Pagamenti: Confindustria Padova, per 66,8% Pmi più difficile incassare

//   19 dicembre 2011   // 0 Commenti

confindustria padova 300x52La piaga dei ritardati pagamenti aggrava la crisi di liquidità delle Pmi, già strette dal credit crunch. E mette a rischio la sopravvivenza anche di una parte sana del tessuto produttivo, intenta a ristrutturarsi, rifinanziare il patrimonio, ricostituire le scorte.
Per il 66,8% delle piccole e medie imprese padovane i tempi di pagamento tra imprese e soprattutto quelli tra Pubblica Amministrazione e aziende sono peggiorati negli ultimi sei mesi.
È proprio la PA il cliente meno affidabile: per il 58% delle aziende i tempi medi di pagamento superano i 120 giorni, a fronte di una media Ue di 63. Quelli tra aziende si attestano fra i 60 e i 120 giorni per tre quarti del campione (74,8%). Più virtuosi i clienti stranieri, che per il 51,3%
delle aziende pagano fra i 30 e i 60 giorni. Tempi medi, appunto. Perché dalle storie degli imprenditori padovani emergono casi-limite di pagamenti della PA fino a 700 giorni.
Ritardi e insoluti nei pagamenti hanno reso ancora più tesa la liquidità aziendale e penalizzato il rating bancario per il 61% delle imprese (per il 15,9 in modo rilevante), abbassando il merito di credito e mettendo a rischio l’operatività anche di aziende sane.
È il quadro preoccupante che emerge dall’indagine “Pmi e ritardati pagamenti” realizzata da Ufficio Studi di Confindustria Padova e Fondazione Nord Est tra ottobre e novembre su un campione di 389 aziende e riferita agli ultimi sei mesi.
L’emergenza sembra riguardare trasversalmente le aziende di tutti i settori e dimensioni, in particolare nei comparti edilizia, sanità e servizi e in genere in quelli che operano con il pubblico. Le tensioni sui pagamenti sono appena inferiori alla media per le imprese più grandi (oltre 50 addetti), interessate nel 59,9% dei casi. L’allungamento dei tempi di pagamento riguarda soprattutto le transazioni tra aziende private, per il 79% degli intervistati. Segnale
di una congiuntura sfavorevole e di una crisi di liquidità che tende a scaricare gli effetti sugli anelli più deboli, se non si ha un grande potere contrattuale. Per il 13,9% riguarda invece la Pubblica Amministrazione. E se a livello nazionale l’ammontare dei crediti alle aziende è stimato tra i 70 e i 100 miliardi di euro, le imprese padovane attendono di incassare fatture che vanno da poche migliaia a centinaia di migliaia di euro per somministrazioni, forniture e appalti
assegnati e terminati da tempo. Un indebitamento forzoso altrettanto grave della mancata crescita.

massimo pavin«La situazione è diventata estremamente seria e patologica – commenta il presidente di Confindustria Padova, Massimo Pavin – e va affrontata di petto. Lo dimostra la cronaca
drammatica degli ultimi giorni che ci ha lasciato sconvolti. In associazione riceviamo segnalazioni di aziende con problemi di liquidità, che lamentano ritardi dei pagamenti, con casi-limite fino a 600-700 giorni. In alcuni casi questa sottrazione di risorse finanziarie mette a rischio la sopravvivenza stessa delle imprese. In molti altri, la mancanza della minima certezza sui tempi di incasso pregiudica ogni operatività e programmazione dell’azienda».
Da qui il sostegno di Pavin all’appello delle associazioni imprenditoriali del Veneto al premier Mario Monti e quello personale al ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera. «Dia un segnale concreto e immediato. Le azioni pro-crescita comincino dal recepire già a gennaio la Direttiva comunitaria che stabilisce il termine massimo di pagamento in 30 giorni per merci e servizi forniti alla PA e di 60 giorni per i pagamenti tra privati. È una questione di giustizia
e civiltà del diritto. Come può lo Stato chiedere sacrifici ai cittadini, se poi è il primo a non rispettare i patti?».
Sulle soluzioni, pur demandando la questione ai tecnici, Pavin fa la sua proposta. «Il Governo apra il capitolo delle dismissioni del patrimonio pubblico, assente dalla manovra da 30 miliardi, per abbattere il debito, liberare risorse per la crescita e, prima di tutto, per pagare le aziende che
vantano crediti dallo Stato e dalla PA». Quanto ai pagamenti degli enti territoriali, sottolinea il presidente di Confindustria Padova, «la Provincia di Padova ha indicato una strada che aggira i vincoli del patto di stabilità: dismettere quote e partecipazioni nelle società e concessionarie
ricavando liquidità fresca per pagare le aziende in tempi “europei”, sbloccare le piccole opere subito cantierabili, oggi congelate dai vincoli del patto, ridare fiato a una domanda altrimenti asfittica, al lavoro e alla crescita». «Nell’impossibilità di una deroga al patto per gli enti virtuosi – conclude Pavin – mi auguro che questa diventi la strada per ripristinare un diritto negato e tornare a scommettere sullo sviluppo».


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