“Non abbiate paura delle novità”: il messaggio di Papa Francesco alla chiusura del Sinodo sulla famiglia

//   20 ottobre 2014   // 0 Commenti

l43 bergoglio papa francesco 130517141218 big 960x638Non viene raggiunta la maggioranza qualificata (solo quella semplice) su comunione a divorziati e diritti gay.

 

“Non bisogna avere paura e delle novità, delle sorprese di Dio” ha affermato papa Francesco nell’omelia della Messa con cui ha chiuso il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia e celebrato la beatificazione di Paolo VI.

Alla presenza di circa settantamila fedeli, la cerimonia di beatificazione è stata concelebrata insieme al Papa emerito Benedetto XVI.  La festa del nuovo beato sarà il 26 settembre di ogni anno, data di nascita di Giovanni Battista Montini.

Commentando la “frase ironica e geniale” di Gesù ai farisei”‘ (“Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”), Papa Francesco ha spiegato che “Dio solo è il Signore dell’uomo, e non c’è alcun altro. Questa è la novità perenne da riscoprire ogni giorno, vincendo il timore che spesso proviamo di fronte alle sorprese di Dio. Lui non ha paura delle novità! Per questo, continuamente ci sorprende, aprendoci e conducendoci a vie impensate. Lui ci rinnova, cioè ci fa nuovi continuamente. Un cristiano che vive il Vangelo è la novità di Dio nella Chiesa e nel Mondo. E Dio ama tanto questa novità! Dare a Dio quello che è di Dio, significa aprirsi alla Sua volontà e dedicare a Lui la nostra vita e cooperare al suo Regno di misericordia, di amore e di pace”.

“Ed è per questo- aggiunge- che il cristiano guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere pienamente la vita con i piedi ben piantati sulla terra e rispondere, con coraggio, alle innumerevoli sfide nuove”.

Tra le sfide da affrontare c’è sicuramente il programma di rinnovamento della Chiesa, riguardo alle tematiche scottanti affrontante al Sinodo sulla famiglia nei giorni scorsi.

Non è stata raggiunta la maggioranza qualificata dei due terzi sulla Comunione a divorziati e sui diritti gay: su queste controverse questioni, la conclusiva “Relatio Synodi”, è stata approvata punto per punto e solo con maggioranza semplice.

Il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia si è diviso sull’accoglienza alle coppie omosessuali e sulla proposta di consentire ai divorziati risposati di fare la Comunione.

Nel documento si distinguono le posizioni dei difensori della disciplina attuale di Comunione solo spirituale ai risposati e di chi invece è favorevole all’ammissione ai Sacramenti a condizioni precise, “quando si tratta di casi irreversibili e legati ad obblighi morali verso i figli” e comunque dopo “una cammino penitenziale”, affermando che “va ancora approfondita la questione”. In attesa di un “approfondimento del tema”, il Sinodo, sostiene “la necessità di scelte pastorali coraggiose”, e per quanto riguarda convivenze e unioni di fatto: “Tutte queste situazioni vanno affrontate in maniera costruttiva, cercando di trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo”, accogliendole e accompagnandole “con pazienza e delicatezza”.

Il retromarcia dei vescovi sinodali riguarda anche l’attenzione pastorale verso gli omosessuali. Nella relazione si spiega che al Sinodo “ci si è interrogati” sul tema riferendosi comunque a quanto insegna la Chiesa: “Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio su matrimonio e famiglia”. Un passo indietro rispetto alla discussa “Relatio post disceptationem”, in cui si sottolineava che “le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana” e che elogiava il “mutuo sostegno” come “appoggio prezioso per la vita dei partners” gay. Tale formulazione è stata cancellata nella Relatio finale, stabilendo una decisa frenata sull’argomento.  Altra netta presa di posizione è nel dichiarare “del tutto inaccettabile che i pastori della Chiesa subiscano delle pressioni su questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il’matrimonio’ fra persone dello stesso sesso”.

In ogni caso le indicazioni finali sono che “gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza” e che “a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione”.

Scontri accesi e forti polemiche tra fronte conservatore e aperture innovative hanno caratterizzato il Sinodo. Con l’invito ad un’approfondita riflessione nelle Diocesi, l’appuntamento è per l’ottobre 2015. Al Sinodo ordinario, convocato da papa Francesco, le tematiche sulla famiglia saranno base di partenza dei lavori sulle questioni rimaste da definire.

Nel discorso conclusivo, omaggiato da una standing ovation dei Padri Sinodali, Papa Francesco ha affermato che si sarebbe “molto preoccupato e rattristato se non ci fossero state queste tentazioni e queste animate discussioni”, “se tutti fossero stati d’accordo o taciturni in una falsa e quietista pace”, citando come “tentazioni” quelle dell’”irrigidimento ostile” o del “buonismo distruttivo”, di trasformare “la pietra in pane” o “il pane in pietra”.

Ha apprezzato la “franchezza” e il “coraggio” del dibattito e ribadito che “era necessario vivere tutto questo con tranquillità, con pace interiore anche perché il Sinodo si svolge cum Petro et sub Petro, e la presenza del Papa è garanzia per tutti”, “senza mettere mai in discussione le verità fondamentali del Sacramento del Matrimonio: l’indissolubilità, l’unità, la fedeltà e la procreatività, ossia l’apertura alla vita”.

Bergoglio ha paragonato il Sinodo a un “cammino di uomini” fatto di “consolazioni”, ma anche di “momenti di desolazione, di tensione e di tentazioni”. Un cammino appena iniziato: “Abbiamo ancora un anno per maturare, con vero discernimento spirituale, le idee proposte, e trovare soluzioni concrete a tante difficoltà e innumerevoli sfide che le famiglie devono affrontare” e “dare risposte ai tanti scoraggiamenti che circondano e soffocano le famiglie”, fuggendo la “tentazione dell’irrigidimento ostile e la “tentazione del buonismo distruttivo, che a nome di una misericordia ingannatrice fascia le ferite senza prima curarle e medicarle; che tratta i sintomi e non le cause e le radici”.

“Questa – ha concluso il Papa – è la Chiesa che non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani. La Chiesa che ha le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti!” Nel pensiero del Papa le istituzioni ecclesiastiche “hanno il compito e il dovere di custodire e di servire, non come padroni ma come servitori. Il Papa, in questo contesto, non è il signore supremo, ma piuttosto il supremo servitore; il garante dell’ubbidienza e della conformità della Chiesa alla volontà di Dio, al Vangelo di Cristo e alla tradizione della Chiesa”.

 

Loredana Bontempi


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