Una politica internazionale forte e convincente

//   13 marzo 2012   // 0 Commenti

franco lamolinara

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNA VITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

E tre. Sono gli episodi recentissimi gravi, gravissimi che hanno fatto emergere e messo in discussione la politica estera ed il peso politico internazionale del nostro Paese. .

In ordine di tempo, il primo ha riguardato la vicenda del terrorista Cesare Battisti la cui estradizione ci è stata negata spudoratamente, in barba al diritto nazionale.

Il secondo è quello dei due soldati Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, detenuti in India, nello stato del Kerala, secondo l’accusa, per aver ucciso due innocenti pescatori locali scambiati per terroristi dai due marò italiani.

La terza, quella in qualche modo più evidente, è l’uccisione dell’ingegnere Franco Lamolinara, rimasto vittima con l’altro ostaggio, l’inglese Christofer McManus, nel corso del bliz sferrato contro i sequestratori dalle teste di cuoio inglesi e nigeriane per liberare i due.

Le ricostruzioni ricordate, sono naturalmente differenti tra esse ed attendono a vicende diversificate, legate, però, da un denominatore comune: la tenuta e la credibilità del nostro Paese nelle diatribe con altri Stati, siano essi Europei che mondiali.

L’Italia non ha eguale peso politico, ammettiamolo, come può averlo, ad esempio la Germania, l’Inghilterra  o la stessa Francia in campo internazionale. A maggior ragione oggi, preda di assalitori economici e finanziari spregiudicati, senza scrupoli o convinzioni democratiche.

Siamo perdenti sin dai tempi della seconda guerra mondiale che ci ha visto sconfitti e posti all’angoletto nel palazzo di vetro delle Nazioni Unite, al punto di non aver potere di veto al pari di altre potenze mondiali industrializzate. Una gogna che influisce inevitabilmente nei rapporti internazionali ed in tutte le questioni di ordine politico-giuridico con gli Stati esteri. Errori strategici e politici del passato che non sono stati fugati dalla classe dirigente del nostro Paese, presa più ad operare e gestire la res publica per interessi personali e di partito, piuttosto che per una chiara e lineare convinzione di rappresentanza costituzionale.

La cosa strana è che la nostra bell’Italia è attraversata in lungo ed in largo da due linee parallele che non incontrano mai. Quella eccezionale e determinante del Made in Italy, la nostra riserva aurea che ci ha resi famosi nel mondo, costituito da idee, ricerca, investimenti, progetti, in antitesi con i programmi, le norme, i provvedimenti della politica nazionale. Mentre la prima spingeva e dilagava oltre confine, la seconda arretrava e trascurava sempre più la ricerca e la meritocrazia individuale.

Scelte che nel tempo hanno prodotto danni rilevanti e macroscopici nel tessuto democratico ed economico italiano. Un processo, come dicevo, che parte da molto lontano ed ha coinvolto tutti i governi dagli ultimi 60 anni di vita Repubblicana. La poca attenzione e la scarsa partecipazione del popolo alle vicende nazionali ha consentito un impegno marginale da parte della politica e delle Istituzioni nella creazione di uno Stato forte e di livello internazionale. Non siamo decisi e propositivi a chiedere l’osservanza delle leggi Italiane, quanto siamo disponibili e pronti ad accettare quelle degli stati stranieri. Ricordate la strage del Carmis?

Il 13 febbraio del 1998 un Grumman EA-6B Prowler, aereo militare statunitense del Corpo dei Marines, decollato dalla base aerea di Aviano per un volo di addestramento, tranciò le funi del tronco inferiore della funivia in Val di Fiemme. Una delle cabine precipitò da un’altezza di80 metrischiantandosi al suolo e con essa  19 passeggeri persero la vita. L’aereo, seppure danneggiato, fece ritorno alla base con il suo pilota sano e salvo. Ebbene, nonostante fosse apparsa chiara la dinamica della tragedia e la colpa grave del pilota, le Autorità militari e civili statunitensi si guardarono bene da consegnare i colpevoli alla giustizia italiana per essere giudicati e puniti a dovere.

Oppure, come dimenticare la guerra delle Isole Falkland, quandola Gran Bretagna dichiarò guerra all’Argentina, pur di riconquistarle, nell’indifferenza degli Stati Uniti e delle altre potenze mondiali che non mossero un dito?

Il nostro Paese ha bisogno di politiche convincenti, ma necessità di un leader forte che sappia battere i pugni nelle stanze e nei consessi che contano. E’ un’esigenza primaria per far dimenticare al mondo che non siamo solo il paese della pizza e dei mafiosi.

 

 


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