Un altro successo nel mondo della medicina

//   7 settembre 2011   // 0 Commenti

medicinaSono positivi i risultati dei primi test sull’uomo del pancreas artificiale “made in Italy”: il sistema automatico, ideato da un gruppo di ingegneri e medici coordinati dal bioingegnere Claudio Cobelli dell’università di Padova, è stato sperimentato tra Italia, Francia e Stati Uniti.

Una trentina i pazienti ricoverati e colpiti da diabete di tipo 1, ossia il diabete giovanile, scatenato dalla distruzione da parte del sistema immunitario delle cellule beta del pancreas che producono insulina. Dai dati raccolti è emerso che il sistema è in grado non solo di semplificare la vita al paziente, monitorando costantemente la glicemia e dosando in modo automatico la giusta insulina da infondere, ma anche di ridurre di ben cinque volte il rischio di pericolose crisi ipoglicemiche.

Questi risultati, frutto della collaborazione tra l’università di Padova e quella di Pavia, fanno ben sperare i ricercatori, che hanno presentato il loro pancreas artificiale a Milano in occasione del congresso mondiale della Federazione Internazionale per il Controllo Automatico (Ifac). “Siamo riusciti a creare un sistema automatico che agisce in modo intelligente proprio come fa il nostro pancreas – spiegano – abbiamo sviluppato un controllore automatico che fa comunicare tra loro i sensori sottocutanei che misurano la glicemia e le pompe che infondono l’insulina. I test hanno dimostrato che l’uso di questo sistema riduce di cinque volte il numero di crisi ipoglicemiche rispetto alla terapia tradizionale in cui è il paziente a determinare manualmente la dose di insulina inoltre aumenta il tempo in cui i livelli della glicemia stanno all’interno dell’intervallo ideale”.

Lo sviluppo del pancreas artificiale rientra in una serie di grandi progetti di ricerca internazionali finanziati dall’Unione Europea, dai National Institutes of Health (Nih) statunitensi e dalla Juvenile Diabetes Research Foundation (Jdrf). Nei prossimi mesi saranno condotti nuovi test su altri 48 soggetti, ed entro il 2014 dovrebbe partire la sperimentazione al domicilio dei pazienti.


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *