Paraventi in esposizione da Giuseppe Piva Japanese Art per la “Milano Asian Art 2017”

//   16 maggio 2017   // 0 Commenti

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particolare del Paravento con lepri

E’ in corso la “Milano Asian Art”, dall’11 al 31 maggio 2017, una nuova edizione che come tradizione si snoda nel centro storico cittadino: dal “quadrilatero” a via Tortona, passando dalla zona Magenta.

Dalton Somaré, David Sorgato, Giuseppe Piva, La Galliavola, Mirco Cattai e Renzo Freschi presentano un cartellone di mostre di qualità, interessanti anche per chi non è esperto d’Oriente ma è amante del bello, della grazie e dell’armonia che queste opere esprimono.

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Paesaggio con campo di garofani selvaggi e luna nascente

Presenti anche due realtà museali come il Mudec-Museo delle Culture e il Museo Poldi Pezzoli: quest’ultima ha in esposizione una mostra di Fotografie e netsuke del XIX secolo al Museo Poldi Pezzoli per la Milano Asian Art 2017: http://www.mondoliberonline.it/fotografie-e-netsuke-del-xix-secolo-al-museo-poldi-pezzoli-per-la-milano-asian-art-2017/70561/.

In via Gesù da Renzo Freschi Asian Art ho visitato una mostra di fotografie, clicca su “Il Tibet di Giuseppe Tucci: fotografie delle spedizioni degli anni 30” alla Galleria Renzo Freschi per la Milano Asian Art 2017: http://www.mondoliberonline.it/il-tibet-di-giuseppe-tucci-fotografie-delle-spedizioni-degli-anni-30-alla-galleria-renzo-freschi-per-la-milano-asian-art-2017/70607/.

La mia curiosità sull’Arte Orientale mi spinge anche ai paraventi giapponesi esposti da Giuseppe Piva Japanese Art in via San Damiano. Tutti meravigliosi e affascinanti.

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Paravento a quattro ante con Hana-mi, Festa sotto i ciliegi

I byŌbu, che anche in giapponese si traduce letteralmente come “schermo per vento”, sono da considerarsi ben più che un arredo o un mobile. Si tratta, infatti, di uno dei principali supporti per la pittura e tutti gli artisti giapponesi di ogni epoca si sono cimentati con questo genere di formato. La mostra raccoglie un nucleo d’importanti paraventi del periodo Momoyama (1575-1615) ed Edo (1615- 1868) di diversi soggetti, forme e dimensioni.  Ho così potuto ammirare e fotografare un Paravento con lepri, una Coppia di paraventi a otto ante con paesaggi primaverili, un Paravento che racconta un Paesaggio con campo di garofani selvaggi e luna nascente, e altri ancora. Qui di seguito la descrizione:

Paravento con lepri

Periodo Edo (1615 – 1867), XVII secolo

Byobu a due ante, precedentemente fusuma: pigmenti su carta, 170,5 x 180 cm

Le lepri, raffigurate in un atteggiamento dinamico e nervoso,  sono nascoste in un folto cespuglio di erbe della pampas. La scena è ambientata di notte e la tenue luce che si diffonde è probabilmente quella della luna con la quale la lepre, considerato un animale notturno, è tradizionalmente associata: si pensa infatti che  questo animale popoli la luna.

Coppia di paraventi a otto ante con paesaggi primaverili

Scuola Kano – Metà periodo Edo (1615-1867) Lunghezza 382 cm

Sui paraventi sono rappresentati due diversi paesaggi primaverili. In ognuno la scena è dominata da un albero in fiore che sovrasta un ruscello, sotto al quale si trova una coppia di uccelli.

Mentre nel primo un nodoso pruno in fiore accoglie una coppia di uccelli del paradiso che si osservano durante un dinamico corteggiamento, nel secondo un’ altra coppia di volatili si insegue tra i rami in fiore di un ciliegio. Entrambi i paraventi sono attraversati da un rigoglioso corso d’acqua, i cui flutti immediatamente evocano l’arrivo della bella stagione.

Paravento a quattro ante con Hana-mi, Festa sotto i ciliegi

Metà del periodo Edo (1615-1867), inchiostro, pigmenti e gofun su fondo oro – 138,5 x 245 cm

La parola hanami letteramente significa “ammirare i fiori” e difatti durante questa festa i giapponesi ammirano gli alberi in fiore e in particolare i ciliegi (sakura).

La scena raffigura una festa privata con gli ospiti che si godono uno spettacolo di danza all’aperto mentre sorseggiano tè e mangiano i tradizionali dango che una bancarella vende poco lontano. Il mon presente sulla tenda è di tipo rindo (genziana), in genere associato con il clan Minamoto, per cui la scena potrebbe rimandare al capitolo 8 del Genji Monogatari Hana no En (Festa dei fiori) in cui per la pirma volta viene utilizzato il termine hanami.

L’hanami è una ricorrenza dedicata alla celebrazione della bellezza della natura ma non solo: la fioritura dei ciliegi infatti era il periodo legato al raccolto del riso. Anticamente le persone usavano gli alberi di ciliegio come mezzo per predire la qualità del raccolto di quell’anno e, credendo che i kami risiedessero in quelle piante così belle, portavano ai piedi dell’albero di ciliegio anche delle offerte di ogni genere e pregavano le divinità di concedere loro buona sorte.

Paesaggio con campo di garofani selvaggi e luna nascente

Periodo Momoyama, inizio XVII secolo, Paravento a sei ante; inchiostro, pigmenti e foglia d’oro e d’argento su carta. 166 x 360 cm

Sul questo paravento è rappresentato un campo di garofani selvaggi (nadeshiko; Dianthus superbus) in fiore, illuminati dalla luce della luna che sorge.

I fiori sono disposti nella metà inferiore del paravento, raggruppati a intervalli ritmati, su tre registri orizzontali diversi e incorniciati da nuvole d’oro che si confondono con il cielo, anch’esso dorato.

Tra i garofani sono visibili dei fiocchi d’argento che intendono rappresentare il terreno umido sotto la tenue luce lunare. La piccola collina da cui emerge la luna è ricoperta di minuscoli pini che aggiungono un elemento drammatico di distanza spaziale alla composizione.

I fiori autunnali come i garofani, la lespedeza e l’eulalia, sono celebrati nella poesia e nella pittura giapponese fin dalle origini. I garofani, chiamati anche tokonatsu, appaiono nel poema precedente all’ottavo secolo  Man’yōsh e in dipinti conosciuti come il rotolo illustrato della Storia di Genji, caratterizzato dalla presenza delle piante autunnali.

Sia le raffigurazioni sui paraventi del periodo  Muromachi (1336-1573) sia la loro rappresentazione   nei dipinti arrotolabili, sono caratterizzate dalla presenza della poetica associazione tra la luna e i fiori dell’autunno. Nel periodo in cui venne eseguito questo paravento, l’associazione tra le piante autunnali e la luna era già un motivo tipico del repertorio dei paraventi yamato-e e delle pitture murali raffiguranti il  tema nativo. I paraventi raffiguranti nadeshiko come unico soggetto apparirono  solo a partire dalla metà del XVII secolo, durante il periodo Edo. Questo paravento che presenta la combinazione dei i garofani con la luna parzialmente nascosta dalla collina sullo sfondo, è probabilmente il più antico conosciuto con questo soggetto.

Anche se non è facile datare con precisione quest’opera, molti elementi e caratteristiche comparabili con quelle di altri paraventi ci permettono di collocare il paravento nei primi anni dl XVII secolo. A partire dal tardo medioevo apparirono con una certa frequenza sui paraventi i fiori autunnali, ma i paraventi raffiguranti esclusivamente i garofani erano rari.

