Nigeria, dopo le bombe il disastro ecologico

//   28 dicembre 2011   // 0 Commenti

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Dopo un altro Natale insanguinato dalle bombe degli integralisti di Boko Haram (la setta che vuole un inasprimento della Sharia nelle regioni settentrionali di fede musulmana e che ha ormai dichiarato guerra ai cristiani, vittime degli attentati, e allo Stato stesso con un triplice attacco che ha ucciso 40 persone), la Nigeria si trova a fronteggiare un’altra grave emergenza, l’ennesima di tipo ambientale.
Lo scorso 20 dicembre un’avaria dell’impianto del campo petrolifero offshore di  Bonga di proprietà della Shell Nigeria exploration and production company (Snepco, filiale della multinazionale anglo-olandese), nel Golfo di Guinea, a circa 75 miglia al  largo del Delta del Niger, ha provocato lo sversamento in mare di 40.000 barili di greggio. Fatale la fuga prodotta da una condotta che è stata “chiusa e depressurizzata, interrompendo il flusso di petrolio”. Il greggio, però, ha già raggiunto la riva all’altezza dello stato di Bayelsa e del Delta del Niger, una macchia nera estesa per 923 km quadrati e lunga 70. Un disastro ecologico di grandissima portata che rischia di compromettere la pesca dell’intera zona e quindi di gran parte dell’economia locale che si basa appunto sull’attività ittica. Un danno incalcolabile che potrebbe rivelarsi ancora più infausto, come sottolinea il direttore di Environmental Rights Action, associazione ambientalista nigeriana, Nnimmo Bassey: “La Shell dice che si sono sversati 40.000 barili e che la produzione è stato chiusa, ma noi non ci fidiamo di loro perché gli incidenti del passato dimostrano che l’azienda nasconde costantemente le quantità e gli effetti della sua negligenza“, spiega  ”Abbiamo allertato i pescatori e le comunità costiere perché si guardino in giro. Questo si aggiunge semplicemente alla lista delle atrocità ambientali della Shell nel delta del Niger“. Un disastro che da vent’anni a questa parte porta con sé, come “danno collaterale”, il conflitto del delta del Niger.


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