Pdl in crisi. Cause prossime, cause remote

//   29 febbraio 2012   // 0 Commenti

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Le fibrillazioni in atto nel Pdl hanno cause prossime e cause remote.
Delle cause prossime la Lettera Politica ha scritto varie volte. La principale è la crisi politica che ha investito il Pdl dopo la rinuncia di Berlusconi a governare. Ciò, al di là di ogni legittima giustificazione, ha provocato, da un lato un inevitabile crollo dei consensi negli elettori del centrodestra, disillusi dal fatto che la grandissima maggioranza di cui Berlusconi ed il suo partito potevano godere non è servita a nulla, e dall’altro la perdita di motivazioni e prospettive nella classe dirigente pidiellina.
E’ però interessante andarne a ricercare anche le cause remote.
Certamente influisce sulla sua tenuta la leggerezza della struttura del partito. Solo negli ultimi mesi si è cercato di correre ai ripari indicendo un congresso. Ma si è trattato di una reazione tardiva. Allo stesso modo si possono annoverare tra le cause remote la carenza di democrazia interna e di partecipazione ed il metodo di selezione dei candidati e dei rappresentanti nei vari enti.
Ma quella, tra le cause remote, che sembra pesare di più è la mancata integrazione tra i due soci fondatori. A quattro anni dalla fondazione si levano ancora polemiche tra i nostalgici di Forza Italia e di An e sul territorio le due componenti vivono ancora da separate in casa. Il risultato è che il Pdl appare come un partito diviso con il conseguente indebolimento della sua immagine. Lo strepitoso successo elettorale del 2008 aveva fatto passare in secondo piano quella che invece avrebbe dovuto essere una priorità: fare un tutt’uno delle due anime che lo avevano costituito. Non è stato così. Per trovare un modus vivendi era stato escogitato il sistema del 30/70, ovvero tre posti a te, sette a me. Ma già questo significava accettare a priori l’idea della divisione interna. E finchè le cosa vanno bene, tutto fila liscio. Ma quando le cose vanno male…
D’altra parte, a ben rileggere gli eventi, l’operazione partito unico non era nata sotto i migliori auspici. I mesi antecedenti il discorso del predellino (8 dicembre 2007) erano stati contrassegnati da un’asperrima polemica di Fini contro il Cavaliere, a dimostrazione che fin da allora i due si stavano cordialmente sulle palle. Poi Fini, messo alle strette dall’imminenza delle elezioni che avrebbero evidenziato il fallimento della politica di Alleanza Nazionale, di cui lui portava tutta la responsabilità, si rimangiò nel volger di un mattino tutte le polemiche contro Berlusconi ed aderì al suo progetto. Però una volta fatte le elezioni e mascherato il fallimento, Fini ricominciò come prima. Il seguito è cosa nota.


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