Omaggio a Goffredo Petrassi in Auditorium, concerto diretto da Carlo Boccadoro

//   14 maggio 2018   // 0 Commenti

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Per la rassegna “laVerdi festeggia il Novecento italiano” e per ricordare il compositore romano, scomparso il 3 marzo 2003, nel 15° anniversario della morte, sarà eseguito il Quinto Concerto per orchestra, scritto nel 1955 per la Boston Symphony Orchestra. Appuntamento in Auditorium a Milano martedì 15 maggio alle ore 20.30 dove Carlo Boccadoro dirigerà l’Orchestra de laVerdi.

La carriera di Petrassi, sia in veste di compositore che di didatta, è stata lunga e costellata di successi, in Italia e all’estero, prima e dopo il Secondo conflitto mondiale, attraverso l’intero Novecento.  Basti pensare che, nel corso della sua impressionante parabola didattica, ebbe innumerevoli allievi, tra cui spiccano Also Clementi, Franco Oppo, Mauro Bortolotti, e tanti altri.

Ottenne numerosi riconoscimenti internazionali: fu nominato socio della Akademie der Künste di Berlino, della Académie Royale de Belgique, dell’American Academy and Institute of Arts and Letters di New York, dell’American Academy of Arts and Sciences di Boston, della Bayerische Akademie di Monaco di Baviera e dell’Academia Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires. Gli furono inoltre conferite le lauree Honoris Causa dall’Uninversità degli Studi di Bologna e dall’ Università degli studi di Roma “La Sapienza”, nonché il Premio Prince Pierre de Monaco a Montecarlo ed il Premio Internazionale “Antonio Feltrinelli” dell’ Accademia Nazionale dei Lincei.

La ricca locandina dell’evento vedrà anche l’esecuzione di una prima assoluta del brano Quattro Parole del milanese Giorgio Colombo Taccani, per continuare con Vertige, brano per orchestra d’archi di un altro compositore milanese, Luca Francesconi, e chiudere con Orbis Tertius di Carlo Boccadoro: sarà proprio il Maestro maceratese a salire sul palco di largo Mahler per dirigere l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi in questo grande affresco della musica italiana contemporanea.

Racconta Carlo Boccadoro a proposito del programma: “Cominciamo da Francesconi e dal suo Vertige: il brano del 1985, che a Milano non si esegue da parecchi anni, rispecchia pienamente lo stile del compositore. Parte da figure minime, diventa sempre più accelerato, più veloce, fino agli ostinati ritmici del finale. Un pezzo sempre in tensione, come del resto tutta la musica di Francesconi: ricorda una miccia che si accende, in una corsa folle fino alla fine. Pezzo super virtuoso, tostissimo; musica ipercinetica, piena di energia; del resto, il titolo dice tutto: parte dal nulla e accelera, senza un attimo di tregua, in una folle corsa fino alla conclusione.

“Il pezzo di Colombo Taccani – Quattro Parole – è nuovo, presentato per questa speciale occasione: si tratta di un brano molto ritmico, con figure decisamente assertive, come la grande fanfara di ottoni; composizione fatta di scatti imprevedibili e coinvolgenti, che passano da frasi forti ad altre più delicate. La sua musica ha sempre figure molto chiare, che la altrettanto significativa nei confronti del pubblico. L’orchestrazione è fantastica, spettacolare, di grande effetto, con la musica che porta un messaggio senza compromessi.

“E veniamo al mio brano, Orbis Tertius: commissinatomi proprio da laVerdi, eseguito e diretto da John Axelrod all’Auditorium di Milano due anni fa, è un omaggio ai sei pezzi per orchestra di Anton Sebel Webern: omaggio ideale, sei aforismi molto brevi di poco più di un minuto l’uno, caratterizzati da atmosfere molto diverse tra loro; l’idea era quella di realizzare sei piccole miniature per orchestra

“Infine il grande Petrassi. Il Quinto Conceto per orchestra è uno dei pezzi massimi dell’intero ‘900, basato su un frammento di una sua composizione precedente, il Coro di morti, con testo di Leopardi. Un vero capolavoro, scritto per la Boston Symphony: difficilissimo nell’esecuzione, forse il più spettacolare sotto il profilo dell’orchestrazione. Si identifica in due parti in due parti: la prima scandita da un adagio seguito da un superallegro; la seconda costruita su un adagetto un po’ neoclassico, con un finale che ricorda una marcia molto cadenzata, dove tornano le figure del primo tempo, e in tutto il brano riemerge ricorrente il motivo del Coro di morti”.

(www.laverdi.org www.vivaticket.it)

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