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Masha Sirago, scrittrice

Troviamo ad esempio una coppia di paraventi, paragonabili a questo, all’ Idemitsu Museum of Arts in cui sono rappresentati dei garofani in un paravento e dei papaveri nell’altro. Un esemplare simile si trova nel Museum of Fine Arts di Boston, sul quale sono però rappresentati esclusivamente garofani, accostabile per lo stile all’artista Tawaraya Sōtatsu  (d. ca. 1641). Un’altra opera paragonabile alla presente è il Campo d’Orzo della Burke Collection al Minneapolis Institute of Art, un paravento singolo risalente ai primi anni del XVII secolo che raffigura la maturazione del grano e presenta, anche questo, fiocchi di foglia d’argento sul terreno. Al contrario delle opere citate in cui i fiori vengo dipinti direttamente su una superficie uniforme in foglia d’oro, questo paravento presenta delle nuvole d’oro dalla forma arrotondata  che creano una separazione tra i gruppi di fiori   e la collina in lontananza. La disposizione delle nuvole contribuisce a creare una sottile modulazione dello spazio pittorico che ritroviamo in opere precedenti ma non in quelli della stessa epoca, come i dipinti di Idemitsu conservati nei musei di Boston e Minneapolis.

La maggior attenzione allo spazio pittorico della presente opera richiama lo stile precedente dei dipinti su paraventi  Yamato-e.

La storia dell’evoluzione della pittura su paravento con soggetto esclusivamente floreale, come i così detti “paraventi Musashino” non è molto chiara.

Nonostante ciò, prendendo in considerazione l’evoluzione della rappresentazione degli iris in esempi ben noti come i paraventi con iris di Ogata Kōrin (1658-1716), custoditi nelle collezioni dei musei Nezu e Metropolitan, è possibile che questo tipo di composizioni traggano le loro origini da dipinti narrativi con figure o con poesie e che si siano in seguito trasformati in composizioni decorative con motivi esclusivamente floreali.

I paraventi di Musashino che rappresentano un campo di erbe e fiori dell’autunno tra i quali si nasconde una luna piena ai piedi del monte Fuji, provengono probabilmente da un’illustrazione di una poesia o da una variante decorativa del dodicesimo capitolo dell’Ise Monogatari, un racconto del X secolo.

Il garofano,  così come altri soggetti floreali nell’arte giapponese,  può avere diversi significati a seconda del livello di lettura.

Il capitolo del Genji Monogatari intitolato “Tokonatsu”come il fiore, si basa sulla descrizione del colore del garofano come metafora per la bellezza femminile, un’associazione questa ancora oggi in voga. In una poesia tratta dall’antologia Kokinshū (905 circa) viene creato un gioco di parole sull’omofonia del nome del fiore con “Toko”, letto.

Nemmeno la polvere

può toccarle, sento,

da quando hanno fiorito

dove io e il mio amore ci siamo addormentati

Su coperte rosa di fiori.

In questo paravento non è immediata l’allusione dei garofani alle relazioni umane.  Questa flessibilità di significato è particolarmente adatta alla funzione decorativa dei paraventi da esporre in particolari occasioni, in linea con la stagione  ed evidenzia la loro immutabile potenza espressiva.

Continuo il mio viaggio esplorativo tra i paraventi, mi accosto al “Paravento a quattro ante con Hana-mi, Festa sotto i ciliegi” e, alle mie spalle, posso ammirare un paravento con dipinti dei ventagli. Tale è la suggestione e l’emozione, che il mio ricordo è alla mia recente mostra allo Spazio Filatelia Milano dove ho esposto un ventaglio da me realizzato con annullo filatelico delle Poste Italiane dedicate all’iniziativa della Mostra Tiffany “Animal academicum” (clicca su http://www.mondoliberonline.it/allo-spazio-filatelia-milano-in-mostra-le-opere-in-formato-francobollo-di-tiffany-animal-academicum-con-cartolina-postale-e-annullo-filatelico/67042/). Ma chi è Tiffany “Animal academicum”? Lo riporta l’Adnkronos: http://www.adnkronos.com/cultura/2017/01/05/cagnolina-degli-aforismi-masha-sirago-tiffany-mostra-milano_6kIC0HNVz1r5VDmRJv0fnK.html. I paraventi sono per me qualcosa di speciale, fanno viaggiare la fantasia e mi riportano un po’ indietro nel tempo quando ne utilizzavo uno (anche se non giapponese) per la realizzazione di un originale spettacolo di Trasformismo, per saperne di più clicca su:  http://www.lagazzettameridionale.com/2013/11/il-personaggio-masha-o-raddoppia.html

Masha Sirago, ph © copyright Masha Sirago/ReportersAssociati&Archivi, mashasirago@gmail.com – www.mashasirago.com

 

 


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