Nell’anno dell’Expo italiano sull’alimentazione all’Ottorino Rossi Award 2015 si parla di come nutrire al meglio il cervello

//   25 giugno 2015   // 0 Commenti

dr roberto creaE’ ormai da anni un appuntamento prestigioso del panorama accademico-scientifico internazionale, voluto dall’IRCCS Fondazione Istituto Neurologico Nazionale Casimiro Mondino e dall’Università degli Studi di Pavia. L’Ottorino Rossi Award 2015, giunto alla 26° edizione, premia la ricerca nel campo dell’alimentazione quale naturale strumento di benessere e cura per corpo e cervello. “Inventore” nel 1990 del Premio intitolato al neurologo Ottorino Rossi, uno dei principali allievi del Nobel Camillo Golgi, è stato il Professor Giuseppe Nappi, anch’egli neurologo, dal 1989 Direttore Scientifico dell’IRCCS Fondazione Istituto Neurologico Nazionale “Casimiro Mondino”.

 

Professor Nappi, chi meglio di lei può fare una sintesi della storia di questo premio.

Dal 1990, anno della prima assegnazione, la serie dei premi ‘Ottorino Rossi’ esprime molto bene diversi aspetti rilevanti della storia delle Neuroscienze.  Colpisce subito il primo nome della lista, Vittorio Erspamer (1990), uno dei protagonisti della ricerca neurobiologica e neurofarmacologica del ’900. Erspamer – che ebbe a Pavia il suo straordinario incipit scientifico – scoprì proprio qui nel 1937 la serotonina (5-idrossitriptamina), l’ormai divulgatissima sostanza fondamentale in numerosissime funzioni, soprattutto neurologiche e neuroterapeutiche: ansia e depressione, emicrania, disturbi dell’appetito, sessualità, sonno, ossessivo-compulsivi, coazione a ripetere…

Un altro nome rilevante è (1991) Paolo Pinelli, internazionalmente noto per i suoi pionieristici lavori che hanno portato alla Elettromiografia clinica. L’elenco dei premiati prosegue con scienziati che hanno cambiato il volto degli studi neurologici, basti ricordare i nomi di Giovanni Di Chiro (1992) studioso delle nuove tecniche diagnostiche per neuroimaging, Clarence J.Gibbs (1993) che ha mostrato sperimentalmente la trasmissione dell’agente infettivo della malattia di Creutzfeldt-Jacob e del Kuru, Elio Lugaresi (1995) che ha identificato una nuova malattia, l’insonnia fatale familiare, appartenente al vasto capitolo delle malattie da prioni. Un intero settore del premio Ottorino Rossi è andato a scienziati di grande levatura internazionale che hanno contribuito allo studio del dolore, della nocicezione e alla classificazione internazionale delle cefalee spesso con collaborazioni significative con ricercatori dell’Istituto Neurologico Mondino capeggiati dal sottoscritto. In questo ambito vanno ricordati Ottar Sjaastad (1999), Kenneth Michael A. Welch (2003), Jes Olesen (2005), Stephen P. Hunt (2009). Importanti riconoscimenti sono poi andati a neurologi indagatori dell’apparato muscolare sia dal punto di vista neuropatologico che biologico-molecolare come Michel Fardeau (1996) e Salvatore di Mauro (2001). Alcuni premi sono stati assegnati a studiosi del movimento e alle loro applicazioni nell’interpretazione fisiopatologica delle malattie neurodegenerative quali il morbo di Parkinson, nei quali importanti sono state le collaborazioni col ‘Mondino’: Alain Berthoz (1998) e John Timothy Greenamyre (2000). Per la moderna neurologia clinica e sperimentale, i premi agli studi sulla retina (Elio Raviola, 2002), alla neuroftalmologia (David Zee, 1994), sulle funzioni del monossido d’azoto (Salvador Moncada, 1997) e al coordinatore dello Human Brain Project (Henry Markram, 2013). Nel 2014 il premio ‘Ottorino Rossi’ ha voluto riconoscere un settore di confine fra neurologia, endocrinologia e sessuologia con la sua assegnazione a Emmanuele A. Jannini endocrinologo e studioso dei rapporti fra ormoni sessuali e sistema nervoso.

 

Da quest’anno il premio va ad un rappresentante dei cosiddetti “cervelli italiani all’estero”, che però ha saputo riportare i frutti dei suoi successi in Italia.

