NO-TAV: ODIO ED INSULTI…

//   11 luglio 2011   // 3 Commenti

Scontri tra No Tav e forze dell'ordine

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS CARPE DIEM “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

NO-TAV: ODIO ED INSULTI…

CI RISIAMO. E’ cambiato lo scenario, ma le motivazioni sono identiche: COLPIRE IN TUTTI I MODI L’ORDINE COSTITUITO, I POLIZIOTTI, LE FORZE DELL’ORDINE, COSTI QUEL CHE COSTI.

E’ quanto sta accadendo in Val di Susa, dove i “NO TAV”, non trovando nulla di meglio, si sono scagliati contro i servitori dello Stato per impedire la realizzazione di un’opera alla quale l’Italia non può e non deve rinunciare. L’opera meritoria ed indispensabile delle Forze dell’Ordine esprime, in questi casi, la sua massima utilità sociale. Ci sono i poliziotti ad impedire che in quella Valle un manipolo di rivoltosi e facinorosi organizzati blocchino i lavori che la stessa Europa ci chiede, avendo avversi, persino, alcuni rappresentanti locali intenti più a tenersi buoni i propri elettori che a salvaguardare l’economia della zona. Fa male vederli sfilare mostrando la fascia tricolore, la stessa incarnata in chi veste una divisa, quelli si, veri rappresentanti di uno Stato di diritto democratico e pacifista.

CI RISIAMO, dicevo. Ero un giovane celerino, quando venivo assegnato nei primi anni ’70 alla caserma “Bicocca” sede 3° Reparto Celere, intitolata ad ANTONIO ANNARUMMA, giovane agente di Polizia ucciso barbaramente in quel di Milano il 19 novembre del 1969. L’episodio è stato ricordato da GIAMPAOLO PANSA su LIBERO del 5 luglio u.s. in un articolo dal titolo emblematico “SE L’AGENTE MENATO DECIDESSE DI RIBELLARSI…”, Pansa ricorda che il povero ANNARUMMA, poco prima di essere ucciso, aveva scritto al padre della fidanzata chiedendogli consiglio: “CARO PAPA’, MI DEBBO CONGEDARE?…COSA POSSIAMO DAVANTI A TUTTA QUELLA GENTE CHE CI ODIA E CI INSULTA?….Una domanda che molti degli Agenti feriti in Val di Susa si staranno di sicuro facendo. Forse è bene che l’Italia incapace di odiare faccia sentire la sua fiducia a questi difensori della nostra vita” Aggiunge Pansa.

L’eminente giornalista e scrittore lancia un messaggio profondo e significativo ed offre una sponda ai politici ed all’opinione pubblica che hanno dimostrato poca attenzione nei confronti di un comparto da sempre vituperato e mal pagato. GRAZIE PANSA! Ce ne fossero di persone con una così elevata onestà intellettuale.

CHI VI PARLA E’ UNO CHE C’E’ STATO E C’E’ ANCORA OGGI.

C’ERO a Milano prima, ed a Roma, poi, al 1° Reparto Celere. Ho sentito sulla mia pelle lo stesso odio e il medesimo disprezzo percepito da ANNARUMMA, mentre anch’io mi trovavo costretto a fronteggiare rivoltosi nelle piazze e nelle sedi più disparate, beccandomi insulti, pietre, monetine, bottiglie molotov, persino, pallottole.

CI SONO ANCORA OGGI e vedo che le cose non sono affatto cambiate. La solitudine di quel giovane ragazzo in divisa è rimasta tale, come è rimasta l’indifferenza della società che non prende posizioni. Noto il lassismo di una classe politica costretta a generiche e nauseanti dichiarazioni di facciata. Sono gli stessi che, immediatamente dopo, rientrati nelle stanze dei bottoni, frenano le riforme e lasciano cadere le giuste rivendicazioni espresse dalle rappresentanze sindacali.

Furono memorabili gli aumenti salariali goduti dalla categoria durante gli ANNI DI PIOMBO. L’uccisione delle numerose vittime trucidate sui selciati o all’interno delle auto di servizio, furono quelle che ci diedero aumenti e benefici economici che altrimenti non sarebbero mai giunti. E’ stato sempre così. Mai un riconoscimento dovuto e legato ad un ruolo istituzionale imprescindibile nella struttura statale.

E’ profondamente ANTIDEMOCRATICO ed ingiustificato non porre mano, per fare un esempio macroscopico, al riordino di carriera, alle tante richieste che dormono nei cassetti delle commissioni parlamentari. E’ un AFFRONTO bello e buono che non depone a vantaggio di una classe politica che per prima dovrebbe salvaguardare la figura di chi è chiamato a sostenere la sicurezza di tutti i cittadini. Ed invece, i nostri poliziotti, vengono mandati a proteggere lo Stato con le sue prerogative, senza alcuna tutela personale e giuridica. Il cittadino comune sconosce che su molti poliziotti, sia quelli impegnati in Val di Susa, come pure in altre manifestazioni di ordine pubblico, pende la mannaia della Giustizia dei Conti. Quella Corte che condanna gli stessi poliziotti al risarcimento dei danni materiali subiti ai mezzi di servizio proprio in occasione di disordini e scioperi. UNO SCANDALO! MECCANISMI PERVERSI ED ISOPPORTABILI.

Chi sono allora i Black Block. Forse, che distruggono che ben conosciamo e che infrangono le vetrine dei negozi o imbrattono le strade e sfondano i blocchi stradali? No! Ve ne sono altri più SUBDOLI, STRISCIANTI Ed INGIUSTI. Sono quelli ISTITUZIONALIZZATI!!

