La fine dei giacimenti di petrolio si avvicina. Produzione già insufficiente nel 2014?

//   9 agosto 2011   // 1 Commento

Di Beniamino Cretaestrazione petrolio 300x189Che il petrolio sia una fonte esauribile, non c’è ombra di dubbio, lo sanno anche i bambini. Che sia prossimo ad esaurirsi nei prossimi anni, è un data di fatto a cui non molti hanno ancora pensato. C’è chi afferma che la produzione di petrolio, complice la guerra e la crisi economica, sia già in calo in tutto il mondo a partire dal 2007. Questo perché le scoperte di nuovi piccoli giacimenti, spesso di cattiva qualità e difficili da raggiungere, non riescono a rimpiazzare il prosciugamento dei pozzi attualmente sfruttati.

Quando il prezzo del petrolio ha cominciato a salire, tutte le economie sviluppate sono andate in crisi, come era successo negli anni Settanta.
Altri sostengono che dal 2014, quindi tra appena 3 anni, la produzione globale di idrocarburi non riuscirà più a far fronte ai consumi mondiali. Ciò a causa sia dei consumi occidentali che del significativo incremento dei Paesi Emergenti BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) che si ostinano a voler seguire i nostri passi nel consumo di risorse.
Emerge quindi un problema di strategia.
Il nostro modello di sviluppo basato sui cicli aperti, sul consumo non controllato e sulla produzione di rifiuti ed emissioni non è perpetuabile a lungo. Deve essere abbandonato al più presto. E per tale ragione non può nemmeno costituire un esempio per quei miliardi di popolazione che si affacciano ora sulla soglia della ricchezza e che sembra abbiano confuso a loro volta il benessere con il consumo.
Gli stessi modelli economici, e persino le forme di Stato (si pensi alla fiscalità e alle forme di welfare) elaborate in momenti di crescita sostenuta dall’energia abbondante e a basso costo, non sono più validi in momenti di stagnazione o di decrescita, come quelli che si profilano innanzi.
Nessuna fonte alternativa potrà fare per noi quello che hanno fatto i combustibili fossili nel secolo scorso. In un qualunque sistema, la crescita è solo una fase transitoria, instabile. Si sperimenta una volta nella vita, non può certo continuare per sempre.
Su questo una nuova consapevolezza si sta diffondendo nella società. A mano a mano che il petrolio a buon mercato comincia ad esaurirsi e gli effetti della crisi non solo economica ma anche ecologica si fanno sentire, sempre più persone si stanno convincendo che uno stile di vita diverso è possibile, anzi necessario. Molti movimenti della società civile sono già avanti in questo percorso.
Chi rimane indietro, paradossalmente, sono proprio le accademie e le istituzioni politiche, fossilizzati sul vecchio paradigma che hanno appreso nel passato, ovvero la crescita, il PIL, le grandi pere, le mega centrali ecc..
Perché avvenga questo salto di paradigma e una nuova consapevolezza diventi patrimonio diffuso, sarebbe forse necessario convertire le transazioni umane, non solo in Euro, ma in ore di sole equivalenti, oppure in ore di lavoro umano. Solo così potremo essere coscienti del valore di una maglietta o di una bottiglia di plastica, e magari cominceremo anche a farne un uso migliore e più oculato.
<<  Mi viene da pensare: ma voi dove sarete, cosa starete facendo nel 2014?
Ha ancora senso continuare a dormire tra due guanciali? >>


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1 COMMENT

  1. By riccardo pelizzo, 22 settembre 2017

    Il problema è vero ma i dati forniti non sono completamente esatti.
    L’Agenzia mondiale per l’energia stima che le riserve mondiali di petrolio ammontino a 1293 miliardi di barili-quantità che dovrebbe essere sufficiente a coprire il fabbisogno energetico mondiale per i prossimi 38 anni.
    cordialmente
    rp

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