“Esattamente. Il Professor Roberto Crea, biotecnologo di fama mondiale partito da Gallico in Calabria per laurearsi in Chimica a Pavia nel 1972, è  emigrato negli Stati Uniti, dove, sul finire degli anni 70, ha inventato l’insulina umana biosintetica, con cui oggi vengono curati quotidianamente nel mondo circa 120 milioni di diabetici. Da allora l’insulina può essere prodotta in quantità illimitata dai batteri, anziché estratta dal pancreas animale o umano. Fu un’invenzione di portata straordinaria, anche perchè il diabete era una malattia destinata a diffondersi, con il benessere dei giorni d’oggi e una vita media più  lunga. Da sempre sostenitore della Nutraceutica, Crea verrà premiato in particolare per l’intuizione più recente di estrarre dalle olive antiossidanti naturali da assumere come integratore dietetico per prevenire arteriosclerosi ed invecchiamento cerebrale. Come spiegherà lui in seguito, il cordone ombelicale con la sua terra non è mai stato tagliato, tanto che oggi molti ricercatori italiani lavorano per le sue aziende in Italia.”

 

Del tema oggetto del Premio parleremo con il vincitore, a lei chiediamo di illustrare il convegno “FEEDING THE BRAIN – Frontiers in Neurotechnology and Neurorepair” che farà da prologo alla cerimonia di premiazione e alla lettura del Professor Crea.

“Gli interventi saranno incentrati sulle tecnologie innovative negli ambiti della connettomica cerebrale, sulle tecniche avanzate di neuroimaging e sulla ricostruzione in silicio dei circuiti neuronali. Ci sarà inoltre un dibattito su approcci terapeutici innovativi, dall’applicazione della robotica nella neuroriabilitazione alle nuove strategie, farmacologiche e non, per proteggere le cellule nervose dagli stimoli citotossici, prevenendo da un lato lo sviluppo di processi neurodegenerativi e  promuovendo dall’altro i fenomeni neuroriparativi.”

 

Professor Crea, il Professor Nappi accennava al suo “pallino” per la Nutraceutica, un settore in grande sviluppo ma ancora poco noto al grande pubblico. Cerchiamo di farlo comprendere anche ai non addetti ai lavori.

La Nutrizione umana è direttamente correlata allo stato di benessere del cervello e viceversa l’alimentazione influenza la crescita e l’equilibrio del cervello. Lo sviluppo della ricerca è pertanto proteso al potenziamento delle conoscenze che mettano in luce gli alimenti e gli stili di vita che meglio e più efficacemente incidono sulle performances cerebrali ed il benessere psicofisico riuscendo altresì ad impattare i meccanismi molecolari della neurodegenerazione coinvolti nel determinismo patogenetico dell’invecchiamento, incluso le malattie neurodegenerative. La nuova frontiera è appunto la Nutraceutica, ovvero lo studio di alimenti che hanno un impatto positivo sulla healthy life/’vita sana’ fino all’healthy aging/’sano invecchiamento’. Gli alimenti nutraceutici vengono anche definiti alimenti funzionali o alimenti-farmaco. La Nutraceutica consiste quindi nello studio di alimenti, o componenti di essi, che hanno una funzione benefica sulla salute umana sia in termini di prevenzione che di diretto effetto terapeutico. In un’ampia varietà di situazioni patologiche, come l’ischemia, il diabete, l’arteriosclerosi ed i disordini neurodegenerativi, un ruolo patogeno primario gioca la produzione di  varietà altamente attive/reattive di ossigeno molecolare col conseguente effetto dannoso sui nostri sistemi biologici compresi quelli che compaiono comunque fisiologicamente  durante i naturali processi d’invecchiamento.

 

Soffermiamoci su quello del sistema nervoso centrale.

