Non solo province: è tempo di macroregioni

//   1 febbraio 2012   // 2 Commenti

abolizione province 300x196Il dibattito, dai toni talora sopra le righe, sui costi della politica e sulla frammentazione delle istituzioni create nel primo mezzo secolo della Repubblica, dopo il recente intervento del Presidente Napolitano sull’abolizione delle province, impone una riflessione a tutto campo.
E’ dall’entrata in vigore della legge di riforma degli enti locali 142/90 che, da consigliere provinciale della DC a Venezia, mi sono battuto con altri colleghi, tra cui l’allora segretario provinciale della DC, Giorgio Zabeo, per il superamento della provincia di Venezia e la formazione della città metropolitana che poteva nascere automaticamente facendola coincidere esattamente con i confini della provincia stessa, assumendo le nuove competenze e funzioni che quella legge prevedeva e prevede.
Si oppose con forte determinazione l’On Luciano Falcier, aspirante alla formazione della provincia del Veneto orientale, un’area territoriale che mal subiva la concorrenza distorta del vicino Friuli V.Giulia, aiutato dalla cedevolezza dell’On Malvestio che con il suo voto e quello dei suoi amici ci mise sotto in una non dimenticata e combattuta riunione del comitato provinciale della DC.
Sono trascorsi quasi vent’anni da quelle battaglie e siamo ancora alle questioni di allora.
In realtà, come andiamo scrivendo da tempo, oltre alla riforma della legge elettorale, l’Italia necessita di una profonda revisione costituzionale, tanto da assegnare al prossimo Parlamento, da eleggere con voto proporzionale alla tedesca, la funzione di assemblea costituente per procedere a quella revisione senza la quale il permanente conflitto tra norma costituzionale vigente e prassi politico istituzionale rinnovata determinerà il blocco e/o l’implosione del sistema.
Un sistema già sottoposto alle dure prove di un conflitto sociale, economico, finanziario e da gravi episodi di ribellismo popolare sempre più diffusi e dai connotati propri dell’antipolitica.
Non si tratta di eliminare soltanto le province, per le quali basterebbe finalmente far partire le città metropolitane che, dalla Legge 142/90 in poi, sono state individuate e integrate dalle successive normative, ma di procedere a una profonda revisione della stessa struttura regionale se si vuole veramente perseguire quel federalismo fiscale che, dopo la Lega, è diventato l’obiettivo della stragrande maggioranza delle forze politiche italiane.
Pensare che si possa realizzarlo con le attuali venti regioni è semplicemente un sogno e un’illusione senza speranza.
Il compianto Prof. Miglio nel suo celebre ultimo saggio: “ L’asino di Buridano”, sintetizzando una sua lunga meditazione sui problemi istituzionali dell’Italia, riconfermò la scelta delle macroregioni, strumento indispensabile per costruire a un ‘ effettiva Italia federale.
Obiettivo tanto più realistico nella nuova situazione d’impasse politico istituzionale esistente a livello europeo e nei rapporti tra istituzioni politiche nazionali e comunitarie e grande finanza internazionale.
Cinque o sei macroregioni con piene competenze e forte rappresentanza territoriale e popolare, con sufficienti risorse da integrare sul piano della solidarietà nazionale, lasciando al potere centrale solo le ormai residue competenze della spada e della giustizia, posto che il potere di emettere moneta, è già stato perduto sull’altare di un equivoca realtà monetaria europea tutta da ridisegnare: questo il nuovo assetto tra Stato e regioni da perseguire.
Riunificazione dei comuni sulla soglia di almeno 15.000 abitanti, città metropolitane e macroregioni: questo un possibile nuovo disegno istituzionale dell’Italia in grado di garantire, con la netta riduzione dei costi e dei centri decisionali della politica, con il federalismo istituzionale e fiscale, migliori servizi e una più efficace ed efficiente capacità di partecipazione e controllo da parte dei cittadini elettori.

Ettore Bonalberti
Presidente ALEF (Associazione dei Liberi e Forti)


Articoli simili:

2 COMMENTS

  1. By zse, 25 aprile 2017

    Posto che sicuramente “riformare” ha più senso che “abolire”, bisogna ragionare su quanto si scrive e calarsi nei casi reali:
    - il dualismo province – città metropolitane vale solo per quelle, poche città che la costituzione definisce come tali (Torino, Milano, Genova, ecc…). Non si può pertanto dire facciamo la città metropolitana ed aboliamo le province, perchè la maggior parte dei territori resterebbe senza un Ente di area vasta con i conseguenti problemi nella gestione dei servizi sovracomunali.
    - Macroregioni: forse si può pensare ad accorpare regioni che non hanno o non hannno più senso di esistere: vedi molise con abruzzo o Piemonte con Val d’Aosta, ma parlare di sole 5 regioni pare una forzatura. Far diventare normali regioni, quelle a statuto speciale invece sarebbe un motivo di equità
    - Unione dei comuni: la soglia dei 15000 abitanti in regioni come Piemonte e Lombardia è impraticabile. Significherebbe avere poche decine di Comuni in tutta la regione. Bisogna conoscere la geografia e la demografia dei luoghi prima di fare sparate che non hanno senso.
    Ed infine è necessario sempre tenere a mente il fattore territoriale e non solo demografico: ci sono in italia zone molto ampie con poca popolazione in cui i servizi ai cittadini costano inevitabilmente di più (servire con chilimetri di strada frazioni di montagna ha un suo inevitabile costo: oppure deportiamo i cittadini ivi residenti in città e desertifichiamo le Alpi o gli Apppennini). Ragionamenti su dimensioni sulla base dei soli cittadini (o costi pro capite / dipendenti per cittadino) sono del tutto fuorvianti perchè un territorio ampio va gestito e governato e ciò ha un costo.

    Rispondi
  2. By pippo, 25 aprile 2017

    Alpi Occidentali = Valle d’Aosta + Piemonte + Liguria

    Triveneto = Trento + Bolzano + Veneto + Friuli-Venezia Giulia

    Marca adriatica = Marche + Abruzzo + Molise

    Con questi 3 esempi 6 Regioni in meno, se consideriamo Trento e Bolzano come 2 Regioni e di fatto lo sono abbiamo 7 Regioni in meno.

    Il Lazio si può sciogliere ed avere Roma Capitale, Rieti alla Marca Adriatica o seguire le sorti dell’Umbria , Viterbo alla Toscana, Latina e Frosinone alla Campania.

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *