Obama come Carter?

//   19 agosto 2011   // 2 Commenti

jimmy carter

Dopo il crollo del 1929 e la successiva grande depressione la presidenza degli USA, che dal 1896 in poi era stata per lo più conquistata dai repubblicani, divenne per molti anni a controllo democratico. Ci furono le quattro presidenze di Franklin Delano Rooselvelt cui fece seguito quella di Truman, prima che un repubblicano, Ike Eisenhower, tornasse alla Casa Bianca. A partire da 1968, in seguito del riallineamento degli elettori del sud degli USA, i repubblicani hanno nelle elezioni presidenziali di un tasso di successo maggiore dei democratici. Dal 1968 al 2008 ci sono state 11 elezioni presidenziali, che in sette casi hanno visto trionfare un candidato repubblicano (Nixon nel 1968 e nel 1972, Reagan nel 1980 e nel 1984, George Bush nel 1988 e G.W. Bush nel 2000 e nel 2004) e che nei quattro casi rimanenti hanno visto vincere un candidato democratico (Carter, Clinton due volte, e Obama). In molti sospettano che se non ci fosse stato lo scandalo di Watergate ad influenzare le elezioni del 1976, Carter non sarebbe stato eletto. Carter, come Obama, ha vinto perché il partito repubblicano era delegittimato agli occhi degli elettori. Nel 1976 gli americani non avevano perdonato ai repubblicani il Watergate e nel 2008 erano molto insoddisfatti con la presidenza Bush. Nel corso della presidenza la popolarità di Carter crollò e Carter fu sconfitto da Reagan nelle elezioni del 1980. La popolarità di Obama oggi è in calo e in molti cominciano a chiedersi se Obama seguirà le orme di Carter.
A vedere i sondaggi direi di no. La popolarità di Obama è sì in declino, ma è comunque assestata su valori molti più alti di quelli registrati da Carter. Obama è in carica da 923 giorni, e la sua popolarità non è masi scesa al di sotto il 40%. Carter invece ebbe per un lungo periodo un tasso di popolarità inferiore al 30%. A meno di una ulteriore erosione dei consensi, viste anche le candidature deboli finora espresse dal partito repubblicano, Obama dovrebbe riuscire a farsi rieleggere.


