Notte di imbrogli e di sorprese

//   17 ottobre 2011   // 0 Commenti

fiducia camera 300x200La notte tra giovedì 13 e venerdì 14 ottobre, prima del voto, deve essere stata veramente una notte carica di ansia e di affannosi tentativi alla ricerca del consenso perduto. Una notte manzoniana di imbrogli e di sorprese.
L’imbroglio di chi le sparava più grosse per accaparrarsi il consenso degli indecisi e dei questuanti dell’ultima ora. La sorpresa di ritrovarsi con esiti diversi rispetto alle aspettative progettate.
Da un lato, Casini e Cesa, con la consulenza del super esperto Cirino Pomicino, impegnati a garantire future ricandidature e immediate poltrone di governo ai recalcitranti tra i PDL e il gruppo dei “responsabili”. Dall’altro, Verdini, Lupi, Casero e altri dediti a rassicurare gli indecisi e a garantire sicure nomine nel consiglio dei ministri che sarebbe immediatamente seguito all’esito positivo del voto.
Con due Vice ministri in più e due sottosegretari di complemento l’operazione è riuscita, anche perché si sa: “ è meglio un uovo oggi che una gallina domani”.
Se a Dicembre 2010 la sconfitta sonora e imprevista era stata quella di Fini e Bersani, quella di venerdì 14 ottobre è la sconfitta dell’intero quartetto dell’opposizione, anche se dalla contesa parlamentare è uscita una situazione ancor più precaria e confusa di quella precedente.
Certo il governo ha ottenuto la fiducia e, sul piano strettamente costituzionale, l’esito è inequivocabile. Resta il fatto che ha perduto alcuni pezzi e che, se non si pone rimedio allo stato di insofferenza complessiva che pervade la maggioranza, a primavera si rischia di votare e con il porcellum.
Non credo valga la pena di perdere tempo sul caso dei due voltagabbana veneti, Giustina Destro e Fabio Gava, due smorte e insignificanti figure politiche che hanno avuto tutto da Forza Italia e da Berlusconi e che, alla fine, hanno deciso di saltare il fosso per ritrovarsi soli e soletti con il sedere per terra. Erano stati “nominati” dai capi e capetti locali e nazionali del Pdl e avevano acquisito le diverse e ben ricompensate medaglie in quella formazione politica, ed ora sono stati ammaliati dalle sirene di Scajola e Montezemolo.
Più emblematica la posizione di Lillo Mannino il quale, in una dichiarazione all’Avvenire, non ha fatto mistero della sua scelta: “ Sono un uomo libero, indipendente di centro che attende il Partito Popolare. Non voto la fiducia. L’ho fatto una volta solo in prospettiva politica, per indurre Berlusconi al dialogo con Casini. Ma non è successo niente. Elezioni nel 2012? Faccia fare il conto dal Ragioniere dello Stato e dal Governatore di Bankitalia sui titoli in scadenza”.
Un ragionamento serio di un vecchio DC non pentito, che sente odore di elezioni anticipate con le regole del porcellum e il potere assoluto dei capi nella formazione delle liste in un momento drammatico per l’Italia e nel mondo.
Una prospettiva assai grave e da evitare quella delle elezioni anticipate, considerato lo sfascio del debito pubblico e la situazione economica e finanziaria dell’Italia che, viceversa, reclamerebbe e reclama una diversa e più ampia composizione della maggioranza. Tema portato avanti anche da molti che hanno ritenuto comunque doveroso e senza alternative ridare fiducia a Berlusconi e al suo governo e che si porrà all’odg dell’agenda politica dei prossimi giorni e mesi.
Se la maggioranza, pur nella riconfermata alleanza Berlusconi-Bossi, farebbe bene a non esaltarsi troppo del pur importante esito del voto, del tutto nuova e aggravata è la situazione in cui si ritrova l’opposizione di centro-sinistra dopo la sceneggiata semi aventiniana del voto di fiducia.
Abbandonata l’aula durante il discorso del presidente del consiglio, schiaffo enorme e di assoluta gravità istituzionale ( immaginiamo cosa sarebbe successo a parti invertite: si sarebbe gridato al fascismo!) e confidato sino all’ultimo nella mancanza del numero legale prima e nella decomposizione della maggioranza al momento del voto, il trio Bersani-Fini-Casini si ritrova a terra per l’ennesima volta. E, intanto, il trattorista di Montenero di Bisaccia ha deciso che la politica la vuole svolgere solo sulle piazze e per via di denunce all’autorità giudiziaria. Insomma dalla toga della magistratura inquirente alla saga degli indignados: una triste fine per il PM più popolare nella stagione di mani pulite.
In piena rottura con l’alleato storico radicale, in rotta di collisione istituzionale con lo stesso Presidente della Repubblica, irreprensibile anche in questa situazione nel suo ruolo di garante della Costituzione, e con una situazione interna al PD in pieno fermento, il centro-sinistra non sembra in grado né di formulare uno straccio di programma compatibile con i vincoli europei, né ad indicare la figura di un leader capace di aggregare una credibile coalizione e con il forte rischio di dover inseguire il Cavaliere in una probabile corsa elettorale anticipata con truppe divise in ordine sparso e disordinato.
Un po’ di imbrogli sono stati tentati su entrambi i fronti nei giorni scorsi e non sono mancate le sorprese. Auguriamoci che ritorni un minimo di serenità in tutti e fra tutti. Una serenità di cui l’Italia avrebbe assoluto bisogno.


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