Osserviamo ciò che accade in altri Paesi. In Inghilterra, per esempio, i BOBBYES, sono garantiti a tal punto che chiunque azzardare un’azione dimostrativa nei loro confronti, sa di incorrere in pene severissime, immediatamente applicate. Riconosco il diverso clima ambientale e sociale che si respira, ma da noi un POLIZIOTTO sbeffeggiato e malmenato non può pretendere alcuna GUARANTIGIA giuridica, per cui il reo risponderà del delitto commesso come se lo avesse perpetrato a danno di una qualsiasi persona. C’è qualcosa che non va nel nostro sistema, non è più sostenibile e praticabile il garantismo assoluto e tout court applicato ed applicabile alla totalità dei casi. La nostra società è incrostata di cancri e abitudini che vanno estirpati ed alcune leggi e leggine ne favoriscono inconsapevolmente il proliferarsi. Una classe politica lungimirante e preparata deve essere in grado di porre riparo ai stravolgimenti morali ed ideologici, quelli si drammatici e fuorvianti. Il coraggio e la performance di un Governo si misura attraverso gli atti formali che è tenuto a compiere, mantenendo in primis gli impegni annunciati come la riforma dell’amministrazione pubblica, compresa quella della giustizia. Questo è uno Stato che va riordinato in maniera funzionale e più consono alle aspettative della gente, dei nostri giovani che non sono più quelli delle Brigate Rosse o quelli che guardavano un solo programma TV. E’ un mondo che cambia e con esso le menti e le individualità. Chi ha compiti di rilievo e pubblici deve svolgere il proprio ruolo, all’unisono. Pezzi delle Istituzioni che si contrappongono, non già in una diatriba costituzionale, ma per lotte ideologiche o peggio personali, danneggiano il nostro sistema economico e sociale. Poteri dello Stato che si fronteggiano come se gli interessi fossero contrari ed opposti, non aiutano la crescita civile e democratica di questo Paese. VA DA SE’ che la domanda postasi da Pansa “…Se l’Agente menato decidesse di ribellarsi…”, non è peregrina di interrogativi inquietanti, anzi, direi ha una sua logica ed una sua drammatica fondatezza.


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3 COMMENTS

  1. By Fabrizio, 14 agosto 2017

    Caro Francesco, nessun cittadino che si meriti di chiamarsi tale odia le Forze dell’ordine. Purtroppo in molte situazioni il cittadino si sente abbandonato o non rappresentato dalle istituzioni. E la politica, quando non è in grado o – peggio – non vuole lavorare per il bene comune, produce malcontento o proteste. Ma come le risolve? Inviando le Forze dell’ordine (quando non l’esercito) a contrastare chi contesta le decisioni prese sulla propria testa. Così ci si scontra, con la colpevole complicità di frange estreme tra i manifestanti e di qualche funzionario “testa calda” dall’altra parte. Questo è il problema che esiste da sempre, ma che in questo specifico caso non può essere paragonato ai fatti degli anni ’70. Prima di parlare, occorre conoscere il problema di persona, non fidandosi troppo dei mezzi di informazione o del sentito dire. Vale per tutti. Con sincerità e stima, da un valsusino tra i tanti che è stufo della radicalizzazione di ogni problema nel nostro amato Paese.

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    • By Francesco Saverio Di Lorenzo, 14 agosto 2017

      Gent.mo Fabrizio, a proposito del tuo commento sul mio articolo NO-TAV, voglio dirti che ho apprezzato il tono pacato e garbato. Come pure, non ho dubbi alcuno sul riconoscimento sociale che asserisci quando parli delle Forze dell’Ordine. La mia non era per nulla una difesa d’Ufficio. Per dimostrartelo, ti esorto a leggere il libro da me scritto UNA VITA IN PRESTITO-COME DIA COMANDA che troverai alla rubrica libri su questo giornale On line, non per un mero e squallido fattore commerciale (me ne guarderei bene, Dio mi fulmini!), solo per dinostrarti e convincere i più riottosi di guardare all’interno della divisa, dietro il casco protettivo (una volta si chiama U-BOT, nell’animo di quel giovane o più attempato operatore della sicurezza, ebbene ci si accorgerebbe che siamo fatti della stessa materia, ma con ruoli diversi ed a volte invertiti. Il compito del tutore dell’ordine è quello di far rispettare le regole PUNTO E BASTA, non può e non deve entrare nel merito della faccenda, La tutela dell’ordine pubblico è imprescindibile capisci, non vi sono interessi e prese di posizione, te lo assicuro. Certo, poi si verificano i casi particolari e possono accadere violenze gratuite e danni alle persone che non centrano nulla magari, ma questa è la solita “guerra tra poveri”, la stessa di sempre. Voglio concludere facendoti riflettere anche su un’altra questione non da poco che è quella degli infiltrati, dei facinorosi, dei destabilizzatori. Vedi anche tra gli sbarchi a Lampedusa ci sono e ci saranno dei terroristi che si dilegueranno in mezzo a noi, nelle nostre città, eppure l’opinione pubblica e la stampa ha fatto presto a gridare allo scandalo ed all’emergenza sanitaria o che altro, senza sapere che proprio quei ritardi erano divuti al controllo ligio e severo che si stava effettuando per secernere chi è veramente fuggito, da colui che ha approfittato del caos e dell’emergenza per fini loschi e tutt’altro che pacifici. Ti assicuro, il compito dei tutori dell’ordine è difficile e irto di scelte che a volte possono andare a cozzare con la coscienza e la morale di qualcuno troppo preso da fattori squisitamente umanitari.
      A risentirci.

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