Nel PPE, l’alleanza tra tutti i moderati

//   6 luglio 2011   // 0 Commenti

Alfano-Berlusconi

L’elezione di Angiolino Alfano è un fatto positivo per la politica italiana, perché può essere un contributo alla stabilità ed al processo indispensabile di «ricomposizione» dell’elettorato moderato, proprio in una fase di grande insicurezza e fragilità, in mezzo a pericolose tempeste finanziarie internazionali. Infatti siamo nel mezzo di una confusa transizione dove si incrociano due debolezze: da un lato l’eclisse della leadership carismatica di Berlusconi e la conseguente instabilità della maggioranza di governo;dall’altro la incapacità della Sinistra a trasformarsi in alternativa seria ed Alfano Berlusconiautorevole di governo. Quindi un quadro politico bloccato, instabile, fragile, senza sbocchi, inattesa delle elezioni del 2013; ma le pressioni della globalizzazione e lesue crisi turbolente esigono stabilità e governabilità.Una fase di fragile stallo che non ha bisogno né di forzature né disemplificazione; c’è invece bisogno di capire, di ragionare, di costruirelegami e solidarietà per uscire dalla transizione.Cominciamo a cercar di capire, senza arroganza e senza slogansuperficiali e fuorvianti, lo «status» del PdL. La leadership carismatica di Berlusconi si sta erodendo perché il Paese è cambiato nel profondo, stressato dalla lunga crisi; e perché negli ultimi anni il PdL ha subito una mutazione antropologica, rinunciando ad unaserie di scelte che costituivano la sostanza del suo consenso; ha rinunciato ad essere il “federatore” di tutti i moderati, anzi si è sempre di piùarroccato ed isolato; ha partecipato attivamente alla delegittimazionerissosa del bipolarismo; si è allontanato sempre di più dall’agenda politica e dalla cultura del PPE; ha privilegiato i modi e i toni dell’antipolitica.

Il punto di rottura tra la parabola liberista e la fase di cupo, stizzoso,arroccamento è costituito dalla scelta del «predellino»; utopistica semplificazione antistorica.In quel momento è andato in pezzi il ruolo di Berlusconi di “federatore”di tutti i moderati ed è cominciata una rincorsa sfrenata verso l’isolamento e l’arroccamento, verso una comunicazione aggressiva eccessiva intollerante, verso un clima rissoso e pessimistico, verso una lettura populistica del ruolo politico del leader.Ora la stagione del “predellino” è finita trascinandosi dietro anche lacrisi del leaderismo personalistico. Perciò occorre voltare pagina concoraggio: ma la «corte» e la dirigenza, che ha gestito questa lunga fase diarroccamento e di isolamento muscolare, non si faccia prendere datentazioni trasformistiche.Non servono in questa delicatissima fase “uomini per tutte le stagioni”;serve un profondo ricambio di stile, di cultura politica, di classe dirigente.Questo è l’unico modo per aiutare Angiolino Alfano e per manifestarel’affetto e la riconoscenza che tutti dobbiamo a Berlusconi.Nel PPE, l’alleanza tra tutti i moderatiDel resto, i tempi ci sono per costruire una fase nuova, perché il quadropolitico è bloccato e la Sinistra non riesce a diventare alternativa credibiledi governo.Quindi, per ricordare Aldo Moro, «il futuro dipende anche da noi».

Le “missioni” di Alfano, e di Berlusconi, restano più che mai: rilancio dell’azione del Governo, ricomposizione dell’area moderata, modernizzazione del Paese, rilancio dello sviluppo come garanzia per il risanamento, un nuovo partito veramente coerente col PPE. E veniamo al nodo del partito.Nessuno si illuda che basti un maquillage o qualche “nuovismoeclatante” tipo le primarie: serve una riorganizzazione strutturale profondaed un nuovo patrimonio culturale ed ideale che ci riconnettanodinamicamente alla nostra funzione storica.Se vogliamo e dobbiamo, perché è ragione di vita o di morte politica,ricomporre dentro il PPE l’area dei moderati, allora dobbiamo mettere daparte la pseudocultura dello scontro e della semplificazione sloganistica, afavore della cultura del dialogo, elaborando proposte politiche concontinuità, rinunciando al populismo, ai radicalismi eccessivi.Una mutazione genetica di stile e di cultura politica quindi; unacomunicazione pacata, riflessiva, che rinunci alle esasperazioni ed airadicalismi. Sul piano strutturale, questa premessa si trascina dietro l’importanza del territorio, della partecipazione, della democrazia interna, della cultura. Nel PPE, l’alleanza tra tutti i moderati dell’appartenenza, delle regole (prioritaria è la rinuncia al doppioincarico e le incompatibilità), del confronto e del dibattito.Insomma, dobbiamo liberarci di comportamenti e di stilemi che inquesti anni hanno logorato il rapporto fiduciario con il nostro elettorato: adesempio la cultura di corte, la emotività superficiale dei sondaggi,l’idolatria dell’apparire (le noiose compagnie di giro dei talk show): lapresenza tra i cittadini deve essere più capillare, più concreta, piùpartecipata (dibattiti e confronti tra la gente, uso massiccio del Web e dei Blog, media locali, ecc.).In sintesi bisogna recuperare la cultura della moderazione e del dialogo per ricostruire nel solco del PPE un quadro di alleanze (la ricomposizione di tutti imoderati) e per rilanciare su basi più costruttive la solidarietà con la Lega.Questa è una fase difficile per la società italiana; ma la sua capacità di modernizzazione e di sviluppo dipende in modo particolare dalla scommessa di Alfano e di Berlusconi: una nuova fase politica dentro il solco del PPE, ricomponendo l’area dei moderati e rilanciando con la Lega il rinnovamento dello Stato attraverso il disegno federalista.
On. Gianstefano Frigerio

Membro dell’Ufficio Politico del PPE


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *