, in Europa, in Italia, nelle nostre città, a passeggio per le vie di Roma, Milano, Siena, Reggio Calabria, Lecce, dovunque.

Fuggono dalla povertà, dalla miseria, oppure dalla dittatura, dalle guerre e giungono tra noi spinti da sentimenti altalenanti ed equivoci per i più svariati motivi. ed una volta giunti rimangono chiusi nelle loro tradizioni e si muovono all’interno dei loro gruppi di appartenenza. Regolari o in clandestinità non trapela nulla e tutto rimane ermeticamente sigillato e segreto. Cosa fanno e come pensano è un dubbio di difficile interpretazione.

I loro figli nascono nei nostri ospedali, studiano nelle nostre scuole, professano la loro religione e guai se le loro figlie femmine cercano di stabilire un contatto con i nostri ragazzi e le nostre abitudini. Lo abbiamo visto cosa accade: vengono uccise, senza pietà.

A Londra ed in America, non sono rari i casi scoperti di tentati stragi o attentati ad opera di ragazzi nati e cresciuti lì, ma provenienti da ambienti islamici.

Il pericolo esiste è inutile negarlo e dobbiamo attrezzarci affinchè ogni probabile tentativo venga scongiurato. Ospitalità e comprensione vanno bene, ma la fermezza e le regole vanno imposte da subito e di corsa, altrimenti si perderà il controllo di una fetta di popolazioni troppo diversa da noi e poco propensa ad accettare pedissequamente le imposizioni.

Per questo sono contrario alla costruzione di nuove moschee e luoghi di culto accentratrici e rivelatrici. Sono sufficienti quelle che ci sono ed a nessuno verrebbe in mente di vietare la libera preghiera dovunque e comunque, ma il nostro impianto religioso e tradizionale deve rimanere integro e fermo.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa l’uomo della strada su questo argomento: Moschea si o moschea no?


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