Populismo carismatico al capolinea

//   20 settembre 2011   // 0 Commenti

alfano formigoni

Lontano dall’Italia, seguendo su Rainews ciò che sta accadendo attorno al presidente del consiglio, tento di riflettere su alcuni fatti paradossali e inaccettabili del nostro Bel Paese.

Da un lato, quello di un presidente del consiglio che ha saputo costruirsi intorno una corte dei miracoli assolutamente incompatibile con la funzione ed il ruolo di un capo di governo in un sistema democratico.

Dall’altro quello, altrettanto abnorme, di una magistratura che in Campania è stata capace, contemporaneamente, di controllare sistematicamente oltre centomila telefonate del premier con la scusa di inseguire reati collegati a faccende di prostituzione e di oscuri traffici illeciti tra sesso e appalti, e, nello stesso tempo, di impedire la giusta condanna, per avvenuta prescrizione, di alcuni tra i più odiosi reati ambientali dell’inchiesta “Cassiopea”,connessi al traffico di rifiuti nel nostro Paese, transitata a livello giudiziario tra Santa Maria Capo a Vetere e Napoli.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: criminali ambientali salvati dalla malagiustizia e un presidente del consiglio per il quale si finirà con il richiedere al Parlamento italiano l’accompagnamento coatto.

Non mi dilungo sulla crisi di una magistratura che da oltre diciassette anni, ma ancor prima al tempo di mani pulite, agisce pressoché a senso unico, contro il pentapartito prima e contro Berlusconi da sempre, con un accanimento terapeutico che, se fosse applicato, a qualunque altro imprenditore o politico del nostro Paese, trasformerebbe l’Italia in un autentico orribile stato di polizia. Senza riforma della giustizia e un reale riequilibrio dei e tra i poteri la sovranità popolare rischia di diventare una mera dichiarazione di principio.

E’ un peccato e un grave danno per una maggioranza che, sostenuta da un voto popolare amplissimo, si era impegnata al cambiamento di questo andazzo. Una maggioranza che, alla prova dei fatti, sta perdendo la partita.

Mi interessa di più esaminare lo stato di disgrazia in cui sta saltando l’equilibrio politico sin qui retto dall’alleanza Pdl-Lega, con la crisi, a mio parere irreversibile, che ha colpito entrambe le due forze politiche e, in primis, i loro rispettivi leader.

Questo accade quando i partiti da associazioni regolate da meccanismi democratici fondati sulla partecipazione e sulla regola aurea di “ una testa un voto”, si trasformano in movimenti leaderistico- carismatici, senza sostanziali regole e legati alla figura del dominus cui viene assegnata ogni responsabilità e funzione decisoria. E’ la verifica della sostanziale volatilità e debolezza delle leadership carismatiche.

Accade così che, Berlusconi, sulla spinta di un consenso popolare che lo ha baciato in fronte per quasi vent’anni, finisca con l’avvitarsi nelle sue molte virtù e non meno consistenti vizietti che, si potevano, seppur a fatica, derubricare sul piano degli orientamenti affettivi e sessuali individuali, ma che assumono un ben diverso e deplorevole carattere quando, attorno al sesso e al giro di donne e droga, si tende a costruire da parte degli accusati di turno, un sistema di illecite partecipazioni alla spartizione delle torte di potere collegate agli affari e agli appalti interni e internazionali.

E accade, altresì, che nel partito prussiano del Senatur, sotto la spinta di una crisi economica che tocca, con tutti noi italiani, fasce consistenti del suo elettorato nordista, e, in particolare, la nutrita schiera dei giovani e bravi amministratori locali, si organizzino correnti e fazioni che costringono Bossi a designare quale suo successore a leader del movimento,tragicomicamente, quell’assai improbabile “trota” del suo figliolo.

Giunti al punto in cui si è arrivati : o si torna a ripensare globalmente la struttura di queste due formazioni politiche, o con loro rischia di saltare lo stesso sistema politico e di rappresentanza del Paese.

Alla Lega il compito di ritrovare al suo interno un equilibrio tra i colonnelli destinati a raccogliere l’eredità bossiana, mentre al Pdl spetta il compito non più rinviabile di procedere lungo la strada indicata da Angiolino Alfano e da Roberto Formigoni di un’immediata sterzata democratica del partito a tutti i livelli, con la bussola orientata verso la formazione della sezione italiana del Partito Popolare europeo, con quanti, a cominciare dall’UDC di Casini, a quella casa partecipano da sempre e con totale coerenza ideale e programmatica.

Tutti noi di FEDELIF, Federazione dei Liberi e Forti, abbiamo assunto questo obiettivo come stella polare della nostra iniziativa politica che intendiamo sviluppare con quanti condividono con noi interessi e valori ispirati al popolarismo sturziano e degasperiano, al di là degli stop di Cortina e delle velleità secessionistiche riproposte dalla Lega a Venezia.

Ettore Bonalberti- coordinatore del Nord di FEDELIF verso il PPE

Da Malta, 19 settembre 2011


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