Paura del proprio coraggio

//   11 agosto 2011   // 0 Commenti

berlusconi tremonti 300x200L’improvviso aggravarsi della crisi economica internazionale un effetto positivo l’ha avuto: ha riportato la crisi italiana alle sue giuste dimensioni, evidenziando come cause e responsabilità vengano da lontano e che né la crisi nè il debito pubblico, ereditato dalla Prima Repubblica, rientrano nelle colpe del governo Berlusconi. Certo qualche colpa ce l’ha anche il centrodestra. Ed è quella di non aver avuto coraggio nell’affrontare la crisi. Di aver creduto di affrontare lo straordinario con strumenti ordinari. Di essere rimasto nel Palazzo invece di andare fra la gente. Di non aver mantenuto la promessa: non metteremo le mani nelle tasche degli italiani. Di aver cercato una soluzione spremendo ancora più lavoratori, pensionati e imprese invece di abolire le province, i piccoli comuni, il finanziamento dei partiti, le auto blu e le scorte ai politici.
Eppure da Berlusconi ci si aspettava un atteggiamento diverso. Eppure è lui che aveva portato una ventata di rinnovamento dopo la fine della Prima Repubblica e aveva impedito che il paese cadesse nelle mani dei neo-comunisti, che a pochi anni dalla caduta del muro erano ancora tali e tanti. Ed è sempre lui che ha sventato la deriva secessionista della Lega, che ha determinato il bipolarismo, che ha guidato il governo più lungo di tutta la storia repubblicana, che ha sdoganato la destra e ha osato sfidare i poteri forti ed ha sempre dimostrato coraggio.
Da Berlusconi, imprenditore ricchissimo ma figlio del popolo e non dei salotti buoni dell’economia che l’hanno sempre considerato una variabile impazzita, tutti si aspettavano, di fronte alla gravità della crisi, un atto di coraggio. Un atto che facesse dimenticare il tempo perso per il processo breve, per il processo lungo, per il legittimo impedimento e per tutte quelle leggi di cui agli italiani non interessa proprio niente. Un atto di coraggio che infondesse nuova fiducia al popolo del centrodestra che, pur maggioranza, demotivato e sfiduciato dagli errori, dagli scandali e dalle promesse mancate, ha dato chiari segnali di disaffezione.
Un atto di coraggio che finora non è avvenuto.


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