Sulle Olimpiadi negate

//   20 febbraio 2012   // 0 Commenti

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Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNA VITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

I commenti sui mass media si sono sprecati, come era prevedibile, circa la decisione del premier Monti di respingere la richiesta di candidare Roma alle Olimpiade del 2020. E come era altrettanto prevedibile, le opinioni  sono tate diversificate e contrapposte formando fazioni chi ne hanno riconosciuto le ragioni da quelle che le hanno avversate, in alcuni casi anche duramente.

A primo acchito, tenderei a schierarmi dalla parte di coloro che non hanno condiviso le decisioni del governo, ma il contrappeso dell’attuale difficoltà storica rende il no alle Olimpiadi un tantino condivisibile.

Non si può sottacere, infatti, quanto sarebbe apparso immorale e tendenzialmente in antitesi con gli enormi sacrifici chiesti agli italiani con il decreto “salva Italia”se fosse passata l’approvazione governativa dopo che l’esecutivo stesso aveva chiesto enormi sacrifici agli italiani, non più tardi di un mese fa.

Naturalmente la decisione di Monti ha scontentato e diviso alcuni settori che lo sorreggono politicamente, incassando, udite-udite, il plauso della Lega Nord da sempre all’opposizione di questo esecutivo, al quale ha rivolto avversità, alcune  volte acerrime.

Danni collaterali ci possono stare. In tale direzione vanno le dichiarazioni rilasciate dal sindaco di Roma Alemanno che si è visto sfuggire l’occasione di rilanciare la città eterna bissando il grande evento del lontano 1960 quando l’Italia era appena uscita dalla guerra e si apprestava a pregustare il boom economico. E quelle del Presidente del Coni Petrucci, a due anni dal termine del suo mandato.

Ammetto lo stupore. Un Monti così coraggioso al punto di negare l’assenso ad un evento, come le Olimpiade, una vetrina di portata mondiale dall’indiscutibile fascino e slancio in campo sportivo come in quello turistico-economico-industriale, non lo avrei mai immaginato.

Una scelta di campo che ha rasentato l’azzardo, ma che produrrà, probabilmente, maggiore credibilità nei confronti del governo italiano e di quelle personale di Monti in ambito internazionale ed europeo.

Le sue d’altronde sono state motivazioni inoppugnabili, concrete, del tutto scontate. Sul piatto della bilancia ha posto i conti pubblici e la pesante insostenibilità di un progetto lontano, imprevedibile, poco convenienti per l’attuale congiuntura economica. Volendo divagare, mi piacerebbe pensare che la nevicata dei giorni scorsi a Roma abbia influito sulla decisione come un presagio premonitore.

Quello di Monti è stato un invito saggio e fermo rivolto a tutto il paese, in linea con le sue dichiarazioni rilasciate nel corso del recente viaggio negli States, di voler “…cambiare le abitudini degli italiani…”.

Non deve sfuggirci che Monti è un tecnico di esperienza consolidata, un burocrate immune e distaccato. Egli interpreta il suo ruolo con pedante efficienza. Sarebbe stato un’illogica inversione di tendenza se avesse propeso per il si. In tal caso l’assenso sarebbe stato valutato come un’apertura e forse una debolezza dell’azione di governo la cui linea è stata sempre improntata sul rigore e verso il risanamento dei conti pubblici, senza distrazioni e fraintendimenti. Le Olimpiadi sarebbero state un obiettivo, seppur lontano, rischioso e denso di dubbi.

Monti interpreta in maniera meccanica la mentalità dei nostri nonni quando in momenti di austerità preservavano e conservavano le provviste per l’inverno. Tempi in cui la carne si mangiava solo la domenica e le abitudini seguivano un ordine prestabilito, senza eccessi o stravizi. Era vietato sognare e guardare al futuro osando più del necessario. I programmi e le idee non dovevano  contenere rischi di sorta, le chimere venivano bloccate sul nascere.

Mi sembra che Monti abbia un po’ ristabilito il principio, valso per anni e che ha formato intere generazioni educate nella convinzione che non bisognava fare  “… il passo più lungo della gamba”.  Una filosofia di vita che soffocava di fatto la speranza, ma che ha protetto e salvaguardato il sistema economico nazionale del nostro paese, retto da una oculata forma di risparmio delle famiglie italiane.

Il buon padre di famiglia Monti Mario rifiutando le Olimpiadi ha, si, negato la speranza a tutti noi di sognare e di provarci. Di contro ha garantito stabilità e credibilità,  che in questo momento serve come il pane.


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