Nuovo Presidente e nuova Confindustria

//   18 ottobre 2011   // 0 Commenti

bombassei marcegaglia

Da tempo sono aperti i giochi per il cambio al vertice di Confindustria, dopo il tempo della Marcegaglia si apprestano a “sfidarsi ” Bombassei della Brembo, Giorgio Squinzi della Mapei e forse Andrea Riello già presidente degli industriali veneti. Chiunque vinca dovrà mettere mano all’organizzazione, dovrà rendere più snella la struttura riducendo costi e ottimizzando le risorse economiche e umane a disposizione. Negli anni il centro studi, come tutti gli altri servizi offerti agli associati, ha subito certamente valorizzazioni ma anche burocraticizzato l’organizzazione rendendola più simile alla farraginosa macchina statale e non al modello aziendale. Quest’anno si è anche assistito all’uscita da Viale dell’Astronomia di Fiat, storica colonna economico relazionale che fin dalla nascita del sindacato degli imprenditori ne è stata una fondamentale componente. L’uscita di Fiat ha dato il via ad altre defezioni che evidenziano sintomi di critica alla gestione di relazioni sindacali e di lentezza di risposte ai servizi che molti considerano cari. Serve anche fra le imprese un colpo d’ala come viene chiesto al Governo, ma gli imprenditori vogliono soprattutto una presidenza che sia sempre di grande stimolo a Governo e sindacati, che non si svegli tutta di un colpo come successo all’ energica Emma, la quale è passata da un feeling fin troppo intenso con la Presidenza del Consiglio a critiche che andavano meglio diluite nel tempo. Servono nuove indicazioni da contrattare con i sindacati rendendo più flessibile il mercato delle assunzioni, serve una nuova stagione nella quale gli straordinari siano interamente in busta senza tassazione, servono regole che favoriscano investimenti al sud detassando le imprese che vi vogliono investire per almeno 5 anni e con un costo del lavoro ridotto di almeno il 70%. Serve che il tavolo di concertazione con le altre categorie economiche e il Governo sia riunito periodicamente e non solo nell’emergenza, chiudendo la stalla quando i buoi se ne sono già andati. Le aziende non hanno più tempo per chiacchiere, devono salvarsi e soprattutto hanno bisogno di rappresentanza che le accompagni per disporre di credito da banche sempre più impegnate nei propri salvataggi e aumenti di capitale e meno attente alle esigenze di cassa per finanziare progetti e penetrazione di mercati. Serve fare squadra con le iniziative messe in campo dal Governo come quelle del Ministero per il Commercio con l’estero per concretizzare i progetti, dando corso ai convegni, da molti considerati troppo frequenti, riunioni dove da anni si evidenziano gli obbiettivi ma che non si riesce a definire. I costi della struttura sono di circa 500 milioni l’anno, è tempo di robuste sforbiciate dimostrando agli associati che si vuole cambiare marcia. Le relazioni sindacali che i piccoli un tempo criticavano perchè le concessioni alla Fiom e alla triade erano figlie di accordi in “alto”, dove Fiat faceva il buono e cattivo tempo legando il destino delle Pmi metalmeccaniche alle proprie esigenze, oggi non esistono piu’. E così chi arriverà avrà le mani più libere per contrattare e portare a casa risultati adeguati alle esigenze di mercati e di una società in continua evoluzione. La crisi economica mondiale ha reso tutto più indispensabile e soprattutto irrimandabile, salvaguardare i nostri posti di lavoro e ridurre la disoccupazione significa rendere appetibile il nostro paese a investimenti stranieri e interessante anche per chi dall’Italia va ad investire dove si possono ottimizzare risorse e progetti. La Brembo ha appena inaugurato uno stabilimento in Polonia dove lo stesso patron Bombassei dichiara: “potremo produrre i freni per l’automotive mondiale a prezzi competitivi, dall’ Italia sarebbe stato impossibile”. La stessa Marcegaglia con le iniziative in Cina cerca nuove opportunità, giusto internazionalizzare ma se nel nostro sud si creassero le condizioni, tante imprese rimarrebbero ad investire qui. Oltre alle iniziative di espulsione per le imprese che non denunciano il pizzo, vanno create le opportunità per rendere il sud un’ opportunità e non una zavorra. Nelle assemblee confindustriali da decenni ascoltiamo le solite litanie sulle problematiche da affrontare, sulle cose da fare e spesso la responsabilità delle non soluzioni è del Governo, ma quando si chiede il rinnovamento e le riforme lo si deve fare con continuità e soprattutto si deve agire nell’ammodernamento anche a casa propria, ascoltando le Pmi con la stessa attenzione con la quale si ascoltano i grandi gruppi. Per uno stabilimento Fiat da salvare tutti sono pronti a stracciarsi le vesti, dimenticando che quando chiudono 100 imprese da 20 dipendenti per le quali nessuno fa manifestazioni e tavoli di crisi, vanno a casa 2000 dipendenti come quelli di uno stabilimento di una “grande”. I piccoli hanno bisogno di sentirsi ancora più tutelati proprio per una crisi che non intende mollare la presa, con questo o altri governi i problemi da risolvere sono purtroppo sempre gli stessi, ma mentre qualche anno fa forse c’era ancora tempo per programmare discutere e teorizzare oggi il tempo è scaduto e per la nuova presidenza è giunto il momento di fare! Che sia Bombassei, Squinzi o Riello il nuovo presidente avrà una possibilità in più: affrontare l’emergenza attuando l’auspicata rivoluzione, sfruttando la disponibilità anche di sindacati, quelli più realisti e meno politicizzati perche’ non c’è più tempo per la demagogia. Salvare le nostre Pmi è l’unico modo per salvare la nostra economia e i posti di lavoro.


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *