Nuovi campi dell’UNHCR in Iraq per le persone in fuga da Mosul

//   28 novembre 2016   // 0 Commenti

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Di fronte a temperature notturne che scendono sotto lo zero a Mosul, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sta aprendo due nuovi campi per accogliere gli iracheni sfollati a seguito dei combattimenti nella seconda città dell’Iraq.

 

La scorsa settimana, l’UNHCR ha aperto il campo di Al Alam, a Tikrit, che accoglie 180 iracheni, ma ne sono previsti molti altri. L’ apertura del campo rifugiati di Amalla, nei pressi di Telafar, è prevista per la prossima settimana.

 

I campi già esistenti si stanno rapidamente riempiendo. Già tre campi gestiti e sostenuti dall’UNHCR (Qaymawa, Hasansham e il campo Khazer M1 costruito dal governo) sono pieni e trovare nuovi siti per accogliere le famiglie sradicate dalle loro case potrebbe a breve diventare un serio problema.

 

Attualmente, l’UNHCR ha un totale di sei campi operativi, nei governatorati di Erbil, Duhok, Kirkuk e Salah al-Din. I campi nei governatorati di Erbil, Duhok, gestiti e sostenuti dall’UNHCR accolgono da soli più di 47.485 sfollati iracheni, pari al 68 per cento dei quasi 70.000 iracheni che sono fuggiti da Mosul a seguito dell’offensiva militare iniziata il 17 ottobre. I numeri delle persone in fuga dalla città sono rimasti stabili negli ultimi giorni, ma potrebbero salire di nuovo qualora si intensificassero gli scontri nella città e nuove vie di fuga sicure dalla città fossero individuate.

 

L’UNHCR fornisce supporto attraverso la gestione dei campi, il monitoraggio delle condizioni di protezione e la distribuzione di kit di emergenza, anche nel campo Khazer M1 costruito dal governo a Hasansham, che attualmente accoglie circa 29.000 persone.

Sono in costruzione ulteriori tre campi, ed un altro è in programma. Ma di fronte ad un picco nel numero di sfollati, l’UNHCR teme che lo spazio non sia sufficiente. L’UNHCR sta ancora cercando di trovare con urgenza nuove terre adatte alla costruzione di ulteriori campi, qualora fossero necessari.

 

Con l’inverno in arrivo, è ancora più difficile trovare soluzioni di accoglienza per assicurare che le famiglie non rimangano al freddo. L’UNHCR ha iniziato a fornire alle famiglie sfollate un’assistenza supplementare per l’inverno. Si tratta di materassi isolanti, trapunte, coperte, rivestimenti isolanti per tende e stufe a cherosene. Nei prossimi mesi l’UNHCR spera di riuscire a fornire assistenza specifica per l’inverno a 1,2 milioni di iracheni sfollati.

 

Il costo delle operazioni dell’UNHCR come risposta all’emergenza di Mosul è stato preventivato in 196.2 milioni di dollari. Finora, è stato raccolto il 57 per cento, pari a 111.9 milioni di dollari.

 

  1. 2.    L’UNHCR incrementa l’assistenza per aiutare 4,6 milioni di persone in Siria, Iraq e nella Regione per far fronte all’inverno

 

Con l’inizio dell’inverno e le temperature in calo in alcune parti del Medio Oriente, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha iniziato a fornire assistenza di primo soccorso a 4,6 milioni di sfollati iracheni e siriani per aiutarli a resistere alle avverse condizioni invernali.

Quasi 15 milioni di persone sfollate irachene e siriane stanno già affrontando l’ennesima stagione fredda tra disagio e incertezze, lontano dalle loro case e privi di mezzi di sostentamento. La prolungata offensiva a Mosul, in Iraq, ha già costretto decine di migliaia di persone ad abbandonare le proprie abitazioni.
L’UNHCR si propone di raggiungere con questi servizi di assistenza 3,2 milioni di sfollati e rifugiati siriani e 1,4 milioni di iracheni sfollati all’interno della Siria e dell’Iraq, così come in Turchia, Giordania, Libano ed Egitto. In confronto, l’anno scorso l’UNHCR ha garantito aiuti per l’inverno ad un totale di 3,2 milioni di sfollati siriani e iracheni.