L’invecchiamento del sistema nervoso centrale è, alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche, un fenomeno caratterizzato da una diminuzione delle cellule neuronali che colpisce con differente severità le strutture anatomiche che  lo costituiscono. In questi ultimi anni è stato affrontato con particolare attenzione il problema del sistematico calo numerico dei neuroni quale conseguenza dello stress ossidativo, quest’ultimo conseguenza della produzione di radicali liberi  nell’organismo. Fondamentalmente l’ipotesi scaturisce dall’osservazione che le aree cerebrali che si dimostrano particolarmente suscettibili all’ invecchiamento sono quelle che in parallelo mostrano, con più evidenza rispetto altri centri nervosi, i segni di vulnerabilità delle loro difese antiossidanti all’azione appunto dei radicali liberi. In generale, il sistema nervoso centrale, rispetto ad altri organi o apparati è particolarmente vulnerabile ai danni da radicali liberi per una serie di fattori: a) e’ un organo che utilizza da solo ben il 20 per cento della domanda totale di ossigeno dell’organismo,  b) ha un basso corredo di difesa antiossidante e c) addirittura  possiede, rispetto ad altri tessuti dell’organismo, un alto contenuto di substrati invece autossidabili, quali catecolamine ed acidi grassi polinsaturi.

 

Quali sono e dove si trovano i nutraceutici “brain correct”?

1) Omega-3 & Omega-6: si tratta di acidi grassi polinsaturi detti ‘essenziali’ poiché, data l’incapacità del nostro organismo di sintetizzarli/’produrseli in proprio’, devono obbligatoriamente essere introdotti con la dieta. Le migliori fonti alimentari di omega-3 sono i pesci dei mari freddi, acque profonde, montane quali sardine, aringhe, sgombro (“pesce azzurro”), salmone, merluzzo, tonno; l’olio ed i semi di lino.  Il caratteristico odore del pesce deriva da loro. Buone fonti di omega-6 sono gli oli di semi, la frutta secca ed i legumi.

2) Acido ascorbico o Vitamina C:  ne sono buone fonti alimentari: agrumi, kiwi, pomodori, peperoni, cavoli e broccoli crudi, rucola, lattuga da taglio, spinaci crudi, radicchio verde.

3) Acido folico o Vitamina B9: contenuto in elevata quantità in alcuni tipi di frutta (kiwi, agrumi, fragole) e verdura (asparagi, broccoli e legumi), oltre che nel fegato. L’ adeguato apporto di acido folico è indispensabile per la prevenzione di gravi malformazioni neonatali, in particolare a carico del tubo neurale/’midollo spinale’: esempio ‘spina bifida’.

4) Antocianine: appartengono ai cosiddetti bio-flavonoidi, molto diffuse nel Regno vegetale, conferiscono a frutta e verdura colorazioni che vanno dal rosso-arancio al blu-violetto: contenute in elevate quantità in frutti di bosco, uva nera, arancia rossa, pompelmo rosso, melanzana, cavolo rosso, mais rosso e mais nero.

5) Carotenoidi: classe di nutraceutici che comprende betacarotene, licopene e luteina, precursori della Vitamina A. Sono presenti in frutta e verdura di colore arancione, giallo o rosso e a foglia verde; il beta-carotene, oltre che nelle carote, si trova in elevate quantità in albicocche e peperoni. Il licopene, dalla forte azione antiossidante e antitumorale, oltre che nel pomodoro e suoi prodotti (salsa, concentrato, passata, etc.), è contenuto in buone quantità anche in anguria  e  papaia. Il suo assorbimento è favorito dalla contemporanea assunzione di lipidi quali l’ olio d’oliva (ad ulteriore sostegno della dieta mediterranea….).

6) Polifenoli: costituiscono un gruppo eterogeneo di sostanze naturali: fenoli semplici, flavonoidi e tannini. Si tratta proprio delle molecole antiossidanti più rappresentate del regno vegetale: abbondano soprattutto nella frutta e verdura fresca, ma pure nel tè, nel vino, nel cacao e derivati. Le loro proprietà possono essere riassunte in antiossidanti, antiaterogeni, antinfiammatorie e antibatteriche.

7) Isoflavoni: composti di origine vegetale, fanno parte anch’essi, come le antocianine, dei bioflavonoidi, ma sono privi di colore e presenti quasi esclusivamente nelle leguminose: i semi della soia ed i suoi prodotti ne costituiscono un’importante fonte dietetica. Ma comunque si trovano anche in lenticchie, fagioli, piselli, fave e ceci, come pure in cereali integrali, quali grano, riso, orzo, segale e avena.

icon cool Resveratrolo: polifenolo dall’elevata proprietà antiossidante, con accertate funzioni protettive contro le malattie cardiovascolari. Si trova nella buccia dell’uva e nel vino, in percentuali maggiori in quello vino rosso, ma più biodisponibile/’assorbibile’ nel bianco.

