Parole, parole, parole

//   5 marzo 2012   // 0 Commenti

sicurezza veneto 300x240Non passa giorno che non si parli del problema della sicurezza, segnatamente di quella del Veneto, e che non si inventino nuove e talvolta spiritose soluzioni per risolvere, ma solo a parole, tutte le incertezze della gente, tutte le paure vere e/o presunte e percepite dai singoli cittadini come una minaccia al buon vivere civile.
Dalle pagine del nostro “MondoLibero” anche altri e ben più autorevoli commentatori hanno richiamato l’attenzione di tutti, e quindi anche dei politici, sui rischi che, seriamente, corre il nostro territorio. Risultato? Ad ogni episodio allarmante l’esercito degli urlatori emette un nuovo lamento, esprime un nuovo piano per risolvere il problema definitivamente, magari chiede l’intervento di militari e, già che ci si trova, anche degli zampognari o dei puffi. Ma ce ne vogliamo rendere conto che non gliene frega niente a nessuno? Ovviamente solo se non sono toccati direttamente nei loro più cari interessi; in quel caso, allora, subito indagini rapide, pene esemplari e, “chi ha sbagliato deve pagare”.
La verità, caro lettore, è molto semplice: chi dovrebbe intervenire, e mi riferisco non certo alle forze dell’ordine, che in un modo o nell’altro, anche facendo i salti mortali, il loro dovere cercano sempre di farlo, ma alla politica operativa, quella per intenderci che potrebbe fare molto stanziando fondi per un migliore controllo del territorio, o non capisce e tace, o fa finta di capire e straparla, dicendo stupidaggini inutili quando non dannose, o non vuole capire. Della terza ipotesi dovremmo analizzarne i motivi: i politici potrebbero essere solo duri di comprendonio, oppure vigliacchi di fronte al nemico, o conniventi con esso.
Mi sarei aspettato un sussulto di orgoglio da chi dice di tenere tanto a questo territorio; una marcia su Roma per avere garanzie concrete di personale e mezzi per presidiare il proverbiale vivere civile del Veneto. Che al di là dei dati ufficiali, buoni solo per anestetizzare la popolazione, sta subendo da anni la conquista da parte di tutte le organizzazioni non proprio umanitarie. Di ogni colore, razza o religione. In tempi di crisi, parlo anche di quella spirituale, solo certe realtà hanno la liquidità che serve agli imprenditori cui le banche non rispondono neppure; solo le stesse realtà possono garantire una giustizia rapida, efficace e definitiva; ancora solo loro possono garantire la mancanza di conflittualità sindacale, la certezza dei pagamenti da parte dei clienti e la possibilità di vivere “tranquilli”. Ho detto un paradosso, ma allora perché nessuno fa niente di concreto? Perché nessuno investe nella cultura della legalità? Perché nessuno protesta per i tagli assurdi fatti alla sicurezza almeno con la stessa veemenza usata per i produttori di latte? Perché nessuno minaccia azioni eclatanti come quelle adottate dai lavoratori in varie zone del paese ed anche in Veneto? Perché nessuno organizza corsi di legalità e sicurezza nelle scuole medie e superiori? Non si dica che non ci sono soldi, perché ho offerto più volte, gratis, naturalmente, la disponibilità mia e di altri esperti, che lo fanno a pagamento altrove, e tutti mi hanno detto: “ Grazie, ma ci sono problemi organizzativi”. Dimostrando disinteresse per l’argomento.
Se si dovesse trattare della “farfallina” di Belen allora ci sarebbe la coda, così come se si parlasse di altre amenità ( grandi fratelli, il mitico Schettino, le isole dei famosi ecc..) che interessano tanti ma non producono cultura di legalità ma solo anestetico svago per sudditi idioti. Salvo far finta di indignarsi al prossimo fatto di sangue o alla prossima strage stradale, al prossimo morto per droga o per violenza assassina.
Sappiate, cari politici, che il cittadino è assolutamente convinto che senza sicurezza, quella di cui abbiamo parlato, non ci sarà né libertà, né lavoro, né benessere e né la tanto sospirata ripresa. Andremo a votare, presto o tardi, ed allora non farete più come i piccioni in piazza San Marco, quelli che quando c’era il grano da mangiare ( il voto) ti rincorrevano e ti si appoggiavano anche sulle braccia; ma, appena mangiato ( avuto il voto ed eletti) volavano alto, diventavano irraggiungibili e te la facevano in testa.


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