Il ‘Piano di assistenza invernale’ per il 2016-2017 di 355 milioni di dollari statunitensi è solo parzialmente finanziato. La maggior carenza di fondi, pari a 68 milioni di dollari USA, si registra nel Piano invernale iracheno per gli sfollati, un aspetto che desta particolare preoccupazione alla luce del significativo esodo di persone dovuto all’offensiva di Mosul.

 

Gli aiuti dell’UNHCR comprendono un mix tra assistenza diretta in denaro e distribuzione di beni di prima necessità invernali come vestiti, coperte, combustibile per il riscaldamento, materiali isolanti e altri beni di base. E’ previsto anche supporto tecnico nei campi e nei vari insediamenti.

Nel complesso, si stanno sempre più prediligendo forme di assistenza in denaro, che offrono ai destinatari maggiore flessibilità e indipendenza. A livello regionale, la metà dei siriani sfollati beneficiari del Piano, pari a 1,6 milioni di persone, riceveranno una forma di assistenza in denaro. Per quanto riguarda gli iracheni sfollati, il 75 per cento potrà beneficiare di pagamenti in contanti. La distribuzione di beni per far fronte all’inverno è già in corso; in tutta la regione, è stato già distribuito il 41 per cento di questi beni.

 

In Iraq, stiamo accelerando le operazioni di distribuzione di beni di prima necessità invernali per 1,2 milioni di iracheni sfollati, incluse quelle famiglie che sono state sfollate di recente a causa dell’offensiva di Mosul. Circa 178.000 rifugiati siriani beneficeranno dell’iniziativa. Il programma di assistenza invernale dell’UNHCR per i rifugiati iracheni è finanziato solo a metà, rimane un gap di 62 milioni di dollari statunitensi.

 

In Siria, la distribuzione di beni per l’inverno è iniziata nel mese di settembre, e riguarderà più di 1,2 milioni di sfollati interni e rifugiati, con un budget di 30 milioni di dollari. Finora, quasi 800.000 persone hanno beneficiato di assistenza con abbigliamento invernale e materiali per la costruzione di ripari. In queste operazioni, la priorità viene data alle persone sfollate di recente, a quelle che si trovano in rifugi di fortuna in zone difficili da raggiungere e alle famiglie vulnerabili.

In Giordania, l’UNHCR fornirà assistenza per l’inverno ad oltre 292.000 siriani vulnerabili e a circa 30.000 iracheni e a persone di altre nazionalità in situazione di bisogno. Tutti i rifugiati siriani nei campi riceveranno contributi in denaro per affrontare la manutenzione dei loro ripari, per l’acquisto di beni e per il gas.

L’UNHCR ha lo scopo di assistere 870.000 rifugiati siriani e 6.000 rifugiati iracheni in Libano. Per la prima volta in Libano, viene utilizzata una nuova procedura per individuare le persone che hanno più bisogno. Un’assistenza in denaro di 147 dollari al mese durante i mesi invernali aiuterà le famiglie vulnerabili a soddisfare i loro bisogni, che si aggiungono ai 75 dollari per coloro che hanno già ricevuto assistenza per soddisfare le spese non legate alla stagione.

 

In Turchia, l’UNHCR mira a raggiungere 540.000 rifugiati siriani e 22.000 iracheni vulnerabili che vivono all’interno e all’esterno dei campi. Le persone che vivono nei campi riceveranno indumenti caldi; i rifugiati che vivono nei centri urbani riceveranno contributi in contanti una tantum tramite carte di debito per 200-300 dollari a famiglia, che sostituiranno i voucher.

 

In Egitto, un totale di 86.500 rifugiati riceveranno un sostegno durante la stagione invernale, principalmente attraverso contributi in contanti. Presso gli Uffici Postali è in corso di distribuzione un contributo una tantum pari a 38 dollari a persona per coloro che ne hanno bisogno, per i rifugiati siriani in zone fredde, mentre per i rifugiati iracheni e gli altri, l’assistenza in denaro sarà fornita attraverso carte bancomat.

 

Informazioni dettagliate sulla nostra risposta in ciascun Paese è disponibile nel Piano di assistenza regionale invernale 2016-2017 dell’UNHCR.

