Nel nostro futuro di Paese ci sono solo l’Europa e l’Euro

//   23 luglio 2012   // 0 Commenti

unione europea1 300x223C’è chi ci vorrebbe assieme alla Spagna e alla Grecia fuori dall’Euro, fuori dai giochi. I falchi travestiti da colombe parlano di soluzione “temporanea”, come una sorta di cura ri-costituente, che invece ci porterebbe soltanto verso l’inizio della fine: il default. Perché, uscire dall’Euro, questo significherebbe per l’Italia; visto che il valore della “nuova Lira” sarebbe ridicolo e pari a quello della carta straccia. L’ammaliante uscita dall’Euro non è la strada giusta, meglio i sacrifici, meglio ripensare la sfera politica ed economica dell’intera Europa, mettendo in discussione il sistema che ha fallito. E per chi pensa il contrario, che tenga ben in mente l’esperienza argentina, e se ciò non bastasse, guardi pure a quello che oggi sta ancora accadendo in quella terra che ha perso la propria credibilità economica, e che rischia a breve un altro colpo del K.O. (definitivo) finanziario.
Oggi con le borse a picco e lo spread oltre i 500 punti, forse bisognerebbe smettere di parlare di singoli Stati, di buoni e cattivi, per soffermarsi più produttivamente per il futuro di tutti i cittadini europei a comprendere che ormai l’Europa, per tutelare se stessa (tutta) deve essere un’entità unica e solidale. Una nuova politica coraggiosa e lungimirante deve essere in grado di generare quella coesione sociale di cui l’intero vecchio continente ha bisogno, per affrontare la crisi che sta per fermare persino la locomotiva cinese. La cinghia dell’economia globale si è bloccata e il sistema non funziona più, dunque, bisogna cambiare; e noi che siamo il Popolo più incline ad innovazione e cambiamento dobbiamo, con la creazione degli Stati Uniti d’Europa, avviare questo processo.
Oggi più che mai il centro del Mondo, l’unico anello di congiunzione capace per cultura e forza economica di far comunicare e di mediare tra occidente e oriente, tra Stati Uniti e Russia, tra Mediterraneo e Mondo Arabo siamo noi Europei. Per questo serve la Federazione degli Stati, che elegga un Presidente che sia responsabile dell’intero sistema europeo; un Presidente che abbia le mani libere per attuare le giuste politiche per la crescita dell’intera area e che fermi lo stillicidio dello spread, unificando il debito degli Stati e proponendo un serio programma di rientro che coinvolga tutti in maniera “tollerabile” e rilanci la crescita del sistema economico reale che è la linfa vitale dell’area Euro.
Monti sottolinea solo oggi l’importanza dell’economia reale, fatta dagli imprenditori e dai lavoratori, davanti al fallimento dei mercati, incapaci di affrontare con le giuste armi la speculazione che ha affossato il sistema produttivo, soprattutto, delle piccole e medie imprese italiane. Hanno concesso a speculatori senza scrupoli di spezzare la nostra spina dorsale favorendo l’economia della finanza globale rispetto a quella del lavoro, dell’artigianato e della qualità. Bisogna trovare il modo, con scelte semplici ma coraggiose, di ridare solidità a queste realtà che sono l’essenza del Made in Italy e del Paese stesso. E di ridare dignità, credibilità e capacità d’investimento a tutte le piccole e medie imprese europee, con grande attenzione alle start-up innovative, senza le quali sarà impossibile immaginare un futuro.
Solo così potremo invertire la tendenza degli stipendi fermi ormai da troppi anni; solo così potremo, in un mercato del lavoro flessibile e sicuramente differente rispetto al passato, dare maggiori tutele a tutti i lavoratori, che ormai vivono per l’80% in condizioni di precariato. Poiché, se “l’operaio” (termine forse desueto diranno alcuni) che si è preferito mandare in soffitta, con la sua dignità, con la sua forza lavoro, con le sue capacità non è più in grado di “acquistare” e di prospettare un futuro ai propri figli, l’Italia e l’Europa non avranno futuro. Forse abbiamo dimenticato tutti un circolo virtuoso di cui il mondo non può fare a meno: chi produce viene pagato e acquista beni che altri producono, se si interrompe questo ciclo è la fine.
C’è bisogno di un’azione sinergica che cambi le politiche continentali, ma che al contempo modifichi anche quelle quotidiane di tutti gli Stati, rimettendo in moto l’economia reale e consentendo ai giovani di poter esprimere le proprie competenze e capacità, spesso acquisite con proficui e lunghi periodi di studio, nella maniera più naturale: con il lavoro.


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