«La bellezza è armonia delle proporzioni» Intervista al chirurgo estetico Carlo Alberto Pallaoro

//   28 settembre 2018   // 0 Commenti

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Una linea sottile divide l’amor proprio, la cura di se stessi dalla vanità. In un’epoca storica in cui l’immagine è fondamentale e se non dice tutto quanto meno dice molto della persona che ci si trova davanti, se l’abito non fa il monaco poco ci manca. Al di là di chi ben pensa e antepone lo spirito alla carne, spesso da piedistalli che poco hanno a che fare con la vita reale, c’è poi l’esistenza di chi ogni giorno deve rapportarsi con il mondo esterno e magari, in presenza di difetti fisici, lo fa con un tasso di sicurezza e autostima erosi dalla scure del giudizio, proprio ancor prima che altrui, che contribuisce a svilire e a deprimere o comunque a condizionare il modo di relazionarsi nella società. In poche parole i tempi cambiano e con essi i costumi e se nella Grecia di Platone un po’ di porpora sui vestiti e oli profumati bastavano a proiettare un individuo in un immaginario ideale di bellezza e benessere, oggi non si può pensare di precludere il progresso scientifico da tematiche simili. E allora ben venga la mastoplastica additiva (intervento di ingrandimento del seno) o una rinoplastica (intervento di correzione del naso) purché abbiano come effetto il risollevamento dell’animo di qualcuno. L’importante è che il tutto avvenga nella massima e certificata sicurezza, con metodologie e strumentazioni all’avanguardia che tutelino la salute del paziente. Il resto è opinione e conta poco o nulla. La normalità come concetto evolve e muta forma e confini con il passare delle epoche.
Se si parla di interventi di chirurgia plastica in Italia non si può non citare l’esperienza decennale di un vero guru. Ribattezzato il chirurgo dei vip, direttamente dal suggestivo Palazzo Ezzelino di via Santa Lucia a Padova, il dott. Carlo Alberto Pallaoro, nella sua clinica estetica Pallaoro Medical Laser, rappresenta un esempio di eccellenza e successo assicurato nel settore. In esclusiva per Spraynews.it il chirurgo estetico con trentacinque anni di esperienza alle spalle ha voluto raccontarci il suo mondo.
Dott. Pallaoro che idea si è fatto del trapianto facciale che è andato in scena negli scorsi giorni a Roma?
«Premesso che non ho alcuna intenzione di giudicare il lavoro altrui, un intervento di trapianto facciale credo che sia una delle cose più complicate che ci siano nel campo della chirurgia plastica. Il caso era poi complesso, trattandosi di una paziente non vittima di incidente bensì di una malattia a livello muscolare e nervoso che ne ha ulteriormente complicato il trattamento. La vascolarizzazione dei tessuti non c’è stata e questi sono andati in necrosi e ciò ha comportato un rigetto dell’innesto. Temo che questo sia stato più l’intervento della ricerca e dei “sogni”, sono pochissimi i casi di riuscita di operazioni analoghe. Credo che ci siano tecniche e metodologie molto più conosciute, già attuate e certificate per interventi di questa importanza.»
Considera dunque l’intervento alla stregua di un tentativo andato male e da non replicare?
«Penso che il trapianto facciale vada affrontato con una pianificazione alle spalle diversa. I tessuti devono essere accuratamente preparati, non in una situazione di stress in cui una faccia viene presa da una parte e messa in un’altra. Allo stato attuale delle cose ritengo che il caso della signora a Roma andrebbe trattato con le tecniche tradizionali, credo che una tipologia di chirurgia così impegnativa e rischiosa possa essere evitata. Esistono già diverse metodologie per la ricostruzione del naso o protesi ossee per la ricostruzione mandibolare. Tutte esperienze consolidate e ripetute nel corso del tempo.»
Riguardo il lavoro nella sua clinica, utilizzate tecniche particolari?
«Utilizziamo il laser come strumento per le incisioni, ci consente di andare a tagliare gli strati della cute con una precisione e una decisione maggiori, con una fuoriuscita di sangue minima. Eseguiamo di continuo interventi di addominoplastica, torsoplastica, lifting dell’interno coscia, tutti interventi di una certa importanza e con perdite minime di sangue. Eseguiamo inoltre un’anestesia locale e non generale che comporta l’intubazione del paziente. Una volta terminata l’operazione l’effetto passa da anestetico ad analgesico per cui anche il decorso post operatorio avviene senza alcun tipo di dolore. I pazienti possono lasciare la clinica già il giorno successivo, alcuni addirittura il giorno stesso»
Quale è il tipo di intervento più richiesto dalla sua clientela?
«Sicuramente la rinoplastica (intervento di correzione del naso, ndr) è il più richiesto. Segue la mastoplastica additiva (ingrandimento del seno, ndr). In questi anni è invece in forte ascesa l’intervento di trapianto dei capelli. Nella nostra clinica abbiamo aperto un reparto apposito e specifico solo per questo trattamento e credo che sia un servizio in evoluzione. Un po’ come nella dentistica degli anni ’80 in cui anche in presenza di evidenti problemi dentali spesso non si faceva nulla, oggi sarebbe impensabile una cosa del genere. Ecco penso che il trapianto di capelli diventerà un tipo di intervento assolutamente normale»
Quanto è importante affidarsi a metodologie sicure e comprovate per un successo assicurato negli interventi?
«Trovo che sia uno degli aspetti più interessanti di questa disciplina. Eseguire un’operazione in regime di normalità comporterà senza dubbio un risultato normalmente corretto. La ripetizione del gesto porta poi a un risultato impeccabile. Nella mia clinica siamo in ventisei e ognuno contribuisce con le sue competenze al lavoro del gruppo, garantendo un feedback di tutto il lavoro svolto per minimizzare i problemi per il paziente»
Come si sposa secondo lei la chirurgia estetica con il concetto volatile di normalità, inteso come la percezione che ha il pubblico della disciplina in relazione alla vita di tutti i giorni?
«La chirurgia estetica, come altre branche della disciplina medica, è un servizio per la cura del corpo umano e come tale è in evoluzione. Se come accennavo prima la dentistica è ormai una branca totalmente assorbita nel corredo mentale delle persone, non vedo perché non possa esserlo la chirurgia estetica. Se una persona ha un naso sproporzionato rispetto al viso, o un seno svuotato o troppo pronunciato bisogna semplicemente entrare nell’ordine delle idee che esistono servizi per correggere queste caratteristiche. Invece di soffrire e creare dei meccanismi di compensazione psicologica si può andare direttamente alla radice della problematica e risolverla»
Ci aiuti a sfatare un mito, anche gli uomini si prestano a interventi di chirurgia estetica o è una branca ancora esclusivamente riservata alle donne?
«Assolutamente. Moltissimi uomini si rifanno le palpebre, le famose borse che si manifestano con l’avanzare dell’età. Molti richiedono il lifting al viso, se dovessi azzardare una stima penso che nella nostra clinica siamo in una situazione di cinquanta e cinquanta, moltissimi uomini si rivolgono a noi e credo che anche questo si riferisca a quel processo di evoluzione sociale di cui parlavamo. Tra gli altri interventi più richiesti dai maschi c’è quello per risolvere la roncopatia (russamento cronico, ndr), l’uvulo-palato-faringoplastica, in cui, sempre tramite l’ausilio del laser, riduciamo la parte del palato molle che vibra ed è responsabile del disagio bloccando il passaggio dell’aria e producendo apnea. Un intervento a cui io stesso mi sono sottoposto venticinque anni fa e che è un chiaro esempio di come questa branca contribuisca sensibilmente a migliorare la qualità della vita delle persone»
Quale è l’obiettivo, se c’è, che l’ha spinta e la spinge a impegnarsi in questo settore?
«Credo che la parola armonia racchiuda in sé tutto il senso del nostro operato. La bellezza è armonia tra le proporzioni che produca all’occhio una certa soddisfazione e noi per questo lavoriamo giorno dopo giorno»
Per quanto riguarda i costi di un intervento di chirurgia plastica, siamo ancora fuori mercato o è una pratica accessibile a più persone?
«Siamo ad un livello che non definirei eccessivamente alto. Per quanto riguarda il nostro caso specifico, trovandoci a Padova, una città di provincia, i costi non sono gli stessi di Roma, Milano o New York e Miami ovviamente. Nonostante questo nella nostra clinica gli standard sono di eccellenza assoluta. Lavoriamo all’interno di un palazzo storico del 1100, che è stato internamente ristrutturato per fondere la bellezza con la praticità di cui necessitiamo»
Su cosa è ricaduta la scelta di un palazzo storico nel centro di Padova come sede della clinica?
«Ritengo che la bellezza sia anche il luogo in cui uno lavora e passa molte ore della giornata. Mi piace lavorare in un posto stupendo come questo e ritengo fondamentale che la gente che si rivolge a noi possa trovare un ambiente sereno, bello e tranquillo in cui sentirsi subito a proprio agio»
Si ricorda la richiesta più bizzarra o particolare che le abbiano fatto?
«Senza dubbio i ragazzini con le orecchie a sventola. Sono i pazienti più vogliosi e decisi sul cambiamento. Più che una stranezza mi ha colpito il fatto che quasi tutti si sarebbero fatti operare seduta stante e senza anestesia pur di risolvere il loro disagio il prima possibile e potergli dare quello che chiedono gli dona una soddisfazione incredibile»
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