 

3. Migliaia di rifugiati nigeriani hanno bisogno di aiuto nelle zone remote del nord del Camerun

 

Migliaia di rifugiati nigeriani stanno vivendo in condizioni estremamente difficili nelle remote ed insicure zone di frontiera dell’estremo nord del Camerun, ed hanno urgente bisogno di assistenza. L’UNHCR è pronto ad aiutare, ma la continua minaccia di Boko Haram ostacola il regolare accesso al territorio.

 

All’inizio di questo mese, una squadra dell’UNHCR ha potuto visitare le zone di confine della Regione dell’Estremo Nord precedentemente inaccessibili, tra cui i distretti di Fotokol, Makary e Mogode, dove hanno svolto la pre-registrazione di più di 21.000 rifugiati che hanno vissuto per mesi con le famiglie ospitanti, dopo essere fuggiti dagli attacchi di Boko Haram nel nord-est della Nigeria.

 

E ‘stata la prima volta che l’UNHCR ha potuto incontrare queste persone, e si suppone che ce ne siano molte altre. Gli ultimi dati delle Nazioni Unite riportano che vi sono 27.000 rifugiati che vivono fuori dai campi. Il personale dell’UNHCR ha rilevato che questi rifugiati vivono in condizioni estremamente difficili. Alcuni sono ospitati da famiglie indigenti, ma la maggior parte dorme all’aperto sotto gli alberi, in ripari di fortuna o su pavimenti sporchi di aule fatiscenti. Altri si trovavano in villaggi abbandonati, i cui abitanti sono fuggiti dagli attacchi di Boko Haram. Alcune famiglie sono state separate mentre attraversavano il confine del Camerun.

 

Molti dei rifugiati che vivono all’esterno dei campi hanno dichiarato di essere in attesa che migliorino le condizioni di sicurezza del nord della Nigeria per potervi fare ritorno, dopo aver vissuto per così tanto tempo in luoghi inadeguati, senza privacy. Alcuni temevano di essere rimandati indietro oltre il confine.

 

In alcuni villaggi le infrastrutture sono state distrutte o danneggiate: la mancanza di assistenza sanitaria, di servizi igienico-sanitari, e dell’acqua potabile rappresentano una delle principali preoccupazioni. In molte zone i servizi di base sono inesistenti. In Fotokol, per esempio, 25 scuole sono state chiuse a causa degli attacchi di Boko Haram, impedendo così che i bambini ricevano un’istruzione.

 

I rifugiati sono quasi totalmente dipendenti dalla comunità locale. Molti hanno aiutato gli agricoltori locali, altri vendono prodotti nei mercati settimanali. Il Programma Alimentare Mondiale sta distribuendo cibo nelle aree raggiungibili.

 

Di fronte a queste difficili condizioni e all’insicurezza, l’UNHCR sta incoraggiando le persone a trasferirsi nel campo di Minawao, che si trova più all’interno del Paese, dove possono accedere a servizi di assistenza in condizioni di sicurezza. Per coloro che non vogliono spostarsi nel campo sarà fornito un riparo e assistenza a sostegno delle famiglie. L’UNHCR spera di poter tornare a registrare formalmente le persone che risiedono nel campo, non appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno.

 

L’UNHCR vorrebbe registrare tutti i rifugiati, ma di fronte agli attacchi e agli omicidi di Boko Haram riportati nella regione, le condizioni di sicurezza rimangono un problema importante. Di conseguenza, anche l’accesso degli aiuti umanitari resta difficile. La situazione di insicurezza ha inciso negativamente sulle capacità d’intervento dell’UNHCR nel nord del Paese, dove ci sono circa 199.000 sfollati interni.

 

In passato, l’UNHCR ha incoraggiato i rifugiati a spostarsi a Minawao, che accoglie quasi 60.000 degli 87.000 rifugiati nigeriani nella Regione dell’Estremo Nord del Camerun. Nel mese di ottobre, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha stimato che il numero di rifugiati che vivono all’esterno dei campi ammonti a circa 27.000 unità. A seguito delle operazioni di pre-registrazione effettuate recentemente in alcuni distretti della regione, l’UNHCR ritiene che il loro numero possa essere notevolmente più alto. Coloro che sono rimasti nella zona di frontiera lo hanno fatto perché speravano di poter far ritorno presto a casa, ma corrono il rischio di essere presi e riportati a casa.

 

L’UNHCR ha ricordato al governo i suoi obblighi, in materia di diritto internazionale, di fornire asilo a chi ne ha bisogno, incoraggiandolo a mantenere una politica di porte aperte nei confronti dei rifugiati. Inoltre, l’UNHCR, ha offerto la sua competenza nel supportare le autorità nell’identificazione dei rifugiati che vogliono tornare volontariamente nel proprio Paese d’origine.

 

In Camerun, l’UNHCR assicura protezione e assistenza a circa 370.000 rifugiati e richiedenti asilo, tra cui nigeriani e 259.145 rifugiati della Repubblica Centrafricana. I programmi dell’UNHCR riguardano sia gli sfollati interni che le comunità ospitanti.

 

4. Allentare le restrizioni della libertà di movimento attraverso la linea di contatto in Ucraina orientale: l’appello dell’UNHCR

 

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha lanciato un appello rivolto a tutte le parti coinvolte nel conflitto in Ucraina per migliorare la libertà di movimento nei punti di controllo per le persone che vivono nei pressi della linea di contatto e di consentire che gli aiuti umanitari raggiungano centinaia di migliaia di sfollati sia nelle zone sotto il controllo del governo che nelle altre.

 

Questo appello di Grandi è arrivato alla fine della sua prima visita in Ucraina giovedì, in cui ha insistito affinché siano individuate soluzioni per le popolazioni che risiedono su entrambi i lati della linea di contatto.

L’Alto Commissario è stato molto impressionato dalla capacità di recupero delle persone ucraine sfollate e di quelle che continuano a risiedere su entrambi i lati della linea di contatto. Molti vivono ancora in case parzialmente distrutte, mancano ancora alcuni servizi pubblici tra cui il trasporto. Grandi ha osservato che alcune persone sono già tornate nelle loro aree di residenza.
Due anni e mezzo di conflitto hanno lasciato più di 2 milioni di ucraini sfollati all’interno del Paese o costretti a rifugiarsi in Russia.

Nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 2014, i civili continuano a pagare un prezzo molto alto a causa del conflitto, specialmente nelle aree che si trovano su entrambi i lati della linea di contatto. Grandi ha assistito alle crescenti sfide umanitarie che le difficili condizioni invernali stanno generando nelle città e nei villaggi che si trovano in prima linea nell’Ucraina orientale.

 

Le procedure esistenti presso i punti di controllo hanno fortemente limitato la capacità delle persone di lasciare le zone di conflitto, tornare a casa a visitare i propri famigliari o controllare le proprietà. Lunghe code e procedure burocratiche aumentano ulteriormente l’isolamento delle comunità che vivono in prima linea e dividono le famiglie. Molte persone non sono in grado di accedere ai servizi quali l’assistenza medica e alle prestazioni sociali.
Grandi ha visitato diverse località nei pressi di Sloviansk, Luhansk e Donetsk che sono state pesantemente danneggiate dai bombardamenti e dai combattimenti. In alcune località, la situazione è disperata, con molte case in rovina, senza finestre e tetti. Ma molte persone stanno tornando in questi luoghi.
L’Alto Commissario ha assistito a due chilometri di lunghe code a un posto di blocco, con anziani e famiglie con bambini, che avevano trascorso la notte precedente all’aperto con temperature da congelamento per riuscire ad attraversare la linea di contatto a Mayorsk.

L’UNHCR e i suoi partner hanno avviato programmi per aiutare le persone a riparare le loro abitazioni. Nelle zone non controllate dal governo, vicino a Luhansk, sono state già predisposte case per 1.200 famiglie e ulteriori 2.000 abitazioni sono previste per il prossimo anno.
L’UNHCR è pronto a sostenere le persone che vivono nei pressi della linea di contatto per migliorare l’accesso ai servizi sociali e ai mezzi di trasporto. L’UNHCR si appella alla comunità internazionale, comprese le istituzioni finanziarie, per sostenere l’Ucraina.


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