9) Steroli vegetali: noti anche come “fitosteroli”, si trovano principalmente nella frutta a guscio (pistacchi, nocciole, noci, mandorle), nei semi di sesamo e girasole, negli oli di germe di grano, mais, colza, nei cereali (crusca e germe di frumento, grano saraceno), nonché, ma in misura minore, nella frutta e nella verdura fresche: come cavoletti di Bruxelles, cavolfiori, broccoli ed olive nere) e nei legumi. Hanno un ruolo nella riduzione dei livelli di colesterolo e, di conseguenza, nella prevenzione delle patologie cardio-cerebrovascolari.

10) Teanina e teine: posseggono una buona funzione stimolante e antistress; presenti nel tè.

11) Fibra alimentare: sebbene priva di valore nutritivo, e non potendosi pertanto considerare un cibo, la fibra alimentare esercita effetti di tipo funzionale e metabolico che la rendono un  importante componente della dieta umana: nell’ intestino tende a formare un composto gelatinoso in grado di rallentare l’assorbimento di glucidi e lipidi, con riduzione dei livelli di colesterolo e, conseguentemente, del rischio di malattie cardiocerebrovascolari.

 

Professor Crea, com’è nata l’intuizione di  trasformare le olive in una sorta di “elisir di giovinezza”?

“A fine anni 90 l’azienda in cui lavoravo venne assorbita, avrei dovuto trasferirmi in Scozia, ma scelsi di restare in California e trasformarmi in contadino sui generis…

 Durante un viaggio in Italia, infatti, osservando il processo di separazione dell’ olio dall’acqua di vegetazione notai che quest’ultima diventava rapidamente scura se lasciata all’aria. L’ acqua di vegetazione contiene sostanze antiossidanti, i polifenoli, cinquecento volte più concentrati che nell’olio. Perché non estrarre questi antiossidanti, difficili da sintetizzare, e non sfruttarli in medicina, visto che hanno proprietà benefiche per l’organismo? E così iniziai a produrre per il mercato americano un integratore dietetico concentrato di antiossidanti per la prevenzione dell’ arteriosclerosi e dell’ invecchiamento: una sola pasticca fornisce una quantità di antiossidanti pari a quelli contenuti in un quarto di litro d’olio, l’ingrediente principale della tanto decantata dieta mediterranea.”

 

E così si è compiuta l’evoluzione da ricercatore ad imprenditore iniziata anni prima, fino ad arrivare al manager di oggi fondatore di diverse aziende e titolare di decine di brevetti.

“Sì. Ho capito che non basta fare una buona ricerca, ma occorre portarla a un punto commerciale appetibile per la grande industria. Solo così può arrivare ed essere utile al grande pubblico. Risolvere un problema aziendale richiede lo stesso esercizio cerebrale che serve allo scienziato per affrontare un quesito scientifico. Certo gli errori non sono mancati, non sempre io e i miei colleghi riuscivamo a trovare i capitali per finanziare la ricerca, ma alla fine,  grazie a scoperte come quella del fattore di crescita dell’ osso, una proteina che accelera la guarigione delle fratture, ce l’abbiamo fatta. Il segreto è riuscire a creare un ciclo virtuoso di ricerche i cui frutti consentano di poterne finanziare altre.”

 

Nel suo futuro e in quello delle biotecnologie cosa vede?

“Intanto, vorrei sottolineare come io sia stato sempre un pendolare tra gli Stati Uniti e l’Italia, perché ho voluto portare i frutti dei miei successi anche nella mia terra natale. Nelle serre di una società in Basilicata di cui sono socio, ad esempio, vicino al confine con la Calabria, crescono pomodori rossi e melanzane resistenti a virus e insetti, pomodori gialli, manipolati perché producano più betacarotene, piantine di grano capaci di crescere in condizioni di siccità. Io credo che il futuro sarà produrre farmaci attraverso le piante, a basso costo e senza i rischi di contaminazione virale che si hanno quando certe proteine vengono prodotte con cellule umane.”     

 

FRONTIERS IN NEUROTECHNOLOGY AND NEUROREPAIR - XXVI OTTORINO ROSSI AWARD

25 Giugno 2015 – Ore 8.30-13.30 - Aula Golgi, Palazzo Botta – Università di Pavia

 

 

A cura di Roberto Nappi

Freelance Press Agent

 


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