Oscar Luigi Scalfaro, un ricordo senza false ipocrisie

//   29 gennaio 2012   // 1 Commento

Oscar Luigi Scalfaro morto

Mi è stato chiesto di redigere il tradizionale “coccodrillo” in ricordo dell’On Oscar Luigi Scalfaro.
Egli è stato proprio uno di quelli “amici” ex democristiani per il quale, fermo restando il rispetto per i morti, non mi sento di partecipare alla liturgia delle ipocrisie.

Esponente della destra più conservatrice della DC, dopo la non effimera parentesi degasperiana, dal 1964, anno del congresso della DC in cui, con il sistema di voto interno proporzionale, si consolidò la struttura correntizia del partito, Scalfaro fu tra i fondatori del corrente di “centrismo popolare”, che si collocò tra le più strenue oppositrici dell’apertura ai socialisti e alla formazione dei governi di centro-sinistra.

Era un oratore formidabile capace di intervenire sui diversi argomenti, con la sua inconfondibile erre arrotata, orgogliosamente legato a quel distintivo dell’Azione cattolica che esibiva in bella vista sui sui gessati o completi blu d’ordinanza.

Famoso per aver ripreso in pubblico agli inizi degli anni ’50 una signora in provocante decolté era probabilmente molto più incline all’osservanza del sesto comandamento che di altri più inerenti all’utilizzo disinvolto dei valori, diciamo così, in filigrana…monetari.

Solo a metà degli anni ’70 si avvicinò alla corrente fanfaniana e grazie al vecchio e potente Amintore potè scalare ai vertici ministeriali e sù sù sino alla presidenza della Camera dei deputati con vista sul Quirinale.

Fu abilissimo nell’opporsi in un non dimenticato consiglio nazionale della DC alle dimissioni di Forlani dalla segreteria politica del partito, gesto da molti di noi in quel consiglio fortemente auspicato, poiché  considerato indispensabile per la salita al supremo Colle da parte dell’amico pesarese.

Con la consueta melliflua ipocrisia che, come diceva Aldo Moro del compianto Flaminio Piccoli (“un misto di cinismo e di abnegazione”),  ben si accompagnava  al  carattere del più anziano deputato novarese, seppe perseguire con geometrica precisione l’obiettivo della presidenza della Repubblica, favorito dall’assurda lotta fratricida a Forlani condotta da Pomicino e dagli andreottiani e dalla fulminante proposta di Pannella sostenuta con estrema abilità tattica da un giovane senatur padano di nome Bossi.

Con quella scelta si diede un contributo decisivo alla svolta terribile che, con “mani pulite”, determinò la fine del pentapartito e con esso dei partiti che fecero la storia della Prima Repubblica.

Salvatore di De Mita e dei suoi più fidati amici al tempo in cui presiedette la commissione bicamerale sugli strani affari connessi agli interventi post terremoto dell’Irpinia (chiedere a Settimo Gottardo che di quella commissione fu componente attento e vigile), seppe guadagnarsi il sostegno di una parte rilevante della sinistra demitiana da sempre ferocemente avversa a Forlani e agli uomini del preambolo e ben lieta di sbarrare la strada del Quirinale ad uno degli epigoni dell’alleanza preferenziale tra DC e PSI ( il famoso CAF).

Dei suoi comportamenti da presidente della Repubblica e degli scempi comportamentali suoi e dei suoi accoliti quirinalizi è storia troppo recente e da approfondire. Certo resta un mistero la metamorfosi di un uomo, esponente storico della destra DC, finito tra i più strenui sostenitori dell’alleanza con gli ex PCI e determinato con furore a sbarrare la strada all’odiato Cavaliere, contro il quale non ebbe alcuno scrupolo di assecondare ogni iniziativa, la più estrema dei magistrati inquirenti milanesi, contro il quale, d’altra parte, seppe gridare a schermo pieno il suo incomprensibile: ” Io non ci sto!”, nel momento in cui certe indagini finirono per arrestarsi sulle soglie delle proprie funzioni ex ministeriali e dentro l’uscio della sua stessa famiglia….

Insomma un senatore a vita che continuò la sua luciferina battaglia contro Berlusconi anche dopo il ritorno alla normale vita parlamentare che lo vide protagonista ininterrotto dalla costituente sino alla sua morte.

Come politico non abbiamo di lui un gradevole ricordo, come uomo e come cristiano rivolgiamo al Signore una preghiera di suffragio della sua anima a misericordia di lui e di noi stessi.

Ettore Bonalberti


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1 COMMENT

  1. By emerito indignato jo Giorgio Dini Ciacci Milano, 27 maggio 2017

    ti sei dimenticato che ha fatto FUCILARE un Magistrato che indagava su di lui e la banca popolare di NEVERI… LUCIANO LAMBERTI braccio destro di Bruno CACCIA, FUCILATO a Carpignano Sesia il 26.04.91 il processo a Milano è stato falsato da POMPORRA

    un abbraccio emerito indignato jo Giorgio Dini Ciacci Milano

    gio2opg@gmail.com http://www.facebook.com/baithan.dattastare

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