PMI. Dibattito camera commercio Roma, nuove misure per accesso al credito

//   14 febbraio 2012   // 0 Commenti

IMG_0478

Convegno CCIAAL’economia reale, per resistere e superare la crisi, ha bisogno di decisioni che restituiscano alle Pmi una durevole prospettiva di accesso al credito e certezza sugli incassi, soprattutto da parte della pubblica amministrazione, al fine di rendere possibile un minimo di programmazione degli investimenti. Di questo si e’ parlato ieri a Roma nel corso del convegno ”Sosteniamo le nostre imprese: nuove misure per l’accesso al credito” organizzato dalla Camera di Commercio di Roma in collaborazione con l’Anspc, Unioncamere e la Camera di Commercio di Milano nella Sala del Tempio di Adriano.

Gli organizzatori del convegno fortemente voluto da Giancarlo Cremonesi, presidente della Camera di Commercio di Roma, hanno sottoscritto un appello congiunto a difesa e rilancio delle pmi italiane. In questo appello, si chiede al Governo italiano di adottare tutte le misure necessarie in sede europea per non penalizzare ulteriormente il canale del credito bancario ed evitare cosi’ possibili situazioni di credit crunch.

Alla presenza di esponenti politici di vari partiti, Cremonesi, insieme al presidente della Camera di commercio di Milano, Carlo Sangalli, e al presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, sono state illustrate le proposte per ridare fiato all’ economia. E cioè prima di tutto «consentire la compensazione fiscale alle aziende. Chi vanta un credito presso una pubblica amministrazione deve poterlo utilizzare per pagare le tasse», dice Cremonesi, «è un principio assolutamente condivisibile. Deve valere per le imposte locali come per quelle nazionali. Comune e Regione sono già d’ accordo con noi e c’ è una legge già approvata in questo senso ma inutilizzabile perché manca il regolamento di attuazione. Serve dunque un passaggio del governo e del Parlamento». Ancora, «è assolutamente necessario allentare i parametri di Basilea 3 che regolano l’ accesso al credito delle piccole e medie imprese». «Noi – continua Cremonesi – come Camera di commercio siamo pronti a mettere le nostre risorse in gioco come garanzia per l’ accesso al credito delle imprese in difficoltà. Le pubbliche amministrazioni devono però saldare i debiti in tempi più rapidi e dove non riescano a farlo devono certificare i crediti delle imprese per far valere i titoli come garanzie presso le banche». C’ è però una situazione di urgenza: «Le imprese romane vantano crediti presso lo Stato o le amministrazioni pubbliche per almeno 7 miliardi. Se non arrivano subito 400-500 milioni l’ economia locale rischia di fermarsi del tutto», conclude Cremonesi.

”La domanda di finanziamenti – afferma Francesco Bettoni, presidente Unioncamere Lombardia – soprattutto per gli investimenti, da parte delle imprese e’ in costante calo. La domanda che ci si pone e’: sono le imprese sfiduciate che non chiedono finanziamento e ne chiedono meno o sono le banche che hanno chiuso i rubinetti? Probabilmente la verita’ sta nel mezzo. Nel frattempo bisogna preoccuparsi per fare arrivare ossigeno alle Pmi perche’, diversamente, scompaiono. Nel nostro Paese – conclude Bettoni – ci sono oltre sei milioni di pmi e non si puo’ permettere che cio’ accada”.

Deve essere chiaro“, hanno ricordato i rappresentanti della Camera di Commercio di Roma, dell’ Unioncamere Nazionale e di quella Lombarda, “che nessuna ipotesi di uscita dalla recessione e’ immaginabile, senza una tempestiva riattivazione di flussi di finanziamento verso le pmi, che rappresentano, con il 98% di partecipazione, la spina dorsale del sistema produttivo“. Al convegno erano stati invitati anche Franco Bassanini, presidente della Cassa Depositi e Prestiti e l’on. Marco Causi.

”L’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito – afferma Ercole Pellicano’, presidente Anspc – in questa stagione dell’economia nazionale, sostiene decisamente la rivitalizzazione degli affidamenti alle pmi, attraverso strumenti che consentano, parimenti, per le banche, di contenere il rischio di credito”.

“Tale processo – continua – puo’ mettersi concretamente in moto attraverso un adeguato Fondo Centrale di Garanzia, accordi con Istituti, tipo Sace, per l’applicazione del reverse factoring, polizze di assicurazioni a copertura, l’accelerazione del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, per passare dagli attuali 240 ai 60 giorni previsti dall’emendamento europeo del 2010, la moratoria ex lege, per chi non ne ha beneficiato in passato”.

“Un ulteriore passaggio importante – conclude Pellicano’ – e’ ‘l’umanizzazione’ del rating per evitare che, negli affidamenti, esso sia l’elemento sovrano, raccogliendo solo la valutazione del bilancio, del sistema, quella settoriale, quella del rapporto bancario, nonche’ la dimensione”.

Circa il 46% delle imprese pmi manifatturiere che si è rivolto alle banche negli ultimi 6 mesi ha incontrato difficoltà nell’accesso al credito. Questi i dati resi noti dal presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello nel corso del convegno dedicato al tema dell’accesso al credito. In oltre “un terzo dei casi le restrizioni sono legate a un inasprimento dei tassi – ha spiegato il presidente – dovuti anche o soprattutto all’aumento dei costi per le banche”. Altri problemi riguardano la limitazione dell’ammontare del credito richiesto e la domanda di maggiori garanzie reali ma “in prospettiva temiamo anche una crescita delle richieste di rientro del fido bancario anche verso clienti considerati affidabili”. Per questo secondo Dardanello “sono molto concreti i rischi di riduzione del credito che potrebbero derivare dall’adozione di regole troppo e inutilmente restrittive a carico delle banche con conseguenze pesanti per i piccoli imprenditori già alle prese con una crisi senza precedenti”. “In questo momento – ha sottolineato il presidente di Unioncamere – le scelte europee in materia di credito sono decisive per dare alle piccole e medie imprese l’ossigeno necessario di cui hanno un estremo bisogno”.

Il tessuto delle Pmi rischia di scomparire sotto i colpi della crisi. Noi come Comune siamo stretti da una dinamica di patto di stabilità che va denunciata con forza“. A dichiararlo Gianni ALEMANNO, sindaco di Roma, intervenuto ieri al convegno ‘Sosteniamo le nostre imprese: nuove misure per l’accesso al credito’, presso il Tempio di Adriano. “Il patto di stabilità è ormai una merce datata: oggi che la spesa corrente degli enti locali è fortemente limitata, continuare con un patto di stabilità così com’è concepito è un controsenso. Bisogna insistere sui fondi di garanzia, che servono a salvare la vita di tante Pmi e in futuro possono contribuire ad orientare politiche virtuose“.


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *