Piuss, 135 milioni di fondi europei a rischio

//   13 gennaio 2012   // 0 Commenti

piuss 300x208Sono 21 i Comuni toscani che hanno presentato progetti per i Piuss finanziabili con fondi nazionali (Fas, Fondo per le aree sottoutilizzate) ed europei (che transitano attraverso il Por, il Piano operativo regionale), per un ammontare di 350 milioni circa a fronte dei 135 milioni messi invece a disposizione. In tutto, ad oggi risultano finanziati 11 Comuni mentre 2 proposte (quelle di Piombino e Prato) sono già decadute. Solo che sullo stato di avanzamento delle altre per l’accesso ai finanziamenti non v’è certezza e, mentre il tempo passa, il rischio che questi fondi restino inutilizzati si fa concreto. E dunque: «Quanti finanziamenti stiamo perdendo? E perché? Cosa si è fatto per attivare le forme di partenariato pubblico/privato che avrebbero potuto contribuire a scongiurare la perdita dei finanziamenti? Che ne sarà delle risorse non impiegate dai Comuni per decadenza dei progetti?» A volerlo sapere sono i Consiglieri regionali del Pdl Stefano Mugnai e Nicola Nascosti (Vicepresidente Commissione Sviluppo economico), che su questa materia interrogano la giunta regionale chiedendo risposte dettagliate in forma scritta.

Sì perché qui si tratta di soldi importanti, destinati a opere d’impatto su tutto il territorio regionale: si va dal recupero della Fortezza Medicea e del Palazzo della Fraternita ad Arezzo, fino all’intervento che a Carrara dovrebbe creare spazi commerciali e di mercato nel Castello Malaspina. A Lucca sono stati attribuiti fondi per il Teatro del Giglio e per il Nuovo Anfiteatro, ma anche per contrastare il disagio attraverso un Centro per attività e per altre finalità legate allo sviluppo cittadino. Pisa li userebbe poi per valorizzare le proprie mura, mentre Pistoia restaurerebbe tra l’altro l’antico ospedale del Ceppo e Montevarchi (Ar) recupererebbe il Teatro Impero, lo sferisterio e le mura medievali. Insomma, tanta roba: «I Piuss (Piani di sviluppo urbano sostenibile) rappresentano – si legge infatti nel primo paragrafo dell’interrogazione – lo strumento attraverso il quale la Regione Toscana intende dare attuazione alle politiche di sviluppo economico e sociale in aree urbane delineate nell’Asse V del Por (Competitività regionale e occupazione)». La finalità di ogni Piuss, spiega il documento di Mugnai e Nascosti, «è quella di progettare un insieme coordinato di interventi, pubblici e privati, per la realizzazione, in un’ottica di sostenibilità, di obiettivi di sviluppo socioeconomico, attraverso il miglioramento della qualità urbana e ambientale».

Ecco, ora questi Piani in Toscana sono a rischio talvolta in parte, ma talvolta anche per l’intero, con grave pregiudizio proprio per ciò che si propongono: lo sviluppo e il sostegno alle aree urbane su cui insistono. Da cosa dipende? Dall’ammontare in quota parte dei finanziamenti che stanno via via decadendo a causa, specifica l’interrogazione, «di ritardi nel rispetto degli adempimenti, patto di stabilità, ricorsi in sede di appalto». Funziona così: se entro i termini previsti per la presentazione della domanda di finanziamento o dell’avvio degli interventi risultano inadempienti un numero di operazioni il cui costo complessivo corrisponde almeno al 70% del PIUSS ammesso a finanziamento, l’intero Progetto finisce a carte quarantotto.

Ora, dopo che già due proposte sono saltate, gli esponenti del Pdl vogliono sapere con chiarezza cosa ne sia di tutte le altre: «Risultano attualmente finanziati – affermano Mugnai e Nascosti nella loro interrogazione che fonda i dati sulle comunicazioni ottenute dagli uffici della giunta regionale – 11 Comuni in tutto. A che punto siamo?» I quesiti formulati lo chiedono in dettaglio: «Quanti finanziamenti stiamo perdendo (importo totale suddiviso per progetto e per Comune) e per quali motivi?», domandano senza fronzoli gli esponenti del Pdl. E ancora: «Quali sono i partenariati pubblico/privato previsti in tutti i progetti? A cosa si deve la scarsa propensione all’attivazione sin dall’inizio di forme di finanza strutturata e di partenariato pubblico/privato? Quali strumenti ha attivato la giunta regionale per la promozione della partecipazione dei privati a tali iniziative? Come la Regione impiegherà le risorse non utilizzate dai Comuni? A chi o a cosa saranno destinate?»


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