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2 COMMENTS

  1. By Alessandro Ricci, 18 agosto 2017

    Egr. Prof Pelizzo,

    il suo commento alla situazione americana mi trova contrario sia nel suo assunto che nella sua proposizione. Cercherò di argomentare la mia tesi spernado di alimentare uno scambio di idee che dovrebbe essere alla base del giornalismo partecipativo.
    Tutte le fasi storiche a cui fa riferimento sono infatti caraterizzate da altrettanti momenti particolari della vita statunitense e di conseguenza mondiale. Il periodo delle presidenze Roosvelt dal gennaio del 1933 all’aprile del 1945 è stato caratterizzato dalla messa in pratica di un nuovo paradigma economico, quello del New Deal, che ha permesso agli Stati Uniti di risorgere e di acquistare il rango di unica super-potenza post coloniale in una fase politico-diplomatica buia specialmente dovuta al nascere in Europa delle dittature nazionaliste in Italia, Spagna e soprattutto in Germania. La spinta fondamentale alla affermazione del partito democratico negli anni’30 ha affondato le proprie radici nel deserto creatosi nella società americana a seguito della spaventosa crisi del ’29 che si è potratta quasi fino al 1933. L’aver avuto il coraggio di proporre un nuovo modello economico con immediate ricadute positive sulla collettività è stata l’arma vincente che ha di fatto regalato all’America uno dei suoi periodi di massimo splendore economico, militare e politico. D’altra parte le tre presidenze repubblicane degli anni ’20 di Harding, Coolidge e Hoover erano state alquanto incolori. Non va dmenticato poi che la Società delle Nazione aveva perso molto del suo appeal e non rispondeva più alle esigenze del periodo tant’è che nella conferenza di San Francisco del ottobre del 1945 viene fondata l’ONU che avrà negli anni a seguire un ruolo decisamente più importante nello scacchiere internazionale.
    La fase storica delle presidenze degli anni ’60 e ’70 è caratterizzata dalla somma di diversi accadimenti sia interni, gli assassini dei due Kennedy e di Martin Luther King, che esterni, la sconfitta nella guerra del Vietnam e la crisi petrolifera del ’73, che hanno portato l’elettorato americano, ivi compreso quella “sudista” ad ondeggiare tra i Dem ed i Rep, ma ancora una volta è stata la piattaforma economica innovativa proposta da Ronald Regan nelle elezioni del 1980 a far scegliere agli americani il nuovo corso repubblicano che è durato fino al 1992 quando il presidente Bush ( padre) è stato sconfitto da Clinton. Anche in questo caso la prospettiva di una crisi economica profonda ha fatto da contraltare alle scelte di voto che hanno, poi, individuato nella ricetta democratica qualle più idonea a rimettere il paese sul binario della crescita e dello sviluppo. Ricordo che uno degli slogan che ha segnato il periodo fu: “it’s the economics , stupid” pronunciato da futuro presidente Clinton durante un dibattito televisivo dell’epoca. Scenario simile nel 2008 quando Bush ( figlio) dopo aver condotto il paese in due guerre Afghanistan ed Irak non è stato in grado di controllare le bolle finanziarie che hanno portato alla più seria e profonda crisi finanziaria internazionale di cui ancora oggi stiamo pagando i costi. Obama non ha vinto per la “pochezza” del suo competitor repubblicano ma ha vinto perchè incaranava quel bisogno di pacificazione e normalità di cui l’elettore medio americano sentiva il bisogno, perchè incarnava un nuovo mdello di società, più aperto e vicino aille classi più deboli, perchè aveva una visione della politica non più unilaterale ma multilaterale e soprattutto perchè è riuscito a parlare al cuore della gente. Non ho mai avuto una particolatre simpatia per l’attuale presidente americano ma gli va riconosciuto il coraggio di alcune scelte.
    il prossimo presidente americano non sarà eletto solo in base alle scelte di politica estera, ma soprattutto sulle politiche cha saprà proporre ed adottare in materia economica. Il credito di cui godeva Obama si è pressochè annullato in primis per la incapacità di gestire l’attuale ciclo economico e finanziario, non è possibile che un presidente americano parli a mercati aperti e gli indici crollino immediatamente.
    Ancora una volta sarà l’economia ed il modello economico proposto a far prevalere un candidato rispetto all’altro…… e molto probabilmente sarà repubblicano.

    alessandro ricci

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  2. By riccardo pelizzo, 18 agosto 2017

    Caro Ricci,
    le trasformazioni del paradigma economico di cui parla Lei sono un correlato di quella trasformazione del voter alignment che gli studiosi del sistema partitico statunitense vedono associato alle elezioni del 1896 o del 1932.
    Il punto. da Lei giustamente rilevato, arricchisce quello che avevo detto io, ma non lo contraddice.
    In secondo luogo, io non ho detto che Obama vinse per la pochezza di McCain, che per me già nelle elezioni del 2000 era il candidato migliore, ma per il fatto che dopo 8 anni della presidenza di G.W. Bush c’era oggettivamente voglia di cambiamento.
    Ho scritto infatti che Carter, come Obama, ha vinto perchè il partito repubblicano era delegittimato e sono convinto che per questo motivo (la delegittimazione) un qualsiasi candidato democratico nel 2008 avrebbe sconfitto un qualsiasi candidato repubblicano. Per cui mi sembra che anche su questo io non meriti le critiche che lei molto civilmente mi rivolge.
    Rimane il terzo punto, quello relativo alle prossime elezioni. A questo proposito io ho osservato che i presidenti impopolari faticano ad essere rieletti.
    Mi permetta di elaborare un punto che forse non ho chiarito abbastanza: un candidato forte e popolare vince per due motivi: in primo luogo perchè appunto gode del favore popolare, in secondo luogo perchè un incumbent forte dissuade avversari competitivi dall’entrare in competizione per paura di essere sconfitti. Quando invece un incumbent è debole, allora il partito di opposizione riesce ad individuare candidati forti da opporgli.
    A me sembra che finora gli aspiranti candidati repubblicani non rappresentino un ostacolo insormontabile per Obama per cui non posso escludere, oggi, che Obama venga rieletto.
    Per il resto concordo in tutto su quello che dice,
    cordialmente
    rp

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